Storia

Polonia, una patria che parla all’Europa

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Janusz Andrzej Kotański è Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta. Laureato in storia nel 1983 presso l’ Università di Varsavia, ha lavorato dal 2001 al 2006 per l’Istituto di Memoria Nazionale. Tra le altre cose è autore di libri sul Primate polacco Stefan Wyszyński e di percorsi educativi per i giovani, per la divulgazione della storia contemporanea polacca.

Signor Ambasciatore, sulla sua pagina in rete campeggia la scritta “Essere fedele alla mia patria, la Repubblica di Polonia”. Patria non è una parola desueta?

Il motto “Essere fedele alla mia patria, la Repubblica di Polonia” è visibile su tutte le pagine internet delle ambasciate polacche. Lo condivido pienamente. La Patria, come ha detto il Santo Padre Francesco poco tempo fa in Cile, è la madre di tutti i suoi cittadini. Si può non amare la propria madre? Il patriottismo non è qualcosa di cattivo, arcaico o non attuale. I polacchi hanno sempre amato la loro patria. Spesso erano pronti a sacrificare la propria vita per essa. Limitiamoci alla Seconda guerra mondiale, quando per difendere la Polonia i nostri soldati morivano su tutti i fronti, anche qui in Italia: vorrei ricordare per esempio la battaglia di Montecassino e la liberazione di Bologna. Morivano coloro che combattevano durante la rivolta del getto di Varsavia nel 1943 e i soldati dell’Esercito Nazionale nell’insurrezione di Varsavia nel 1944. Morivano i prigionieri di Auschwitz e Katyn, nei campi di sterminio tedeschi e nei lager della Siberia”.

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Legge sui lager, tutto pur di attaccare la Polonia

 

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Piuttosto spesso, ultimamente, Polonia ed Ungheria finiscono sul banco dei cattivi. Un motivo c’è sempre: un grande rosario lungo i confini del paese; una legge in difesa della vita nascente; una qualche obiezione ai diktat di Bruxelles o alle interferenze di George Soros… Sono tutte “colpe” che la grande stampa non dimentica, e che ultimamente vengono rilanciate anche da alcuni media cattolici ormai al traino di Repubblica.

L’ultima accusa alla Polonia è quasi grottesca. Proviene dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale, parlando di una recente legge polacca, ha dichiarato: “Non tollereremo che la verità venga distorta e la storia riscritta o l’olocausto negato“. Ma davvero la Polonia ha interesse a negare lo sterminio degli ebrei? Davvero i polacchi vogliono riscrivere la storia? Continua a leggere

Il card. O’Connor e l’aids

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J. Joseph O’ Connor è stato arcivescovo di New York sino all’anno 2000. Viveva in una città fortemente secolarizzata, con un altissimo tasso di aborti, forse il più alto del mondo libero, ed una forte presenza di gay, frequentatori delle cosiddette bath houses, case in cui si consumavano orge, droga, festini sadomaso e quant’altro. Lungi dal conformarsi allo spirito del tempo e del luogo, O’ Connor difese la visione antropologica cattolica, ribadendo i principi della Chiesa: no al preservativo, come metodo di riduzione, presunta, dell’aids; immoralità degli atti omosessuali, da lui definiti “contro la legge naturale“; opposizione ferma alle prime leggi discriminatorie contro la cosiddetta “omofobia” ed ai principi e movimenti abortisti. O’ Connor fu addirittura creatore, nel 1991, di un nuovo ordine denominato Sisters of Life (o Sorores Vitae), dedite alla difesa del “rispetto della sacralità della vita umana”, soprattutto nascente.

Alla sua morte Repubblica lo ricordò così: “Il cardinale O’Connor è stato una figura di primo piano nel mondo cattolico e una delle personalità religiose più in vista d’America, noto per le sue battaglie anti-abortiste e per le sue dichiarazioni contro l’omosessualità, contrario al sacerdozio delle donne, ma anche voce dei deboli e degli emarginati“.

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Harry Wu, il Solgenitsyn cinese

 

Controrivoluzionario, cattolico, reazionario, revisionista: con queste etichette, con queste genericissime accuse, che ricordano le condanne giacobine della rivoluzione francese, e l’articolo 58 del codice penale sovietico, milioni di uomini sono stati e sono rinchiusi a tutt’oggi nei campi di concentramento Continua a leggere

Come il comunismo produsse milioni di orfani

La cultura e le leggi bolsceviche che avrebbero dovuto portare alla “liberazione della donna”, magari contro la “sessuofobia cristiana”, causarono la disgregazione della società, il boom degli infanticidi e degli aborti.

Tanto che i paesi comunisti, dal Vietnam alla Cina, da Cuba alla Federazione russa, mantengono ancor oggi il triste primato degli aborti nel mondo. Ma non è tutto: anche i bambini già nati furono vittime, in massa, dell’ideologia. Riguardo alla famiglia, infatti, all’inizio della rivoluzione comunista si sostenne che la lotta tenace al matrimonio religioso, il lavoro obbligatorio per le donne e l’intervento dello Stato per sollevare i genitori dal “fardello dell’educazione dei figli”, avrebbero portato ad una società armoniosa e felice.

