ERMENEUTICA TEOLOGICA DEL TERZO SEGRETO DI FATIMA

Introibo

Sono trascorsi quasi ventisei anni dalla pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima per volontà di san Giovanni Paolo II. Il messaggio che Maria la Vergine Santissima offrì a Suor Lucia pur non essendo obbligo di fede è bene considerarlo, dacché in tutte le apparizioni, quelle lontane nella storia, ma anche quelle più note il richiamo della Vergine oltre ad essere sempre attuale è basilare: conversione. Alcuni rimarranno probabilmente delusi, altri sorpresi circa il riferimento del vescovo vestito di bianco, che non necessariamente indica il Pontefice polacco in quanto nel documento non compare alcun nome, ma bensì un generale riferimento ai Vescovi. Si ribadisce inoltre che l’ermeneutica di suddetti messaggi spetta alla Chiesa e non al veggente.

Commento teologico al Terzo Segreto di Fatima

La terza parte del segreto rivelato il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria-Fatima. 

Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre. 

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: PenitenzaPenitenzaPenitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. 

Primo elemento: penitenza. La Madonna in nome di Cristo chiede di pentirsi dai peccati. La penitenza è l’elemento circolare perché in relazione all’Eucaristia. Entrambe consento di realizzare qui e ora la prospettiva futura: il raggiungimento della Gerusalemme celeste. La penitenza prima ancora di essere un insieme di pratiche ascetiche è anzitutto l’incontro con la misericordia in una forma personale e comunitaria. Personale indica l’accusa dei propri peccati dinnanzi al ministro di Dio il quale in persona Christi assolve il penitente. Il CCC al n. 1423 afferma:

È chiamato sacramento della Conversione poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padreda cui ci si è allontanati con il peccato.

È chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

La confessione comunitaria è un rito differente, di origine medievale, ove i fedeli riuniti per l’esame di coscienza, ascoltano la Parola e accusano dinnanzi al popolo di Dio i propri peccati. Se vi sono peccati mortali, si confessano in privato dinnanzi al sacerdote. Il Sacramento della Penitenza ricorda all’uomo che non è dimenticato, ma amato, ma da chi? Da Dio che nell’assolutezza diviene fattezza. Tale fattezza, la si denota nell’evento dell’incarnazione, ove il soprannaturale si incontra con la natura. Suddetto sacramento chiama così alla riflessione, all’essenzialità della fede, che apre la ragione alla vera speranza, il cui nome è Gesù Cristo. In virtù di questa speranza divina e umana l’uomo è chiamato a praticare la virtù dell’umiltà, quindi nel riconoscersi caduco e nell’ammettere le colpe. Chi si riconosce peccatore è così mosso dalla volontà di approfondire il suo rapporto con Dio. Nel Sacramento della Penitenza c’è così una dimensione teologica ed antropologica, ove l’uomo è chiamato a divenire solidale con la grazia e ripugnare il peccato. Ecco quindi che nella prima parte del segreto di Fatima possiamo individuare quanto l’evangelista Marco al cap. 1, 15 ha redatto:

Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore. Signore, mia rupe e mio redentore.

Attualmente l’ora è grave perché molte creature non sentono l’urgenza di convertirsi, vivendo l’esclusività del presente. L’angelo con la spada di fuoco a sinistra di Maria come riportato nel segreto, rimanda all’Apocalisse(12 – 16):

E,in mezzo ai candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto.  Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco;  i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque.  Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.

La spada di fuoco differisce così alla Parusia e al giudizio di Dio. Il peccato è un’ingiustizia, perché trafigge il Sommo Amore ma Dio è sempre pronto a perdonare, purché le sue creature vivano secondo il Vangelo. Il padre della menzogna non accetta il sacramento della Penitenza poiché fonte di vita, varco verso l’ottenimento dei beni spirituali e soprattutto sentiero vero il Regno dei Cieli. La penitenza ci pone a nudo, perché ci fa vedere con gli “occhi di Cristo” il male commesso e quindi la volontà di riparare, affinché si viva da figli nel Figlio in modo reale.

