Assaggi n. 29: Papini, l’ateo ideale

Io non chiedo né pane, né gloria, né compassione. Non domando abbracci alle donne o soldi ai banchieri o elogi a’ “geniali”. Di codeste cose fo a meno o le guadagno o rubo da me. Ma chiedo e domando, umilmente, in ginocchio, con tutta la forza e la passione dell’anima mia, un po’ di certezza; una sola, una piccola fede sicura, un atomo di verità! Io vi prego e vi scongiuro, per tutto quel che avete di più caro e di più prezioso, per la vostra vita, per la vostra amata di oggi, per la vostra idea preferita, di dirmi se c’è tra voi chi abbia quel che cerco, se v’è qualcuno che sia certo, che conosca, che sappia, che viva e si mova nel vero. E se c’è, e se non sbaglia e non s’inganna, e s’è generoso quant’è fortunato, dica a me quel che conosce e quel che sa, lo riveli sotto giuramento, e mi faccia pagare, quanto vuole, come vuole, la sua verità.
Ho bisogno di un po’ di certezza – ho bisogno di qualcosa di vero. Non posso farne a meno; non so più vivere senza. Non chiedo altro, non chiedo nulla di più, ma questo che chiedo è molto, è una straordinaria cosa: lo so. Ma la voglio in tutti i modi – a tutti i costi mi dev’esser data, se pur c’è qualcuno al mondo cui preme la mia vita.
Io non ho cercato che questo. Fin da bambino non ho vissuto che per questo. Ho picchiato a tutte le porte, ho interrogato tutti gli occhi, ho domandato a tutte le bocche e ho scandagliato mille e diecimila cuori invano. E invano mi son buttato nella vita fino al punto di affogare e di vomitare, e invano, sempre invano, mi son sciupato gli occhi sui libri vecchi e sugli ultimi e mi son fatto rintronar la testa dall’urlate de’ filosofi rivali e invano, eternamente invano, ho provocato gli echi interiori e ho preparato con umiltà le vie della rivelazione. Ma niente, ma nulla è venuto e nessuno ha risposto.
Nessuno ha risposto in modo da spengere ogni voglia e bisogno di chiedere ancora; niente è venuto che abbia calmato il cuore troppo impaziente e abbia saziata quest’anima mia, sitibonda come un deserto. (…)
Scettico io? No – disgraziatamente. Neppure scettico. Lo scettico è fortunato: una fede gli rimane, la fede nella impossibilità della certezza.
Egli può essere tranquillo e, se gli accomoda, dogmatico. Ma io no. Io non credo neppure alla vanità di ogni ricerca e non son certo neppure dell’inesistenza della certezza. Fra le cose possibili v’è anche questa: che la verità si trovi e che qualcuno la possegga.

Da Giovanni Papini, Un uomo finito, 1912

Assaggi 28: L’anima di ogni apostolato

La vita esteriore è una sorta di ebbrezza che esercita su di noi un fascino irresistibile e ci impedisce di riflettere su ciò che Dio si aspetta da noi. Si ama l’azione perché ci si esonera dal vero lavoro, quello che Dio vuole operare in noi. Ci si dà da fare col pretesto di cercare la gloria di Dio, ma in realtà per vivere fuori dell’influenza di Dio. In sostanza, ci si accontenta dei successi puramente umani che hanno solo un’infarinatura di soprannaturale, e non hanno Cristo come principio e come fine. Quante realizzazioni, ammirevoli a prima vista, sono prive di ogni base soprannaturale!
Un certo numero di persone (…) arrivano a una specie di culto per l’azione che (…) li spinge ad abbandonarsi a un attivismo sfrenato. Sembra che l’Onnipotente, il quale ha creato il mondo senza il minimo sforzo, non riesca a fare a meno di loro. (…) Con uno stato d’animo del genere, la vera preghiera diventa difficile. Invece di essere la porta per entrare nella gioia del Signore, sarà un ònere ingrato che si cerca di evitare o che si sbriga alla meglio.
(…)
La vita d’unione con Dio è per l’apostolato ciò che l’anima è per il corpo. Senza la vita d’unione con Dio, l’operaio evangelico rischia di essere solo un “bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”.
(…)
Senza orazione, tutto si riduce al fracasso del martello sull’incudine. Si fa poco più di niente, spesso niente e anche male. Chi trascura la vita interiore, e aspira ad opere clamorose, non ha nessuna intelligenza della sorgente d’acqua viva, e della fonte misteriosa che fa fruttificare tutto.
Perché le opere cattoliche, che pure sono tanto numerose, non riescono a trasformare la società? Sono piene di logica ma sfornite di santità. (…) La verità è che voi non vi mostrate come il riflesso di Dio; e pertanto, non essendolo voi, non potete formare degli adoratori in spirito e verità, come chiede il Signore.
(da Dom Chautard, L’anima di ogni apostolato)

