Assaggi n. 18: Un fantasma si aggira per l’Europa

Oggi si può ben dire, parafrasando tutt’altre affermazioni, che un formidabile ” fantasma ” percorre le strade dell’Europa tecnologica. Dovunque appaia, suscita speranze, provoca reazioni, scatena forze represse, inespresse, insospettate. Ha tutte le caratteristiche naturali delle eruzioni vulcaniche: è come se risorgesse dal profondo delle coscienze e risvegliasse gli spiriti immersi nel sonno beota dell’opulenza, e scuotesse da un troppo prolungato letargo gli uomini imbarbariti dal bisogno, atomizzati dall’incertezza, dilaniati dalla relatività.
? un ” fantasma ” che si riteneva esorcizzato e definitivamente sepolto nella polvere del tempo. Ma eccolo invece risorgere dalle sue stesse ceneri come l’Araba fenice, più vivo che mai, e corrusco, e vitale, e invincibile, proteso come un arco verso le mete del Terzo Millennio della civiltà umana. Quelle stesse mete che parevano seriamente ipotecate dal sincretismo religioso, dal materialismo storico, dal velleitarismo utopistico dei ” nuovi barbari “, figli tutti di una medesima concezione riduttiva della persona umana. Grazie a quel ” fantasma “, che sembra scaturito dalla cultura stessa dell’Occidente come Minerva dal cervello di Giove, hanno riacquistato voce i silenziosi, unitarietà gli sbandati, vessilli i crociati, certezze i titubanti, potenza i deboli. Ma anche i valori ed i princìpi da tutti costoro difesi, sono stati riesumati, rilanciati ed esaltati davanti agli occhi di un mondo stupefatto e incredulo. Quel ” fantasma ” si chiama Tradizione. (Emilio Cavaterra)

Assaggi nn. 10-15: Non c’è comunità senza una metafisica comune. La posizione di alcuni pensatori e del Papa

“In ogni società superiore, viva, il corpo sociale appare dominato, vivificato, da una realtà suprema, oggetto comune e punto di convergenza degli spiriti e delle volontà. La fede in questa realtà è la sua anima e il vincolo che unisce gli associati. Soltanto grazie alla fede il corpo sociale continua ad esistere e si sviluppa, nella misura in cui tutti comunicano in essa, in cui ciascuno le sottomette la propria logica, il proprio egoismo, il proprio immediato benessere” (Augustin Cochin, Meccanica della Rivoluzione).

“Tutti i vostri sostegni sono troppo fragili se il vostro Stato conserva la tendenza verso la terra, ma legatelo alle altezze del cielo con un anelito più elevato, dategli un collegamento con l’universo ed avrete in lui una molla che non stanca mai e vedrete i vostri sforzi abbondantemente ricompensati” (Novalis, Cristianità o Europa).

“Il principio dell’unità della società umana risiede al di sopra di questa” (Gustave Thibon, Ritorno al reale).

“Il concetto di cultura si attua solo allorchè l’ideale che ne determina l’indirizzo è più elevato degli interessi rivendicati dalla comunità stessa. La cultura deve avere un indirizzo metafisico, altrimenti non esiste” (Johan Huizinga, La crisi della civiltà).

“Anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini ad una libera adesione all’ordinamento comunitario. La libertà necessita di una convinzione; una convinzione non esiste da sé, ma deve essere sempre di nuovo riconquistata comunitariamente” (Benedetto XVI, enciclica Spe salvi, 30 novembre 2007).

“Gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del ‘da dove’ e del ‘verso dove’, gli interrogativi della religione e dell’ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla “scienza” intesa in questo modo e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo (…) in questo modo (…) l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità” (Joseph Ratzinger, “Discorso di Ratisbona” del 12 settembre 2006).

Assaggi n. 9: La Madonna ci chiede di recitare il Rosario ogni giorno per sconfiggere le forze del male

“La Vergine Maria oggi ci invita ancora una volta a fare parte della sua legione di combattimento contro le forze del male. Come segno della nostra partecipazione alla sua offensiva, Ella chiede fra l’altro la conversione del cuore, una grande devozione alla Santa Eucaristia, la recita quotidiana della corona, la preghiera senza tregua e senza ipocrisia, l’accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo. Queste potrebbero sembrare delle piccole cose, ma sono potenti nelle mani di Dio al quale niente è impossibile. Come il giovane Davide che, con una piccola pietra ed una fionda, ha abbattuto il gigante Golia venuto al suo incontro armato di una spada, di una lancia e di un giavellotto (cf. 1 Sam 17, 4-51), anche noi, coi piccoli grani della nostra corona, potremo affrontare eroicamente gli assalti del nostro avversario temibile e vincerlo”. (Card. Ivan Dias, dalla omelia di pochi giorni fa a Lourdes)

