Adamo ed Eva sono discesi dalla scimmia?

 

Sappiamo come nella concezione cattolica tutta l’umanità trae origine da una coppia originaria, alla quale la Scrittura dà il nome di Adamo ed Eva. Questa dottrina, che fu a suo tempo confermata da Pio XII nell’enciclica Humani Generis del 1950, la troviamo ancora nel Catechismo della Chiesa Cattolica, dove ripetutamente si insegna che l’umanità deriva da “un solo uomo” alludendo evidentemente ad Adamo, ed anzi in più luoghi nominandolo espressamente (cf nn.359, 374, 375, 376, 388, 391, 399, 402, 403, 404, 405, 406), il che lascia ben intendere che Eva è sottintesa.

Sappiamo altrettanto bene come secondo il racconto genesiaco la coppia primitiva è creata da Dio a sua immagine e somiglianza in una condizione fisica e spirituale di totale perfezione – il cosiddetto “stato di innocenza” o “giustizia originale” o “stato edenico” – in un mondo meraviglioso a loro totalmente sottomesso ed in una comunione di grazia con Dio.

Col peccato originale, cedendo alla tentazione del demonio, i nostri progenitori decadono da questa condizione felice primitiva, corrispondente al piano originario della creazione. Essi perdono la grazia, la loro vita comincia a conoscere il peccato, la fragilità, la sofferenza e la morte. Essi vengono cacciati dal paradiso terrestre ed inizia la loro esistenza su questa terra, che resta certo piena di meraviglie e cose buone, ma nel contempo spesso terribilmente pericolosa, ostile all’uomo e ribelle ai suoi desideri e alla sua volontà. La natura da madre diventa “matrigna”, come si espresse il poeta Giacomo Leopardi.

La Bibbia, come è noto, non accenna assolutamente ad un’origine dell’uomo dalla scimmia, ma presenta la coppia primitiva come immediatamente creata da Dio, utilizzando una materia precedente. Tuttavia Pio XII nella citata enciclica afferma che “il Magistero della Chiesa non proibisce  che la dottrina dell’“evoluzionismo”, in quanto cioè indaga sull’origine del corpo umano derivante da una materia già esistente e vivente (ex iam exsistente ac vivente materia) – infatti la fede cattolica ci ordina di ritenere che le anime sono immediatamente create da Dio – sia prudentemente trattata dagli esperti, sempre nella disposizione di accogliere quanto su questa materia può essere insegnato dalla Chiesa.

Al riguardo il Papa esclude la dottrina del poligenismo, in quanto essa non si concilia con la dottrina del peccato originale, la quale comporta una trasmissione per generazione della colpa originale, di generazione in generazione, il che suppone il peccato di una sola coppia primitiva. Questo discorso lascia intendere che ammettendo il poligenismo, dovremmo ammettere una pluralità di coppie che hanno commesso lo stesso peccato, cosa che non risulta assolutamente dal racconto biblico.

Ma che cosa è questa “preesistente materia vivente”? Il Papa non lo spiega e il Magistero pontificio non è più tornato su questo argomento per chiarirci questo punto. Frattanto i teologi, come per esempio il Card. Charles Journet negli anni sessanta del secolo scorso, seguendo un’opinione corrente, pensò che il Papa potesse riferirsi ad un’origine del corpo di Adamo ed Eva dalla scimmia.

Un’altra ipotesi possibile sarebbe quella che Dio abbia infuso un’anima spirituale in un precedente vivente puramente animale, dopo averlo adattato ad essere informato da quell’anima superiore. Il Magistero non è intervenuto a condannare queste dottrine, per cui esse a tutt’oggi possono essere liberamente discusse tra cattolici senza pericolo per l’ortodossia.

L’importante, come abbiamo visto, per un cattolico, al fine di non andare contro la sua fede, è riconoscere i seguenti punti: 1. creazione della coppia primitiva nello stato d’innocenza; 2. peccato originale a seguito della tentazione diabolica e perdita dello stato d’innocenza con conseguente espulsione dal paradiso terrestre e caduta in questo mondo, dove la natura umana è diventata la cosiddetta “natura decaduta” o “corrotta”, esposta ad ogni genere di male di colpa e di pena, non più in comunione ma in contrasto con Dio, con il mondo e l’universo fisico; 3. trasmissione della colpa originale derivante dalla coppia primitiva.

Il cattolico tuttavia, che non è disposto a rinunciare alla sua fede per qualunque motivo, sapendo che essa è assoluta verità, rispetta anche i dati della storia o della scienza sperimentale, sapendo che essi pure sono veri, benchè di una verità inferiore a quella della fede, essendo questa verità rivelata da Dio, mentre quella è conquista della semplice ragione umana, la quale tuttavia, benchè fallibile, è creata da Dio e quando ha accertato ciò che essa opina o le sue precedenti ipotesi, la sua verità diventa inconfutabile e definitiva, salvo che l’oggetto stesso del suo sapere sia mutabile o corruttibile. Nel qual caso il dovere stesso dello scienziato è quello di rinunciare alla sua precedente dottrina appunto nell’intento di seguire la realtà nel suo evolversi.

Ma in questo caso del problema dell’evoluzionismo, trattandosi di una questione storica attinente al passato, l’accertamento di come sono andate le cose, una volta colto il vero, non c’è rischio che venga messo in crisi e quindi non c’è da mutare opinione, giacchè di un fatto del passato non può assolutamente accadere che, se è esistito, diventi non esistito.

Ora, sappiamo bene come la paleoantropologia e la storia della terra hanno accertato ormai da tempo l’esistenza nel passato di un’evoluzione di forme antropoidi simili a quella dell’uomo moderno, ma simili al contempo a quella della scimmia, benchè non sia facile chiarire ogni volta se il reperto appartenga ad una scimmia o ad un uomo.

Quello che una sana antropologia ci insegna è comunque l’impossibilità dell’esistenza di un mammifero che abbia un’essenza intermedia tra quella della scimmia e quella dell’uomo, per il fatto che la differenza tra l’animale e l’uomo non è una differenza di grado ma di essenza, per cui il possesso della ragione, che caratterizza l’essenza dell’uomo, non comporta, rispetto alla scimmia, il termine di un’evoluzione il cui inizio è nell’anima della scimmia, ma un salto ontologico dall’anima della scimmia all’anima umana, che non è semplice anima sensibile come quella della scimmia, ma è anima razionale e spirituale e la forma della ragione o della spirito è una forma semplice che si aggiunge a quella semplicemente animale solo secondo la modalità dell’esserci e non secondo il risultato di un processo evolutivo, che può riguardare solo la materia e non lo spirito.