Tipi umani 3: La speaker di Radio Capital

La speaker di Radio Capital, più che una speaker, è un’essenza metafisica. Che sia costituita di spirito de-materiato è cosa intuitiva: la speaker di Radio Capital esiste solo con la voce*. Ma il suo carattere di Idea platonica si desume da altro. La speaker di Radio Capital non ha un’età precisa. Certo è ancora abbastanza ggiovane per condividere, dei ggiovani, gusti e mentalità: eppure si avverte nei suoi lunghi soliloqui un che di nostalgico, di stanco, di distaccato. Già di lei si può dire, con malcelato compatimento, che è nubile. Il pubblico di Radio Capital, forse non così ggiovane, costituito anzi in buona parte da divorziati, tra un pezzo dei Rolling Stones e uno dei Queen si fa trasportare da quel tono nostalgico, e torna con il ricordo ai tempi del liceo: i primi trentatrè giri, le prime feste, le prime morose… La speaker di Radio Capital prosegue imperturbabile la sua routine affabulatoria. Solerti redattori, per dare spessore ai lunghi pomeriggi radiofonici, le passano le notizie più importanti e curiose da tutto il mondo: iniziative ecologiste, ricoveri di vecchie star anni Ottanta per abuso di droga, matrimoni fra attori, nuovissime applicazioni biotecnologiche, l’ultima dichiarazione di Al Gore. Radio Capital appartiene, come Radio Deejay e Radio m2o, al gruppo L’Espresso, dunque tiene molto alla cultura. Imperdibile, ogni mattina alle 7.20, Risponde Zucconi: se anche non fosse di turno, la speaker di Radio Capital metterebbe la sveglia per apprendere il senso dell’esistere dalle parole del Direttore. La speaker di Radio Capital, comunque, nutre da sempre convinzioni laiche e libertarie. Parla con assoluta nonchalance di tutto ciò che attiene al sesso, anzi esorta almeno una volta alla settimana i radioascoltatori a “farne molto” (perché “siamo fatti di carne”). La speaker di Radio Capital a Radio Capital si trova benissimo: l’unica cosa che a dire il vero un po’ la cruccia è che lo speaker notturno di Capital GrooveMaster possa mettere liberamente le rarità funk degli anni Settanta, mentre a lei tocca sorbirsi Gigi D’Alessio sette-otto volte al giorno. La speaker di Radio Capital è intimamente convinta che si tratti di un caso preclaro di discriminazione sessuale.
La speaker di Radio Capital è la personificazione del post-moderno.
Ovviamente non ha figli.

*[Per quanto riguarda il concetto di “mera esistenza vocale”, o al massimo labiale, il rimando inevitabile è alla speaker negra del film di Walter Hill I guerrieri della notte, del 1979. Ndr].

