Foto di copertina: U.S. Department of State / Wikimedia Commons (Pubblico Dominio)
A dieci giorni dalla conclusione del quinto viaggio apostolico di Papa Leone XIV, stavolta in Francia, ciò che più risalta all’occhio è il successo di questo evento. C’è chi parla delle folle oceaniche accorse a incontrare il Papa, chi parla dell’incontro con i malati a Lourdes e della preghiera presso la grotta di Massabielle, chi invece sottolinea lo schiaffo alla Francia di Emmanuel Macron. Personalmente, pur non volendo escludere alcuni di questi punti certamente degni di nota, ho recepito un altro miracolo prodotto da questo viaggio: ricollocare i principi.
Molti cattolici non hanno nascosto il proprio stupore dinanzi al discorso tenuto all’Eliseo, in cui il Papa ha tentato una rilettura o, se preferite, una ricollocazione alla luce del Vangelo di Gesù Cristo dei principi che mossero il movimento illuminista sorto in Francia verso la fine del XVIII secolo. Al contrario di costoro, vedo in questa ricollocazione il vero miracolo di Papa Leone in Francia. Se all’apparenza sembra impossibile ricollocare quei principi, che al tempo della loro elaborazione furono mossi da uno spirito intenzionato a liberarsi della religione istituzionalizzata e dogmatica, il Papa si è adoperato per la possibilità. Ha infatti affermato che: “Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione”.1
Il Papa ha ricollocato quelle esigenze etiche universali nel messaggio evangelico, le ha riempite di questo, senza lasciare che fossero un’etica svuotata di Dio. Basandosi su quei principi il Papa ha parlato della dignità della persona umana. Ha messo in guardia dal Paradiso delle macchine, che ormai sembra condizionare la quotidianità delle persone, indirizzando a una formazione delle menti alla luce di un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono.2
Il Papa ha parlato di sacra dignità dell’uomo e di vero bene. Questi termini niente affatto casuali servono a una ricollocazione di ciò che non viene considerato come fondamento delle proprie azioni. Tenendosi sul discorso di dignità e scienza, il Papa non ha aborrito l’uso di quei mezzi tecnologici di cui disponiamo, ma ha consigliato di usarli con coscienza, affinché, come disse Papa Francesco, non diano alle persone che vi ricorrono soluzioni illusoriamente sbrigative e compassionevoli3. Il Papa ha ricollocato la dignità inviolabile della persona umana nell’alveo di una coscienza convertita, ribadendo a Lourdes che nessuna legge può dare la morte4 e che ciò che è legale non è necessariamente morale5. Tutelare la dignità della persona umana significa tutelarne la vita, e tutelarne la vita significa riconoscerla e custodirla dal concepimento fino al suo naturale tramonto6. Ha richiamato le responsabilità collettive, di ciascuno e di tutti, e a un rispetto che inizia con la conversione dell’intelletto e del cuore.
Il Papa ha messo in guardia dalla distorsione dei mezzi tecnologici e scientifici per scopi lucrativi che favoriscono manipolazioni genetiche, maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Ai pellegrini sofferenti e agli Operatori che li assistono il papa ha detto espressamente: “Si, cari amici, siate servitori appassionati della vita! Nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana! La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!”7
Sviluppando invece il discorso sulla libertà religiosa, il Papa ha parlato di laicità servendosi delle accezioni di sana, giusta e vera. Non è un caso anche qui che il Pontefice abbia fatto riferimento alla laicità con questi termini. Esattamente come per la custodia della dignità umana, il Papa ha ricollocato anche la laicità in una sfera eticamente condivisibile, in cui lo Stato e le Istituzioni Religiose uniscono le proprie forze affinché il mondo abbia la vita. Unire le forze e lavorare insieme per l’edificazione di una società migliore affinché il principio di laicità non venga frainteso e strumentalizzato come aberrazione della Religione. Per rafforzare questa idea, il Papa ha sottolineato il grande contributo della scuola cattolica per l’educazione di quei giovani che saranno protagonisti della Francia che verrà. Ha richiamato anche alle radici cristiane di quella patria, alla sua anima cristiana, invocando i tempi di Ireneo di Lione e del battesimo di Clodoveo.
Diventa difficile leggere nei discorsi del Santo Padre questi concetti nati con lo Stato moderno come isolati da un fondamento evangelico, sano, giusto e vero. Il Papa riprende quei valori che nascono da spinte non necessariamente simpatizzanti del contesto religioso per riportarle in esso. Leone XIV ha così operato una cristianizzazione di quei principi sfornati da un laicismo che non ha disdegnato di farsi beceramente anticattolico.
Il Papa ha richiamato la Francia alla sua vocazione di figlia primogenita della Chiesa, un richiamo necessario dinanzi a un processo di secolarizzazione svuotato di Dio che sembra aver voluto smarrire quella primogenitura. Il Sommo Pontefice ha voluto richiamare la Francia alla sua cattolicità innata, alla sua cattolicità storica. Il Papa ha ricordato alla Francia oggi governata da Emmanuel Macron che Dio non è morto, e la religione cattolica nemmeno. Non di rado infatti, movimenti a carattere nichilista attivi in nazioni secolarizzate come la Francia vantano la morte di Dio per come la intendeva il filosofo F. Nietzsche (1844-1900), che espose questo concetto in due sue opere, La Gaia Scienza e Così Parlò Zarathustra, indicando il crollo dei valori assoluti, della morale tradizionale e delle certezze metafisiche dell’Occidente. Tuttavia, decenni dopo il trapasso del filosofo che teorizzò la morte di Dio, alcuni studenti imbrattarono i muri delle università di Bologna smentendo categoricamente la profezia di sventura del pensatore tedesco e dei suoi seguaci scrivendo: Dio è morto, firmato Nietzsche. Nietzsche è morto, firmato Dio.