Così per esempio il fanciullo diventa adulto senza soluzione di continuità, perché si tratta di un processo fisico naturalmente evolutivo nell’ambito della medesima essenza umana. Ma è impensabile un processo evolutivo naturale per il quale una scimmia, prima di diventare uomo, si elevi da sè ad una forma vivente che non è più scimmia ma non è nemmeno uomo. Insomma non ha senso ipotizzare il mutamento di un’essenza materiale, qual è ancora tutto sommato un animale irrazionale, in un’essenza spirituale, qual è quella dell’uomo.

Per quanto riguarda invece i viventi infraumani, possiamo ammettere una certa evoluzione delle specie, come sosteneva Darwin, cosa che del resto constatiamo, in quanto qui non si tratta di salire da un’essenza inferiore ad un’essenza superiore, perché semplicemente l’essenza ontologica non la conosciamo, per cui l’uomo stesso, operando sui caratteri empirici della specie, è capace di mutare una specie in un’altra.

Prendiamo l’esempio delle razze dei cani. E’ notorio che tutte queste specie sono state create dall’uomo; però è interessantissimo notare come questi cani, per quanto specificamente diversi tra di loro, si riconoscono benissimo nella loro unità specifico in senso ontologico, della quale ovviamente non hanno coscienza intellettuale, ma che riconoscono soltanto in forza dell’istinto. Infatti non capiterà mai che un gattino si innamori di una cagnolina. La scienza quindi ci insegna che le specie viventi inferiori possono evolvere, perché non conosciamo l’estensione degli elementi che le rende fisse.

Così, anche per il cattolico – benchè la Bibbia taccia su questo punto – è ammissibile la derivazione dell’uomo dalla scimmia, come lo stesso Pio XII dà il permesso di credere, ma questo passaggio va concepito senza forme intermedie, ma per un salto ontologico per il quale sic et  simpliciter alla forma animale si aggiunge quella razionale, così da creare l’animal rationale che è appunto l’uomo.

Resta però una grave difficoltà. Se Adamo ed Eva hanno avuto genitori scimmie o la loro anima è stata creata da Dio in una scimmia adulta – cosa che già di per sé lascia molto perplessi – come potevano trovarsi anche fisicamente in uno stato di altissima perfezione? Il Card. Journet ritiene che il corpo dei progenitori anche nel paradiso terrestre fosse scimmiesco. Questa tesi non è stata proibita dalla Chiesa, ma indubbiamente sembra fare molta difficoltà.

Resta, è vero, la certezza che ci è insegnata dalla scienza, per la quale nella centinaia di migliaia di anni passati c’è stata effettivamente un’evoluzione ascensiva di forme umane primitive che gradatamente hanno raggiunto da un inizio scimmiesco il livello elevato e nobile della corporeità umana moderna. Ma invece di allacciare quelle forme scimmiesche allo stato d’innocenza, perché non concepirle piuttosto come segno della natura decaduta dopo il peccato, la quale nel corso della storia, con l’aiuto della grazia divina, lentamente si risolleva nel fisico e nel corpo dalla miseria immediatamente seguente la cacciata dal paradiso terrestre?

Quanto alla data e alla collocazione dello stato d’innocenza ovvero della creazione dell’uomo, la scienza suppone oggi, per quanto riguarda la prima, quasi due milioni di anni. Per quanto riguarda il luogo, sarebbe del tutto ingenuo e fuorviante chiedersi dove fosse questo luogo come se si fosse trattato di una regione della terra di quaggiù.

Dobbiamo infatti ricordarci che, secondo il racconto biblico e quindi la nostra fede, il paradiso terrestre si trovava in una dimensione fisica trascendente, un po’ come noi immaginiamo la futura terra dei risorti. Per cui non ci è affatto proibito immaginare che Dio abbia creato questa regione di felicità solo ad un certo momento dell’evoluzione di questa terra, dopo il periodo degli animali preistorici, con i quali certamente l’uomo non avrebbe potuto convivere.

Simili interventi per Dio in questo mondo non sono affatto impossibili, anzi abbiamo un’infinità di esempi, a cominciare da quello più importante, che è stata la venuta del Figlio di Dio incarnato, senza contare tutti i miracoli e la stessa vita cristiana, la quale che cosa è se non la presenza del divino nel cuore dell’uomo, che fruisce della grazia di Cristo, recuperando sia pur imperfettamente lo stato d’innocenza e pregustando la vita di risorti?

Per questo confesso francamente che piuttosto che immaginare Adamo ed Eva generati o derivati da scimmie con anima sì elevatissima ma corpo da scimmie, mi sento estremamente a disagio e non mi pare affatto richiesto da una lettura attenta del racconto genesiaco, il quale parla, come è noto, di una creazione diretta da parte di Dio non solo dell’anima ma anche del corpo.

Così preferisco immaginare le cose accantonando decisamente la teoria evoluzionistica, pur consentita nei termini suddetti, dallo stesso Pio XII. Infatti, anche nell’ipotesi che Dio abbia dato un’anima spirituale ad una coppia di scimmie adulte, bisognerà ammettere, che per fare in modo che il loro corpo fosse adatto all’anima spirituale, Dio abbia praticamente trasformato lo stesso corpo.

D’altra parte i reperti innegabili della paleoantropologia possono benissimo accordarsi, come ho accennato sopra, con i dati della Scrittura, laddove essa parla della caduta dell’uomo e del conseguente stato di miseria come castigo del peccato originale.

In tal modo riusciamo a conciliare alla luce della ragione della fede la duplice direzione della storia dell’uomo, intravista anche se oscuramente e non senza errori, dalle grandi filosofie dell’umanità: un’origine divina, dalla quale è decaduto e verso la quale deve tornare (modello del passato, recupero dell’originario) e la prospettiva progressista (modello del futuro), per la quale partiamo da una condizione primitiva passata di schiavitù degli istinti, di ignoranza e di arretratezza, per camminare gradatamente nella storia verso condizioni sempre più avanzate di benessere, cultura, civiltà e perfezione umana.

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28 pensieri riguardo “Adamo ed Eva sono discesi dalla scimmia?”

  1. @AlphaT

    Mi scusi, ma quale sarebbe il dato scientifico, riguardo all’evoluzione dell’uomo, che non può essere ignorato? Lunico dato certo, circa la comparsa di homo sapiens sulla terra, è che non sappiamo assolutamente niente.

  2. Il “ridicolo” per un cristiano è rappresentato dall’acritica fiducia nelle fole. La questione definitiva per un cristiano è capire bene Gesù, via, verità e vita. Capirlo “bene” significa fidarsi di Dio e amare Dio e i fratelli, come norma e atteggiamento. Gesù è la chiave, la luce, la notizia che apre, chiarisce e conferma la ragionevolezza del credere.
    Gesù è nato da una donna. Dunque Dio, per incarnarsi, ha scelto di seguire una strada umile: ha cominciato, come tutti, da un embrione.