Tipi umani 1: Il sovversivo studente di Sociologia

Il sovversivo studente di Sociologia si sente nato con quarant’anni di ritardo. Il Sessantotto però è come se l’avesse vissuto in prima persona, perché il suo papà “gli racconta sempre”. Manifestazioni, fumogeni, occupazioni, scontri con i poliziotti, coretti di “via, via, la polizia” affollano il suo universo onirico. Il sovversivo studente di Sociologia è convinto che le giovani generazioni del Duemila abbiano smarrito la carica ideale degli anni Sessanta e Settanta, adagiandosi passivamente nell’opulenza colpevole dei paesi capitalisti. Specie in Italia, le passate conquiste civili sono insidiate da molti pericoli. Di certo non ci sarà speranza finché al signor Silvio Berlusconi, noto capitalista e possessore di ben tre reti televisive, sarà permesso di fare politica e di circolare a piede libero sul territorio nazionale. Prima che si abbia il tempo di osservarlo bene o di chiedergli come si chiama, il sovversivo studente di Sociologia ha già esposto ex abrupto e con tono declamatorio queste sue convinzioni fondamentali, rimandando per un approfondimento all’Opera omnia rispettivamente di Carlo Marx e di Marco Travaglio*.
*[Il libro preferito del sovversivo studente di Sociologia è però L’uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, di cui possiede una copia dell’edizione “Nuovo Politecnico” Einaudi del 1967 che la leggenda familiare vuole essere appartenuta al mitico Renato Curcio: entrando in clandestinità nel 1969, Curcio l’avrebbe abbandonata nel suo appartamento di Mattarello, confusa tra alcune stoviglie di Margherita Cagol, e il padre del sovversivo studente di Sociologia ne sarebbe entrato in possesso perché amico del proprietario dell’appartamento, il quale dal canto suo desiderava solo liberare il locale. Questa vicenda è confermata dal fatto che il volume è visibilmente annotato e sottolineato con una biro rossa. Ndr].
A questo punto possiamo inquadrare con calma il sovversivo studente di Sociologia, che si sta arrotolando in disparte una “sigaretta” (così dice, ndr). Il sovversivo studente di Sociologia veste sul marron-verde-giallo (possiede infatti tre vestiti, ndr), piuttosto ampio e cascante specie didietro, e si orna con vari oggetti penduli imitanti antiche e rispettabili iconografie tribali. Porta i capelli rasta, lavandosi di conseguenza molto poco; c’è anzi tra i suoi conoscenti chi mormora che i rasta siano solo un pretesto per lavarsi il meno possibile. Dall’età di quindici anni ha sempre incrementato il numero dei suoi piercing, fino al giorno in cui il cane di un suo amico punkabbestia ha addentato l’osso finto che portava sul labbro inferiore, facendogli molto male e asportando con uno strattone i suddetti osso finto e labbro inferiore (di quest’ultimo fortunatamente solo una parte, ndr). Il sovversivo studente di Sociologia frequenta quotidianamente il C.S.A. Bruno, dove è riguardato come l’intellettuale della compa a causa dei suoi frequenti riferimenti alla filmografia di Eisenstein e a Salò di Pasolini, in particolare l’episodio dei chiodi nascosti nella polenta. La sua canzone preferita dopo Bella ciao è Rigurgito antifascista dei 99 Posse, il cui ritornello recita:

C’ho un rigurgito antifascista,
se vedo un punto nero ci sparo a vista!
C’ho un rigurgito antifascista,
se vedo un punto nero ci sparo a vista!

L’episodio di cui il sovversivo studente di Sociologia andrà fiero fino alla fine dei suoi giorni si riferisce a una manifestazione contro le scuole private avvenuta qualche anno fa, al tempo delle superiori: il corteo sostava davanti alla cancellata dell’Istituto Arcivescovile, quando all’improvviso, nella confusione, il megafono gli capitò insperatamente tra le mani. Il sovversivo futuro studente di Sociologia urlò con tutto il fiato che aveva in corpo “CLORO AL CLERO! CLORO AL CLERO!”, riscuotendo un’ovazione tra i compagni. Da brivido quella volta!
Il sovversivo studente di Sociologia ha anche letto molti romanzi di Hermann Hesse (non sa perché) e gli pare di aver visto un film di Bergman di cui però non ricorda il titolo.
Con l’università è un po’ fermo.

Assaggi 24: Vita del bel tempo che fu in un brano manzoniano

“C’era infatti quel brulichio, quel ronzio che si sente in un villaggio, sulla sera, e che, dopo pochi momenti, dà luogo alla quiete solenne della notte. Le donne venivan dal campo, portandosi in collo i bambini, e tenendo per la mano i ragazzi più grandini, ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe, e con le zappe sulle spalle. All’aprirsi degli usci, si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta, e sulla miseria dell’annata; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, che annunziava”. Dal capitolo VII dei Promessi Sposi.

Assaggi n. 23: Poesiole del giovine Marx

Invocazione di un disperato: “Voglio vendicarmi di colui che regna al di sopra di noi / Voglio costruirmi un trono nelle alture / la sua sommità sarà glaciale e gigantesca / avrà per baluardo un terrore superstizioso / per maresciallo la più tetra agonia”.

Oulanem: “Guarda questa spada: il Principe delle tenebre me l’ha venduta… Mentre per noi due si apre l’abisso / spalancato nelle tenebre / Tu scomparirai nei suoi più profondi recessi / dove io ti seguirò ridendo / sussurrandoti all’orecchio / “scendi amico mio, vieni con me”…”.

La fanciulla pallida: “Così ho perduto il cielo / lo so benissimo / la mia anima una volta fedele a Dio / è stata segnata per l’inferno”.

da http://piccolozaccheo.splinder.com/post/14551452/diavolo+d%27un+Marx

Assaggi n. 22: La “cultura del niente”

“..Io penso che l?Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l?atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa cultura del niente (sorretta dall?edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all?assalto ideologico dell?Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell?avvenimento cristiano come unica salvezza per l?uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell?antica anima dell?Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto…”. (S.E. Card. Giacomo Biffi, Nota pastorale settembre 2000)