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Alexandra Kollontai, in due discorsi del 1921, aveva infatti dichiarato: “Nella Società Comunista la donna non dovrà passare le sue scarse ore di riposo in cucina, perché esisteranno ristoranti pubblici e cucine centrali in cui si darà da mangiare a tutti…”; neppure sarà più necessario che le donne facciano le pulizie in casa, visto che ci penseranno persone stipendiate ad hoc dallo Stato. Continua a leggere

La Russia oggi a 100 anni dalla Rivoluzione di ottobre

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Robi Ronza intervista Marta Dell’Asta nella trasmissione mensile di RADIO MARIA Almanacco dal mondo – 16 ottobre 2016

Robi Ronza. – Buona sera e ben trovati, ascoltatori di Radio Maria, al consueto appuntamento mensile. Il tema di questa sera, che vi è stato appena annunciato, verrà sviluppato grazie a un’ospite importante: Marta Dell’Asta, che è un’esperta di questioni russe. Ha vissuto a lungo a Mosca, ed è uno degli autori di un’interessante mostra che è stata fatta al Meeting di Rimini nello scorso agosto sul tema “Russia 1917, il sogno infranto di un mondo mai visto”, una mostra che ripercorre il secolo dalla Rivoluzione d’ottobre e quello che ne è risultato successivamente. Buona sera, Marta Dell’Asta! Spero di aver anticipato bene quello che lei ci dirà. Le chiedo di dirci qualche cosa sull’argomento che tratterà questa sera. Continua a leggere

Carlo Magno e Lutero: costruzione e distruzione dell’Europa

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Si parlava, qualche mese fa del Premio Carlo Magno, un premio dedicato all’uomo che fondò il Sacro Romano Impero e unì l’Europa, per la prima volta dopo il disfacimento dell’impero romano. Nel contempo si continua a discutere, essendo nel 2017, di Martin Lutero e del cinquecentenario delle sue famose tesi sulle indulgenze.

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Carlo Magno e Martin Lutero: due figli molto diversi del popolo germanico.

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Il vero volto del Che

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Il mitico Che Guevara fu un ammiratore dello sterminatore Stalin, prima di divenire un seguace entusiasta del più grande massacratore di tutti i tempi, il dittatore cinese Mao Tse Tung. Il Che fu il primo filocomunista e il primo filosovietico, ben prima di Castro, tra i ribelli cubani, e riempì l’isola di manuali e di tecnici russi; fu l’ uomo che durante la crisi dei missili di Cuba del 1962 sperò ardentemente che potesse scoppiare la guerra mondiale tra Usa e URSS, ritenendo che essa avrebbe sconfitto il nemico americano e portato automaticamente la pace e la giustizia sociale ai popoli.

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News dalla rete
  • Torino/Gandolfini: “Non esistono figli di due madri. Appendino viola la legge e il diritto ad avere un padre”

    appendino di Comitato Difendiamo i Nostri Figli. “Il Comune di Torino partecipa a pieno titolo alla distruzione del diritto di famiglia già operato dalla giurisprudenza creativa ma soprattutto contribuisce a picconare il sacrosanto diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre. Il sindaco Appendino ha tenuto fede alla promessa, fatta nei giorni scorsi, di forzare la mano per registrare un bambino come figlio di due madri. Ovviamente si tratta di un falso in atto pubblico perché qualsiasi essere umano ha una sola madre e un solo padre.  Leggi il seguito… 

  • Quella voglia degli italiani di cambiare davvero il Paese. E di non essere ancora una volta traditi

    salvini_dimaio di Marcello Foa. Il messaggio è forte e chiaro: gli italiani non sono disposti a farsi ingannare dalle lusinghe e soprattutto dalla propaganda dall’establishment. Hanno voglia di una vera svolta e sono sempre più attenti alla coerenza dei leader. Non è un caso che il gradimento di Di Maio sia sceso di 6 punti, mentre quello di Salvini continui a salire, fino a superare, per la prima volta, quello del capo del Movimento 5 Stelle. Gli elettori non gradiscono la disinvoltura con cui quest’ultimo si propone sia alla Lega sia al Pd e non amano chi antepone evidenti, incontrollabili ambizioni personali al perseguimento di un disegno più ampio e nell’interesse del Paese Leggi il seguito… 

  • Il bullo in classe figlio della cappa statalista

    bulli-di-lucca di Marco Lepore. Di fronte al caso dello studente di Lucca che ha preso a testate il professore, al di là delle banalità ministeriali, giova ricordare due cose. La prima: non tutti gli insegnanti preparati sulla materia sono adatti a insegnare. La seconda: anche questa violenza è figlia della logica statale, che non consente un'autonomia gestionale che servirebbe alla scuola statale per ripartire. Leggi il seguito… 

  • Da Riad e dal Cairo, segni di apertura al cristianesimo

    al-abrar-mecca di Stefano Magni. Una chiesa in Arabia Saudita? Il regno potrebbe consentire a una svolta storica, secondo voci che circolano dopo la visita del cardinal Tauran a Riad. Seguendo la stessa tendenza, anche l’Egitto cambia rotta e autorizza 166 luoghi di culto cristiani. Leggi il seguito…