    Maria l’ha portato in grembo, generandolo come ogni uomo.
    Il sapere della Chiesa cattolica ha definito Maria l’Immacolata Concezione, proprio perchè una donna così speciale, così piena di grazia anche in senso fisico, la Theotokos, ha riconosciuto in lei, a motivo del Figlio che è Dio, l’assenza di peccato originale, che rimanda ad Adamo e a quel peccato con le sue conseguenze. L’uomo è schiavo e Gesù -nuovo Adamo- lo redimerà (ci ha redenti morendo crocifisso e risorgendo da morte) dalla schiavitù che lo assoggetta al principe di “questo mondo”.
    Gesù è l’unico che salva. Da che cosa? Dal peccato.

    Il primo peccato qualcuno l’ha commesso. E’ stato una tragedia di proporzioni incalcolabili. Una catastrofe che ha deturpato la perfezione della creazione: infatti tutto ciò che fa Dio è buono.
    Ma Dio ha fatto una creatura a sua immagine e somiglianza, perciò una creatura libera, potenzialmente dotata dello stesso Cuore di Dio (il cuore biblicamente è la facoltà di volere, la volontà): l’uomo è stato creato “capace di Dio” e gli è stato dato lo stesso Spirito.

    Oggi noi, che -a causa del peccato originale- siamo decaduti da quella perfezione, siamo stati “redenti” nel senso che è possibile l’adozione a figli, in forza della “capacità di Dio” che ci resta, come uno spazio vuoto riempibile dalla grazia di Dio: sicuramente questa è la Sua volontà (lo è sempre stata) ma attende la nostra, perchè rispetta la nostra libertà.

    Gesù è corpo dello Spirito di Dio: è carne e sangue, pane e vino, agire concreto e vita donata senza risparmiarsi nulla. Ebbene il peccato originale non ha intaccato solo la volontà, ma ha coinvolto il corpo: non è una colpa “morale”, ma ha avuto conseguenze genetiche, trasmesse di generazione in generazione, per cui un bambino, incolpevole di aver voluto qualsiasi cosa, nasce già fisicamente segnato dalle conseguenze del peccato, che ppi svilupperà anche psichicamente con la cosiddetta “inclinazione al male”.

    La genetica (la scienza) spiega due cose: 1) che questo ci deriva da un progenitore. Per cui all’inizio qualcuno ha “inquinato la specie” che Dio aveva creato perfetta. Dio non ha colpa, perciò la colpa è di un uomo e della sua volontà di disobbedire all’ordine di Dio. E non è una colpa morale, perchè non trasmettiamo ai figli i nostri peccati, ma i miei geni certamente sì. 2) che se la specie umana si è inquinata geneticamente qualcuno l’ha corrotta fisicamente, certamente con un atto della volontà, ma agendo fisicamente il male (c’erano due “alberi”, ma uno non andava bene).

    La fede ci dice che Dio non opera il male. Perciò il male non viene da Dio, ma Dio lo permette per rispettare la volontà della creatura che Egli ama. Posto che in Adamo origina lo snodo negativo della vicenda umana e che Gesù nuovo Adamo lo sottolinea (addirittura la tradizione ortodossa pone la croce sopra la tomba contenente le ossa di Adamo, a rimarcare il collegamento), anche Adamo non fu creato “già adulto”, ma ragionevolmente (così è stato per Gesù) fu embrione in un organismo, non simile a lui, vivente, preesistente, capace di generarlo pur essendo lui di specie diversa, per diretta volontà di Dio. Così come Gesù è di natura divina, pur nato da corpo umano, sempre per volontà di Dio.

    Ecco allora che Adamo è generato (e la prima donna invece pure) da una specie preesistente, vivente ma preumana. Adamo però è creato da Dio, non dall’evoluzione o dal caso: è geneticamente diverso dal grembo che lo genera.

    Dio è il solo creatore della specie. Non esiste evoluzione tra specie. L’atto creatore di nuove specie è di Dio, e per portare avanti la creazione Dio si serve della creazione così com’è, li dov’è. Ci sono dunque stati un primo uomo e una prima donna. Non c’è poligenesi. L’evoluzionismo non ha nulla a che vedere con Darwin che non conosceva Mendel e nemmeno il DNA.

    Poi il primo uomo ha fatto una cosa orribile: e lo sapeva. Dio è buono: non farebbe mai “pagare” per vendetta uno sbaglio “in buona fede”. Quindi Dio ha preso atto di una cattiva fede dell’uomo. L’ha seguito nella storia, lo ha redento in Gesù Cristo, ma siamo come il popolo dopo l’uscita dall’Egitto, stiamo nel deserto, in attesa della terra promessa: ci sono vitelli d’oro, serpenti, la manna, la legge, la fonte… c’è tutta una fatica, tra la liberazione dalla schiavitù e il compimento della promessa.

    Tutto è vero nella Bibbia: vera Genesi, vero l’Esodo, vero Gesù, vero l’Apocalisse. E invece c’è chi crede alle scemenze evoluzioniste. E non crede al peccato originale, Perciò snobba l’Immacolata Concezione.

    La scienza seria dà sempre ragione alla fede. Dati alla mano.

    http://62.75.141.31/ar2/gen/fede-scienza-martelli-2.pdf

  3. Gentilissimo Padre Cavalcoli,

    anch’io accantono “decisamente la teoria evoluzionistica”, ma capisco che il papa Pio XII è stato ispirato nel “consentirla”, nel senso espresso dall’intervento precedente: ovvero è evidente che c’è un “problema genetico” nella specie umana, anche se non è vero che l’uomo discende dalla scimmia.

    E’ vero che è stato creato da Dio (unico ad averne lo Spirito: gli animali infatti possono avere “occhi dolci” “sentimenti” “memoria”, ma non vanno oltre l’istinto e il riflesso condizionato e la loro volontà non spazia nel tempo, ideando e organizzando le altrui specie).

    Come lei ha argutamente intuito “anche nell’ipotesi che Dio abbia dato un’anima spirituale ad una coppia di scimmie adulte, bisognerà ammettere, che per fare in modo che il loro corpo fosse adatto all’anima spirituale, Dio abbia praticamente trasformato lo stesso corpo”.

    Dio invece potrebbe aver usato “una specie adulta” per sviluppare il primo embrione di una specie nuova, creata da Lui. E dentro le prerogative della “specie nuova” c’è la libertà.

    Come poi la specie umana (46 cromosomi) possa aver a che fare con la scimmia (48) lo devono spiegare i buontemponi che “naturalmente” vorrebbero far discendere l’uomo dalla scimmia.

    Purtroppo ci sono altre possibilità, e la volontà del primo uomo di non fidarsi di Dio (invidiandolo e volendo addirittura fare a meno di Lui) ha generato il danno.

