In merito al mio articolo sul cambiamento nelPadre Nostro, recentemente pubblicato su questo sito, devo chiedere venia ai Lettori per aver erroneamente comunicato che la CEI, nella nuova formula, ha scelto la particella «nella». Invece, come ormai sappiamo, ha scelto la particella «alla», che è cosa diversa.
Infatti, «non abbandonarci alla tentazione» assomiglia di più alla vecchia formula «non indurci in tentazione», anche se nel contempo sostituisce il verbo «abbandonare», che esprime – come avevo detto – un concetto diverso da «indurre», benché essi possano collegarsi reciprocamente, come avevo spiegato.
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Qualche tempo fa il Papa, parlando a proposito di un convegno sulla «Teologia della tenerezza», ha detto che la «teologia astratta è ideologia», dimenticando il famoso detto scolastico «abstrahentium non est mendacium».
Si sente oggi spesso parlare del «primato della coscienza» come di valore sommo e irrinunciabile. L’espressione sembra a tutta prima innocua e pare riflettere l’alta dignità della coscienza nel giudicare del valore delle nostre azioni e in tal senso parrebbe accettabile. Ma in questa materia così delicata non ci si deve abbandonare a una facile retorica o alla frase ad effetto, ma occorrono molta precisione e cautela, perché in questo campo sono frequenti e pericolose le insidie sotto l’apparenza della verità.