Assaggi n. 6: Pane di Vita

“Il miracolo durò un mese. Ogni mattino, ritrovavo affascinato quella luce che faceva impallidire il giorno, quella dolcezza che non dimenticherò mai, e che è tutta la mia sapienza teologica.La necessità di prolungare il mio soggiorno sulla terra mentre c’era tutto quel cielo a portata di mano non mi appariva molto chiara, e l’accettavo per riconoscenza più che per convinzione. Tuttavia, luce e dolcezza perdevano ogni giorno un po’ della loro intensità. Infine scomparvero, senza che per questo fossi restituito alla solitudine. La verità mi sarebbe stata data diversamente, avrei dovuto cercare dopo aver trovato. Un padre dello Spirito Santo incominciò a prepararmi al battesimo istruendomi sulla religione, della quale non devo precisare che non conoscevo niente. Ciò che mi disse della dottrina cristiana, l’aspettavo e lo ricevetti con gioia; l’insegnamento della Chiesa era vero fino all’ultima virgola, e ne prendevo atto ad ogni linea con rinnovate acclamazioni, come si applaude un colpo andato a segno. Una cosa sola mi sorprese: l’eucarestia; non che mi sembrasse incredibile: ma mi stupiva che la carità divina avesse trovato questo metodo inaudito per comunicarsi, e soprattutto che avesse scelto, per farlo, il pane, che è l’alimento del povero e il cibo preferito dei ragazzi. Di tutti i doni profusi davanti a me dal cristianesimo, era certo il più bello” (da André Frossard, “Dio esiste, io l’ho incontrato”).

Degustazioni n. 5: Vino e cattolicità

…Mi chiedo se Giovanni compatirebbe, in me prete, questo coincidere di due ritrovamenti, la Città e il vino, il vino italiano che mi sembra sacro e rituale a sua volta, con in più la illusione di uno spirituale terrenizzato, non profanamente. Costantini è veneto d’orgine, una periferia d’Italia non così ricca di sole, ma mi ha portato in tavola un vino delle sue parti che si spreme dalle “orecie” (orecchie) del grappolo ossia dall’uva più matura: di qui prende il nome, “recioto”, e è dolce senza niente di blando, anzi su un fondo sapido, robusto, con toni persino gravi. Colore, rubino scuro, o forse amaranto. Uno dei più squisiti scacciapensieri che un uomo civile si possa concedere. Così concludendo non compio d’altronde il mio pensiero, che mentre annoto, mi porta oltre la fortuità sensualità a riflettere: dal cattolicesimo al vino c’è un nesso ecologico, di habitat, ovvio anche se nessuno lo ha mai studiato, e ce n’è un altro liturgico-sacrale. Ma a perfezionarli vedo un terzo rapporto, psichico; perché l’animo cattolico è spontaneo nei luoghi dove il vino, più che una bevanda, è un conforto necessario, una ragione vitale. (Vitis, vita). Quanto a me, in questo momento, ho idea di non riabituarmi più alla birra e al kirsch. E è soltanto una passeggera impressione, purtroppo. Io non sono cattolico che volonterosamente, non d’istinto, non “radicitus”. (da Guido Morselli, “Roma senza papa”)

Assaggi n. 1: Stupidaggini pseudorivoluzionarie

Con questo post Libertà e Persona inaugura una nuova rubrica, “Assaggi”. Essa consisterà in una breve citazione, particolarmente significativa, tratta dalle fonti più disparate. Non necessariamente il giudizio riportato è condiviso da tutti i responsabili del sito e dell’associazione: lo scopo è quello di far riflettere e anche discutere. Ogni collaboratore che sia munito della password di inserimento per ‘Rassegna Stampa’ può postare i suoi Assaggi, facendo attenzione a indicare nel titolo il numero progressivo della rubrica e uno slogan indicativo dell’argomento (vedi titolo del presente post). L’Assaggio di oggi è di Gustave Thibon, da “Ritorno al Reale”: “Ogni epoca ha le sue stupidaggini pseudorivoluzionarie, le sue innovazioni nate morte che suscitano lo stupore e il riso dell’epoca seguente. Oggi, per esempio, pensando alla fede nella democrazia e nel progresso dei grandi uomini del XIX secolo, noi diciamo: Ma come hanno potuto credere a cose simili? Io penso proprio che l’immoralismo dei nostri contemporanei farà sorridere gli uomini futuri”.