    Il problema è che non si pente. Anche oggi una certa umanità vorrebbe fare a meno di Dio, tacendo la verità di Dio fatto uomo per “risistemare” le cose. C’è chi preferisce “l’uomo fattosi dio”.
    Terribile conseguenza, attiva, del peccato originale e di una colpevole disattenzione su questo dogma di fede, che non è solo metafisico, ma terribilmente fisico.

    D’altra parte i reperti innegabili della paleoantropologia possono benissimo accordarsi, come ho accennato sopra, con i dati della Scrittura, laddove essa parla della caduta dell’uomo e del conseguente stato di miseria come castigo del peccato originale.

    In tal modo riusciamo a conciliare alla luce della ragione della fede la duplice direzione della storia dell’uomo, intravista anche se oscuramente e non senza errori, dalle grandi filosofie dell’umanità: un’origine divina, dalla quale è decaduto e verso la quale deve tornare (modello del passato, recupero dell’originario) e la prospettiva progressista (modello del futuro), per la quale partiamo da una condizione primitiva passata di schiavitù degli istinti, di ignoranza e di arretratezza, per camminare gradatamente nella storia verso condizioni sempre più avanzate di benessere, cultura, civiltà e perfezione umana.

  4. Mi inorridisco all’idea che ancora ci siano cattolici che in nome della fede rifiutano la teoria scientifica accreditata in molti campi del sapere; l’evoluzione. è proprio vero che parte del mondo cattolico è stato inquinato dal protestantesimo, quello evangelico per l’esattezza.

    Tornate ad essere cattolici e distinguete bene la Fede dalla Scienza come insiste il papa attuale (oltre ai predecessori), per forza che poi continuano a considerarci degli integralisti che fanno della Bibbia il metro per tutto, Scienza compresa, si fa lo stesso errore degli ultradarwinisti che partendeo dal dato scientifico si costruiscono una fede che esula dal loro campo.

    Ma come sappiamo è un antico vizietto dell’uomo; ridurre tutta all’Uno per semplificare il reale e renderlo dominabile dalla mente umana.

    Adesso iniziate pure il rosario degli insulti e la citazione di questo o quel scienziato contro la teoria dell’evoluzione….viva l’evangelismo e il fondamentalismo biblico :-(

    Avrei preferito un articolo di Fiorenzo Facchini che almeno la materia la conosce bene

  5. Essere ignoranti, non informarsi ma procedere per “pregiudizi” è tipico dell’oscurantismo più bieco, enormemente insediatosi in quel cattolicesimo che “accetta l’evoluzione” senza sapere nemmeno di che cosa parla (e scrive). Almeno studiatevi (davvero) Darwin. .

  6. Errare è umano…

    Ribadisco: il problema è che chi sbaglia non si pente. Crede di aver capito, fa a meno di “cosucce” quali “Dio Padre” , “Dio creatore delle cose visibili ed invisibili”. Fa a meno del dogma del peccato originale e dell’Immacolata Concezione… In fondo può fare a meno di Gesù: un brav’uomo, ma che sia “vero Dio” non importa…

    Anche oggi una certa umanità vorrebbe fare a meno di Dio, tacendo la verità di Dio fatto uomo per “risistemare” le cose. C’è chi preferisce “l’uomo fattosi dio”.
    Terribile conseguenza, attiva, del peccato originale e di una colpevole disattenzione su questo dogma di fede, che non è solo metafisico, ma terribilmente fisico.

    La morte può anche essere sempre esistita, come “passaggio a una condizione differente”: vedi Gesù risorto o la stessa Maria assunta in cielo, incorrotta (morta o addormentata che fosse). La morte che il peccato ha introdotto è la morte allo Spirito: potenzialmente eterna, davvero “letale”, facendoci scegliere (per scelta di chi la fa) l’infernale “assenza di Dio”.

  7. Ruggero: “quel cattolicesimo che “accetta l’evoluzione” senza sapere nemmeno di che cosa parla (e scrive). Almeno studiatevi (davvero) Darwin. ”

    -Credo che sia al corrente che dai tempi di Darwin vi è stato un certo sviluppo nella teoria dell’evoluzione a meno che non confonda l’evoluzione col Darwinismo o neodarwinismo. Il darwinismo con l’idea della selezione naturale come motore principale dell’evoluzione ormai è superato. La teoria dell’evoluzione integra diversi approcci o teorie a quella darwiniana che non soddisfa più.

    -sul fatto del peccato orginale non mi posso esprimere in quanto non conosco le diverse teologie che spiegano tale evento alla luce della scienza contemporanea, ma seguirò con piacere questa discussione

  8. @genetista:
    perché non dici chiaramente che la tua spiegazione deriva dalle rivelazioni private di don Guido Bortoluzzi?

  9. A Paolo

    E’ vero che ho letto il libro attribuito alla rivelazione privata ricevuta dal sacerdote bellunese Don Guido Bortoluzzi.

    E’ vero che non l’ho nominato per il semplice fatto che tutto quello che ho scritto prescinde da quella rivelazione privata: provi a rileggere. Una rivelazione privata non “costringe” il credente e tanto meno il non credente.
    Invece la logica di solito “costringe” a misurarsi con la sensatezza di ipotesi ed evidenze.
    Se poi una rivelazione privata può avvalorare la logica o meglio, illuminare la scena così da capirci meglio, beh, non poniamo limiti alla Provvidenza.
    In effetti la Genesi biblica è bistrattata da chi la cataloga immediatamente “mito”. L’evoluzionismo è idolatrato da chi lo cataloga immediatamente “scienza”. La Bibbia è maltrattata da chi la cataloga immediatamente “legge”, avvitandosi nei tortuosi meandri di farisei, integralisti coranici, testimoni di Geova e “religiosi del libro” vari…
    Rimando al link già pproposto nel mio precedente articolo: Anche quello arriva a ricordare la rivelazione privata di Don Guido.
    Dopo comunque aver sciorinato pagine di dati sperimentali e osservazioni metodologicamente sensate.
    E dopo aver risollevato Darwin dalla scomodissima posizione dove l’hanno messo i suoi ignorantissimi strumentalizzatori.

  10. A Giuseppe

    So benissimo che Darwin è “superato” dall’evoluzionismo più recente.

    Il problema è che è scientificamente improbabile, per non dire impossibile, che l’uomo discenda dalla scimmia, essendo indimostrato il passaggio spontaneo da una specie a un’altra e non essendoci sperimentalmente la possibilità di avere tempi millenari per dimostrarlo (l’ha accennato il Padre Cavalcoli).