Secondo elemento del segreto: castigo

Castigo da castigare. È un verbo transitivo, composto da castus(puro) e agere(rendere, fare). A livello etimologico non vi è alcunché di errato e nemmeno a livello teologico. Solo chi è puro, può accedere alla visione beatifica. Attualmente però il relativismo, che a tratti pervade anche l’eccelsialità sembra offrire la misericordia come un evento “consumista”. Si afferma di sovente “Dio ama, è amore, tutti giungeranno in Paradiso”. Locuzione corretta, ma nella sola accezione della penitenza, perché Dio ti salva, ma non senza di te(cfr. Sant’Agostino). La misericordia è l’evento che non può mutuare in base alle istanze culturali. Essa è statica, perché è l’incarnazione di Dio. Per giungere a Dio non vi sono strade alternative, l’unica e l’accettazione del Figlio. Sorge l’istanza: gli appartenenti alle altre religioni? La Chiesa riconosce che anche in esse vi è la presenza dei Semina Verbi, ma la loro conoscenza di Dio è incompleta, acciocché privi dell’incontro con Cristo. A codesti Dio mediante una grazia particolare, che Lui solo conosce concede la salvezza, ma il vettore unico è la Chiesa. Ai cristiani invece molto è stato dato e molto verrà richiesto. È un imperativo categorico, che richiama ad una profonda riflessione. I primi che hanno ricevuto molto, sono coloro che svolgono un ruolo di responsabilità nella Chiesa. Chi ha ricevuto tanto è chiamato a estendere ai molti i doni ottenuti senza mutarli a livello ideologico, ma lasciarli integri perché di Dio. Daniele Comboni in una sua omelia affermò: io ritorno tra voi per non cessare mai più di essere vostro. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie. Io prendo a far causa comune con ciascuno di voi, e il più felice dei miei giorni sarà quello in cui potrò dare la mia vita per voi.

L’idea di molti cristiani contemporanei è la rimozione del castigo, a favore di un esclusivismo misericordioso, ove l’antropologico prevale sul teologico, la ragione scientista su quella soprannaturale, costituendo un proprio Dio e un concetto soggettivo di giustizia. La misericordia è anche in relazione al castigo, perché Dio rispetta la libertà di ogni singolo, tra cui il perdersi. Il castigo secondo il segreto di Fatima va interpretato nell’ottica escatologica e non nelle disfatte umane. Le guerre e le carestie, sono le conseguenze della libertà deturpata, da imputare all’uomo e non a Dio. La misericordia è così legata al pentimento che conduce alla salvezza dell’anima, non a caso nella Prima Lettera di Pietro(1, 9) si legge “meta della vostra fede è la salvezza delle anime

Il Vescovo vestito di bianco

La figura è certamente allegorica. Papa Giovanni Paolo II è stato raggiunto da un miracolo, in quanto le condizioni già critiche all’atto dell’attentato non gli avrebbero consentito di sopravvivere, ma la figura del Vescovo va in teso nella lotta contro il male che imperversa nella Chiesa in differenti forme. Tale riferimento inoltre riconduce alla sofferenza di tutti i Pontefici nell’annunciare la verità alle genti, le quali fin dagli albori del Cristianesimo non sempre sono state preposte ad accoglierla. Nella pericope non vi è un riferimento preciso a Karol Wojtyla ma ai successori di Pietro nel complesso come fu detto da Suor Lucia dos Santos.

Città in rovina

L’ermeneutica di tale pericope fa capo al calo dei credenti. L’allora Cardinale Joseph Ratzinger Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede oggi Dicastero per la Dottrina della Fede mise in luce che la Chiesa dovrà ripartire quasi dagli albori. La città in rovina è allusione alla Chiesa in tempesta, alla fede che subisce incursioni, ad una cristianità che invecchia, ma allo stesso tempo ringiovanisce grazie a ferventi praticanti nelle terre emergenti. La città è poi il luogo dei contatti e delle molteplici attività esistenziali, le quali se non a Dio subordinate possono divenire deleterie per l’uomo.

Cuore immacolato

Il cuore nella Bibbia è il centro dell’esistenza umana in circolarità con la coscienza e in confluenza con la ragione e la volontà. Il cuore immacolato consta nell’agire secondo le virtù teologali e cardinali, nel riporre il sé in Cristo affinché il futuro possa mutare e anelare al Sommo Bene. Il cuore immacolato di Maria ha origine nella Rivelazione sicché nell’accoglienza della complessa, ma necessaria vocazione a cui Dio l’ha predestinata dai tempi.

Significato del Terzo Segreto di Fatima

Il significato del Terzo Segreto di Fatima è il trionfo di Cristo. Il fiat di Maria ha mutato la storia, ma ogni nostro sì a Dio può fornire cambiamenti esistenziali. Nel Terzo Segreto di Fatima si attualizza nuovamente quanto affermò l’evangelista Giovanni: “io ho vinto il mondo”(16, 33). Le tribolazioni non scinderanno mai le creature dal creatore, purché gli enti si dispongano in una condizione di subordinazione attiva alla verità, comprensibile anche alla luce della ragione.