    Come già espresso da altri prima, Mendel e il DNA hanno non solo superato Darwin (che comunque non aveva detto nulla di ciò che gli fan dire gli evoluzionisti), ma impediscono di avvalorare l’ipotesi dell’evoluzione da scimmia a uomo. Caso mai, e concordo con altri interventi, potrebbe essere ipotizzato un altro passaggio: da una decadenza della specie a una sua faticosissima riemersione dall’imbestialimento.

    Come ha ben spiegato Enrico c’è però un dato importante che va tenuto fermo: niente succede per caso. C’è una volontà che lo vuole. Una volontà ha “disordinato”, l’Altra (per usarle il rispetto di Alvaro) ha voluto il bene, il bello e il vero e lì ci sta conducendo, con infinita pazienza e facendosi mettere in croce per riuscirci.

  11. Estrapolo per comodità alcuni passaggi del lavoro del Dr. Martelli al quale rimandava il mio primo scritto in questo forum, impropriamente e scioccamente da me definito “articolo” in quello successivo delle 10.57 di oggi (e me ne scuso).

    Scrive Martelli:

    Furono i Neodarvinisti, di ideologia atea, coloro che impropriamente usarono il nome di Darwin per auto referenziarsi, e che utilizzarono il termine ‘evoluzione’ con quel significato che anche oggi diamo a questo termine, ma che non rispecchia il modo di pensare di Darwin. Essi intesero per evoluzione ‘un continuo naturale processo di cambiamento delle specie’. Videro nella specie un continuo divenire inarrestabile e spontaneo. In modo poco ortodosso, interpretarono il motto di Darwin “Natura non facit saltus” con un significato semplicistico e assolutamente opposto a quello originale, ossia dissero che in natura non avvengono salti ma ‘continui’ cambiamenti casuali, ‘continue’ trasformazioni e che questi nuovi caratteri acquisiti, se utili alla specie, vengono trasmessi alla prole. Qualora questi cambiamenti avessero prospettive vincenti nella naturale selezione, essi potrebbero affermarsi e modificare una specie in un’altra. Un vero falso ideologico!

    Secondo i Neodarwinisti, dunque, le specie si modificherebbero gradualmente per effetto del ‘caso’ e si affermerebbero per effetto dell’‘ambiente loro favorevole’ e della ‘selezione’. In questo modo si passerebbe in maniera spontanea da una specie ad un’altra. Un’interpretazione alquanto arbitraria della teoria della Filogenesi espressa da Darwin!

    La verità è che le formiche, o le orate, o gli squali e così via, pur esistendo da centinaia di milioni di anni prima della creazione dell’uomo, sono sempre rimasti immutati nel tempo!

    …La scienza pone sempre delle sorprese perché questa sì è in continua evoluzione! Ciò che ieri pareva insuperabile, oggi non lo è più; ciò che oggi pare assoluto, domani potrebbe dimostrarsi superato. Ed è quello che è accaduto nel 1963 con la scoperta del DNA. La lettura, per ora ancora solamente parziale, della struttura della cellula ha dato l’illusione alla scienza d’essere arrivata alla comprensione di tutto il processo evolutivo. Ciò che non fu leggibile o comprensibile venne chiamato eufemisticamente ‘spazzatura’.
    La somiglianza della maggior parte dei geni umani e di quelli delle scimmie antropomorfe fece credere che fra le due specie ci fosse veramente una continuità genetica, avvalorando l’ipotesi che in natura tutto si evolva verso una maggior perfezione. Tutti i libri di testo scolastici e i documentari naturalistici oggi mostrano come l’uomo si sarebbe lentamente evoluto passando dallo stato animale alla posizione eretta e ad una maggior capienza cerebrale. Perfino in internet le espressioni di Darwin ‘anello di congiunzione’ e ‘Natura non facit saltus’ non vengono riportate con i significati originali, nemmeno come citazioni. Del primo viene detto che è l’individuo di una specie da cui partono due rami distinti. Del secondo abbiamo già parlato. Tutto confluì in un evoluzionismo
    radicale. Si costruì un teorema e guai a colui che avesse osato dissentire da questo pensiero ideologico.

    Solo assai più tardi della scoperta del DNA, ossia non più di qualche anno fa, alcuni scienziati poterono constatare l’infondatezza scientifica della teoria evoluzionista.
    Già lo studio delle probabilità aveva dichiarato quanto fosse improbabile, se non addirittura impossibile, il passaggio dalla non-vita alla vita. Non parliamo poi della vita organizzata, come quella della struttura di un bacillo o dell’occhio o di un organo riproduttivo! E, per precisare ulteriormente, si constatò che le così dette ‘mutazioni’ cromosomiche non riguardano ‘mai’ il numero dei cromosomi, ma sono sempre limitate alla grandezza, al colore, ad aspetti secondari! Sono, cioè, soltanto delle ‘micro-mutazioni’.

    Purtroppo ancor oggi solo pochi coraggiosi osano mettere sotto accusa l’evoluzionismo. E grazie al Padre Cavalcoli, che non ha paura di farlo, malgrado gli orsachiotti AlphaT su per i monti :-) .

  12. Hai detto bene Enrico: bordeggia… ma non la dice.
    Quanto a essere “una sciocchezza” è quello che ho pensato anch’io la prima volta che l’ho letta. Poi ho riletto e l’ho trovata più sensata di quanto non apparisse…
    Ma è solo un’opinione personale, che si sforza di misurarsi con un’ipotesi di lavoro e osserva i dati presentati senza pregiudizi.
    Osserva però che cosa insegnano (sulla creazione e sull’evoluzione) sui libri di scuola (anche le paritarie…), alle immagini che campeggiano nei musei di storia naturale, a che cosa sostengono (quello sì ereticamente) molti cristiani…
    E questa (purtroppo) non è un’opinione personale: è un dato di fatto!

  13. Enrico, hai (anche questa volta) perfettamente ragione.
    Infatti non c’è nessun “trio”.
    Ma c’è un peccato: Dio ha detto di evitarlo e l’uomo non l’ha fatto. Ogni peccato viene da una volontà “alternativa” a quella di Dio. Non per niente Gesù insegna a pregare il Padre dicendo “Sia fatta la tua volontà”.
    La questione è che per “peccare” deve esserci la possibilità di farlo: Dio agisce nella storia e nella natura e l’uomo altrettanto, in un contesto concreto, non nel nulla delle idee senza “carne”.

  14. @ Enrico

    Sono davanti al PC insieme a peccatore e condivido quello che ti ha scritto.

  15. @ Enrico (e non solo)

    E’ un mio vecchio “pallino”: l’uomo moderno postula che dal pensiero discendano i fatti, mentre il cristianesimo (o in genere il credere a Dio) ha chiaro che è l’essere a fondare il pensiero…
    Cioè ci sono delle cose e me ne vengono in mente altre.
    Ad esempio:
    Gesù risorto ha “costretto” i discepoli a credere a tutto ciò che Gesù aveva detto, per esempio (vedi recente libro del Papa) a considerare i misteriosi avvenimenti al tempo della nascita e dell’infanzia di Gesù, alla luce della Pasqua.
    In altri termini quello che accade mi porta a misurarmi intellettualmente, alla luce delle conoscenze, sull’evidenza: ecco perchè si parla di rivelazione o autocomunicazione di Dio.
    Altrimenti sarei io a “costruirmi il mio film” e a credere quel che voglio: certi “cristiani adulti” sostengono (a torto) che sarebbe indifferente per la loro fede se venissero trovate le ossa nella tomba di Gesù. Dicono che Gesù è risorto nella fede di chi “crede nel suo messaggio”… Molto pericoloso (eretico), non trovi?
    Tornando indietro nei secoli, Abramo credette, al punto da essere disposto a sacrificare Isacco sul Moria, non perchè fosse un cieco fideista e un padre snaturato, ma perchè era stato “confermato” nella propria fede da quello che gli era capitato fini lì, al punto da obbedire anche quando la richiesta sembrava sfidarne la ragionevolezza e contraddire la promessa ricevuta.
    Adamo invece ritenne di “cibarsi” anche dell’albero proibito: tipico di chi, data una certa situazione, ritiene che “Dio sia invidioso di lui” e che sia meglio “mettersi in proprio”.
    Perciò la nostra è più che mai l’epoca dell’etsi Deus no daretur, la quintessenza dell’uomo che si autoproclama “dio” e che nicianamente proclama che “dio è morto”…
    Tutto si tiene…

  16. Caro Alpha,
    1. quale sarebbe la “prospettiva confusa sul dato scientifico”?
    2. Accetto l’evoluzione dall’uomo primitivo, dopo la cadura dall’Eden, all’uomo d’oggi. Questa è scientificamente dimostrabile. L’evoluzione dalla scimmia all’uomo l’accetto non nel senso di ammettere un assurdo uomo-scimmia, ma nei limiti consentiti da Pio XII.
    3. Il dato di fede è fermo ed intoccabile, se no, non è un dato di fede. Non è aprioristico, ma suppone la ragione. Dove sarebbe ciò che non va circa quanto dico sulla fede?
    4. Di quale “composizione” parla?
    5. Mi faccia un esempio di “strafalcione” che avrei detto parlando del rapporto mente-cervello.
    6. E’ ovvio che come sacerdote e teologo devo insegnare il Vangelo, ma ho anche l’obbligo di mostrare la conciliabilità della scienza con la fede e viceversa l’opposizione della fede a una falsa scienza. Ho forse sbagliato nel far ciò? Se ho sbagliato, dove ho sbagliato?
    La prossima volta invece di fare un serie di accuse indimostrate e gratuite, ne faccia una sola è la motiv.i con argomentazioni ragionate. Questa è la maniera seria e onesta di discutere. Altrimenti posso benssimo pensare che lei abbia solo voglia di litigare. Chi glie lo fa fare?
    P.Giovanni Cavalcoli,OP.

  17. anche litigare può essere una strada percorribile se conduce ad avvicinare mondi lontani,non credo che esista conversazione noiosa su temi così sentiti.Personalmente,traggo un piacere enorme dai vostri commenti,e ricordo un detto humor di Bruce Marshall:”la conversazione languisce,come spesso accade quando si parla bene del prossimo”.
    Saluti

  18. Stimato Padre Cavalcoli,
    scrivendo

    “accetto l’evoluzione dall’uomo primitivo, dopo la cadura dall’Eden, all’uomo d’oggi. Questa è scientificamente dimostrabile”

    lei afferma una cosa vera e una (me lo consente) potenzialmente più ambigua.
    Cerco di spiegarmi: l’uomo primitivo è certamente quello “prima di adesso”, ma non è “l’iniziale”.
    Il quale (per dato di fede, alla quale è bene non rinunciare almeno come premessa metodologica) era perfetto, in quanto a immagine e somiglianza di Dio. Dunque ad un inizio “buono” è seguito un “dopo” meno buono, che è “prima” di quello che vediamo oggi.

    Quale è dunque “l’evoluzione” di cui parliamo? Se ci mettiamo un po’ di genetica essa non ha mai riguardato un essere con un numero di cromosomi differente da 46 (le scimmie ne hanno 48). Cioè se di evoluzione parliamo essa è “intraspecie” e non da una specie all’altra.

    Su questo è bene essere fermi, franchi e categorici. Altrimenti prima di creare problemi alla religione siamo già vacillanti sulla scienza: all’evoluzione non va dato alcun credito differente da quello che le compete scientificamente: se invece essa diventa un’idea (così anche come la fede e persino Dio si fanno “idee”) è tutto un altro discorso. Invece, come già scritto in precedenza da “peccatore” in questa discussione “Dio agisce nella storia e nella natura e l’uomo altrettanto, in un contesto concreto, non nel nulla delle idee senza “carne””. Solo in questo ambito la scienza ha qualcosa da dimostrare e -se si approfondisce- la fede rettamente cristiana non ha nulla da temere, anzi…

  19. Gentile Claudio, chiedo scusa se mi permetto di anticipare Padre Cavalcoli, ma un sito “tutto sostanza” da visitare è questo:

    http://www.arpato.org/index.htm

    Poi ci sono delle registrazioni audio di conferenze e lezioni di padre Tomas su Gloria TV: basta entrare nel sito e scrivere “padre tyn” nel motore di ricerca.

  20. Cari Claudio e Ruggero,
    sono contento che abbiate scoperto il Servo di Dio Padre Tomas Tyn (1950-1990), una spelndida figura di sacerdote, domenicano, teologo.
    Se volete maggiori informazioni su di lui, potete visitare il sito della Postulazione: http://www.studiodomenicano.com (icona Tyn).
    Un caro saluto.
    P.Giovanni

  21. Cari Amici,
    ho notato con piacere che il mio articolo su Adamo ed Eva ha suscitato un’enorme discussione, molto interessante. P.Giovanni

  22. Caro Ruggero,
    sono d’accordo nel distinguere uomo “primitivo” da uomo “iniziale”, che chiamerei anche “originario”. Il primo potrebbe essere l’uomo del passato, immediatmente dopo la caduta, del quale abbiamo i reperti paleoantropologici. Il secondo è la coppia dello stato d’innocenza prima del peccato originale, del quale ci parla la fede. P.Giovanni Cavalcoli,OP