Il Logos che è Cristo e il logos dei greci in relazione ad ebraismo e cristianesimo

“Gesù e il centurione di Cafarnao”, dal Codex Egberti, 980 circa . Fonte Avvenire

In un’epoca che risente moltissimo dell’esigenza di inculturazione della Fede, anche a danno della Fede stessa, assumendo atteggiamenti e categorie a lei non sempre proprie e non sempre possibili, sembra preziosa questa riflessione di Roberto Righetto, su Avvenire del 4 Gennaio 2026, a riguardo del Saggio sul Gesù metafisico di Guglielmo Forni Rosa, in relazione alle categorie del

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IN MEMORIA DI PAPA BENEDETTO XVI A TRE ANNI DALLA NASCITA AL CIELO

Introibo

In un contesto così complesso, anche sul fronte ecclesiale ricordare l’amato e stimato Pontefice tedesco, scomparso tre anni fa, aiuta a comprendere il significato dell’essere Chiesa soprattutto per quanto concerne il sinodo evento che per altro è ancora in corso nella Chiesa. La visione teologico ecclesiologica di papa Benedetto XVI su suddetto argomento, può aiutare a comprendere alla luce della Traditio Apostolica il fattivo significato dell’appartenenza alla Chiesa.

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PER UNA COMPRENSIONE TEOLOGICA DELLA SACRA FAMIGLIA

Ancora una volta assume un ruolo di centrale importanza la figura di Maria. Da Maria, Cristo si è formato, ha assunto sembianza umana. Maria è stata la prima persona che ha contemplato il volto di Dio nella carne del Figlio. La contemplazione di Dio da parte della Vergine ha consentito anche a Giuseppe di fare esperienza di suddetto amore e allo stesso modo di costituire un nucleo familiare. Nella solennità della Sacra Famiglia si sperimenta la fedeltà sponsale dei coniugi, che vivono un rapporto singolare con Dio.

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MARIA E LA PRESENZA EUCARISTICA

La presenza di Maria è soprannaturale, anzitutto nell’accezione eucaristica. Tra Maria e l’Eucaristia c’è un profondo legame. Il Cardinale Schuster riprendendo il Vescovo Abercio di Gerapoli afferma: vanno congiunti due amori: l’Eucaristia e Maria, in essa, l’Eucaristia la madre del Signore riconosce che in noi è presente qualche cosa che è sua e che le appartiene: Cristo Gesù.

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L’APPARIZIONE DELLA MADONNA A LA SALETTE

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ANALISI TEOLOGICA ED ERMENEUTICA DEL PADRE NOSTRO(ottava e ultima parte)

2850 L’ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: « Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno »(Gv 17,15). Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre « noi » a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell’intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continuamente alle dimensioni dell’Economia della salvezza. La nostra interdipendenza nel dramma del peccato e della morte diventa solidarietà nel corpo di Cristo, nella « comunione dei santi »

Del canone 2850 del CCC si analizzano le seguenti questioni: il maligno e la comunione dei santi.

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Referendum sull’INFERNO vuoto? Le ragioni del NO.

Fonte foto: UCCR

Faccio una premessa. Dopo aver risposto in questi giorni ad un teologo che affermava che non possiamo asserire se c’è qualche anima all’inferno, pubblico questo scritto – che sostanzialmente riprende tutto l’argomentazione usata in precedenza, anche se con qualche aggiunta – rivolgendomi a chiunque è convinto di portare avanti una tesi come quella dell’“inferno vuoto”, che in realtà si rivela insostenibile.

Chiarisco subito che nessuno di noi gioisce nel dire che all’inferno ci sono dei dannati. È invece una drammatica constatazione, che deriva in particolar modo dalla Sacra Scrittura, supportata da alcuni testi della Tradizione Cattolica. Non perdiamoci questa lettura e condividiamola.

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Commento teologico alla nota dottrinale Mater Populi fidelis (parte seconda)

Per una teologica devozione mariana

Pur non essendo trattato esplicitamente in tutte le sue particolarità per ovvie motivazioni è opportuno chiarire il senso delle devozioni, alle quali la nota Mater Populi fidelis redatta dal Cardinale Victor Manuel Fernandez Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha tentato di dare un ordine. Si propone un percorso teologico che cerca di chiarire per quanto possibile la devozione verso la Vergine Maria vissuta e manifestata dal popolo di Dio in differenti modalità.

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