  23. Caro Orange,
    chi litiga con un altro gli manca di rispetto e mostra di non saper dialogare. Se non sei d’accordo con qualcuno, devi esporre le tue ragioni e non limitarti a fare delle accuse. Oltre a ciò devi consentirgli di rispondere e non rovesciargli addosso tutte queste accuse mettendolo nelle condizioni di non poter rispondere, soprattutto nel poco spazio di un blog come questo. Che poi Alpha non si sia comportato bene con me è dato dalla riprova che non si è più fatto vivo e non è stato capace di rispondere a nessuna delle mie domande, probabilmente perchè non ha obiezioni valide. Interventi come i suoi, quindi, sono improduttivi e fanno danno sia a chi interviene sia alla persona alla quale ci si rivolge. In questi casi, se chi interviene ha qualche ragione da sostenere, si mostra incapace di dimostrare il valore delle proprie idee, e col suo atteggiamento offensivo l rende odiose le sue ragioni presso colui al quale si rivolge. Facilmente nei litigi ci si lascia prendere dalla passione e si perde quella lucidità mentale che è necessaria nell’affermazione e nella ricerca della verità. Altra cosa invece è la controversia, la disputa, il dibattito, la discussione. Qui è lecito contraddire un altro, ma va fatto sempre secondo le regole della logica, del rispetto altrui e della buona educazione. In tal caso si ottiene un arricchimento reciproco ed è salvo il reciproco rispetto.

  24. Ringrazio Padre Cavalcoli della replica.

    Aggiungo questa riflessione, in parte già emersa da altri precedenti interventi: Dio ha creato e ha fatto tutto bene. Tra gli esseri creati, ne ha fatto uno a sua immagine e somiglianza, capace cioè di intendere e di volere.

    Oggi è l’Immacolata Concezione della beata sempre Vergine: in lei la grazia di Dio ha disposto che non ci fosse la macchia originale e Maria è colei che è piena di grazia perchè è stata capace di corrispondere alla grazia di Dio, senza sporcarla.

    Anche Adamo era “pieno di grazia”, però ha disobbedito (dico Adamo perchè è ad Adamo che Dio chiede conto): dunque essere senza peccato originale di per se stesso non è una “magia” che preserva dalle opportunità, onori e oneri, della propria volontà.

    Il peccato originale è stato commesso in una situazione “ideale” per l’uomo: Gesù è venuto (incarnandosi nel grembo di Maria) per riscattarci dalla condizione di schiavitù al peccato dentro la quale nasciamo, avendo perduto l’idealità della creazione tramite conseguenze non solo morali, ma anche fisiche e psichiche della perfezione originale.

    Come Mosè prese il popolo in schiavitù e lo condusse 40 anni nel deserto prima di giungere alla terra promessa dell’antica alleanza (e Mosè non la vide da vivo), così evidentemente Gesù, liberato il popolo attraverso la croce e attraversato il mare della vita che non muore nella resurrezione, sta conducendo la Chiesa nei suoi “40 anni” di peregrinazioni storiche in vista del compimento delle promesse della nuova alleanza.

    La Chiesa che sta attendendo il “Signore che viene”: lo fa nella consapevolezza che essere “pieni di grazia” è possibile solo a motivo di imitare Gesù Cristo e di “fare tutto quello che ci dice”. Il santo padre nel suo ultimo libro opportunamente illustra il misterioso interagire della grazia (di Dio) e della libertà (dell’uomo): Gloria a Dio nell’alto dei cieli (la Sua gloria, la Sua luce) e pace in terra agli uomini “del suo compiacimento”. Non certo la nostra generica “buona volontà” ci donerà la pace del cuore per liberarci dalle derive superbe che costarono il peccato originale.

    E’ l’essere imitatori di Gesù che corrisponde al compiacimento del Padre: Dio ama ogni creatura, ma non è automatico che una creatura ami Dio. Dio invia grazie copiose, ma non è automatico che l’uomo le accolga. Dio è già perfetto in sè: la volontà umana non aggiunge gloria a Dio, ma una volontà contraria ne spegne nei nostri cuori la pienezza della Sua grazia.

    Perciò Dio si è fatto carne: perciò Maria è stata “spazio per Dio”, cuore umano immacolato capace di Dio. Perciò Maria è assunta in cielo e il suo corpo non ha conosciuto la corruzione della carne.

    Il peccato originale ha corrotto l’umanità. Il peccato attuale non fa solo il male del peccatore, ma inquina la creazione. Ognuno di noi ha una responsabilità sociale e comunitaria dei propri peccati, anche se a ciascuno di noi Dio riserva privatamente la grazia del perdono e ognuno di noi si gioca personalmente il destino eterno: Dio non boccia e non promuove, ma prende atto di come accogliamo la sua grazia, potenzialmente per tutti, ma storicamente rifiutata da molti.

    L’evoluzione della specie umana, di 46 cromosomi, mai associata a scimmie o altre bestie, è voluta da Dio nel portarci a divinizzare l’uomo, fatti figli adottivi e coeredi con Cristo: ma è rifiutata dall’uomo che fin dai tempi del primo peccato ha ritenuto di non fare la volontà di Dio, mettendosi superbamente “in proprio”: la nostra epoca è fortemente satanica, tanto più quanto anche chi crede si trova a negare, mitizzare, snaturare o sminuire la dinamica del peccato originale e le modalità storiche con cui Dio è intervenuto e interviene nella storia per rimediare, rispettando la volontà degli uomini.

    Mi permetto di rimandare a concetti già pubblicati sulla Bussola

    http://www.lanuovabq.it/it/archivioStoricoArticolo-limmacolata-concezioneuna-grazia-storica-3791.htm

  25. @ Padre Cavalcoli
    Caro padre,concordo con lei.In effetti tifavo per un avvicinamento di 2 opposti,ma qualunque confronto si deve impostare sul rispetto e sulle regole.a volte tra le persone si aprono abissi invalicabili,e l’orgoglio spesso giuoca brutti scherzi,ritengo la via della semplicità la più lineare per arrivare ai cuori prima che ai cervelli.
    La saluto e la ringrazio

  26. Caro Alpha,
    quello che mi è piaciuto nel suo lungo intervento è il suo interesse per argomenti così importanti come il senso del racconto biblico della creazione, la questione dell’origine dell’uomo e del rapporto mente-corpo, nonché la questione del rapporto fede-scienza.
    Ho notato tuttavia che benchè lei parli di Dio e della fede, tuttavia non ha un concetto giusto della fede cristiana, della quale lei dice: “La fede non è un dato a priori da porre in posizione assoluta più alta, alla luce della quale giudicare la scienza”. Invece la fede è proprio questo. Infatti il sapere di fede, essendo basato sulla divina rivelazione, è verità assoluta ed infallibile, per cui non può non giudicare la scienza, che è frutto della semplice ragione umana, che è fallibile e soggetta alle incertezze dell’opinabile.
    L’oggetto della fede, che lo Spirito Santo ispira al credente, è di per sé il mistero di Dio e del suo piano di salvezza per l’uomo, ma secondariamente tocca anche dei dati che di per sé possono essere dimostrati dalla ragione, come la stessa esistenza di Dio, la creazione del mondo e dell’uomo, la legge morale naturale e il fine ultimo naturale dell’uomo, l’esistenza del male e della virtù.
    Quando si parla di “scienza”, bisogna distinguere. In generale il sapere scientifico è la conoscenza razionale, certa e dimostrativa ricavata dall’esperienza e fondata sul principio di causalità. Ma si danno due piani del sapere scientifico: esiste la scienza sperimentale delle realtà fisiche o materiali, ed esiste la scienza filosofica delle medesime realtà, che però ha per compito precipuo la conoscenza del mondo dello spirito: anima umana, valori morali, angeli, Dio e quanto riguarda il mondo del divino. La fede cristiana ha per oggetto soprattutto il mondo soprannaturale della grazia divina, ma anche riguarda anche l’uomo stesso, gli angeli e la condotta umana in quanto regolata dalla volontà divina in vista della vita eterna.
    Per il cattolico il dato di fede, basato sulla Sacra Scrittura e sulla Sacra Tradizione è infallibilmente interpretato, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, dal Magistero della Chiesa sotto la guida del Papa. L’insieme delle dottrine della fede è contenuto sinteticamente nel Catechismo della Chiesa cattolica.
    In base a ciò è dunque evidente che è la fede a giudicare la scienza e non viceversa. La pretesa da parte della scienza di giudicare la fede è una forma di superbia – qui infatti l’uomo pretende di saperne più di Dio o alla pari di Dio o quanto meno di sapere più di quanto possa sapere. Abbiamo qui lo “gnosticismo”, se si tratta della filosofia (per esempio la pretesa di Hegel di porre la filosofia al di sopra della religione), oppure lo “scientismo”, se si dà la pretesa della scienza sperimentale di costituire il vertice del sapere raggiungibile dall’uomo, con eventuale esclusione della metafisica, della morale, della religione, della teologia o della fede. Diverse sono le forme dello scientismo, per esempio l’empirismo, il positivismo, il materialismo, il fenomenismo.
    Dal suo concetto sbagliato di fede sorgono per conseguenza logica le sue tesi circa quanto ho detto a proposito dell’origine dell’uomo e sul rapporto tra mente e corpo. Anche queste tesi, fondate su di un principio sbagliato, per conseguenza sono sbagliate.
    Per quanto ho detto circa l’origine dell’uomo, mi sono attenuto all’insegnamento della Chiesa, soprattutto Pio XII, per cui le sue obiezioni, per quanto riferite ad una competenza scientifica che io riconosco di non avere e che rispetto cordialmente, non fanno presa su quell’insegnamento, così come la scienza non può giudicare la verità di fede. Perché le sue obiezioni fossero pertinenti, lei dovrebbe porsi dallo stesso punto di vista della dottrina della Chiesa e allora sarei disposto ad accettarle, perché riconosco che potrei aver sbagliato nell’interpretare quella dottrina. Il caso Galilei non centra per nulla perché là non c’erano in gioco dogmi di fede, mentre qui si tratta di verità dogmatiche.
    Ma lei non solo non segue questo metodo, ma esprime anche sul piano della scienza delle tesi inaccettabili. Infatti si deve dire che non solo la fede giudica la scienza, ma che anche la scienza filosofica, nella fattispecie l’antropologia filosofica, giudica la scienza sperimentale per il fatto che mentre questa resta racchiusa, come lei dice bene, nell’“osservabile”, ossia in ciò che è sperimentalmente verificabile o che direttamente o indirettamente cade sotto i sensi, la scienza filosofica, che culmina nella metafisica e nella teologia razionale, considera il mondo del puro spirito o del puramente intellegibile o pensabile, che – come ho già dimostrato in mie precedenti interventi – è immensamente più elevato, più potente e quindi più soddisfacente, più pregiato e più desiderabile: il mondo sconfinato della spiritualità, delle virtù, dell’arte, della cultura, della stessa scienza, della sapienza, della bellezza, della religione, della teologia, mondo a sua volta superato dalla conoscenza di fede, che ci apre orizzonti ancora superiori, quelli supremi, come quello della Parola di Dio, della santità, della mistica, della beatitudine eterna dopo la vita presente.
    Ho già spiegato nei miei interventi precedenti come non si può ammettere che “la mente è un prodotto del cervello” né che “il pensiero nasce dall’attivazione di neuroni in gran numero”. Il cervello non basta a produrre il pensiero, se no, per spiegare il pensiero basterebbe la bioneurologia. Invece il pensiero si spiega propriamente con le scienze filosofiche, come la psicologia, la gnoseologia, la logica e la critica della conoscenza. Io sarò ignorante nel suo campo, ma lei è ignorante nel mio, e nonostante a ciò si permette di insegnare a me nel mio campo, mentre io non mi permetto assolutamente di entrare nel suo che, come ho detto, rispetto pienamente, purchè però non invada il mio campo.
    Il cervello ha una sua propria attività fisica e produce proprie sostanze fisiche che non c’entrano per nulla col pensiero, che è un’attività immateriale e spirituale e che quindi può e deve essere spiegata con un principio o una causa superiore, proporzionata e sufficiente, altrimenti non facciamo scienza, ma lavoriamo di fantasia e non sono io a far ridere i non credenti che ragionano, ma è lei, perché anche un non credente ragionevole applica il principio di causalità che dice che il più non può essere spiegato dal meno e cioè che la causa, per poter essere esplicativa, deve essere superiore all’effetto, altrimenti non spiega niente. Se io dico che il romanzo Nel nome della rosa di Umberto Eco è stato prodotto dal suo computer e non dalla sua mente, faccio ridere qualunque persona di buon senso. Ora lei con la sua insostenibile teoria che il pensiero sarebbe una secrezione del cervello, dovrebbe rendersi conto che è lei a far ridere coloro che sanno veramente riflettere sul rapporto mente-cervello.
    Dunque cerchi di riflettere lucidamente, lealmente e con calma e non insista. La ringrazio per gli auguri di Natale. Non credo che il Natale sia stato una secrezione dei neuroni cerebrali, ma sia venuto da qualcosa di più in alto.
    P.Giovanni Cavalcoli,OP

  27. aro Alpha,
    ho gradito il suo nuovo intervento e il tema è molto interessante, un tema che coltivo da quarant’anni: il rapporto tra scienza, filosofia e fede. C’è solo una difficoltà, che purtroppo non ho il tempo per leggere con la dovuta attenzione quanto lei dice. La pregherei, quindi, se crede, di fare un intervento molto più breve, riassuntivo, come è del resto nello stile di questo blog, e le risponderò molto volentieri.

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