“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”

Mirco Marchelli, 2007, Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Lezionario domenicale-festivo. Anno B, tra pagg. 12-13

Colletta

O Dio, nostro Padre,
nella tua fedeltà ricordati di noi, opera delle tue mani,
e donaci l’aiuto della tua grazia,
perché, resi forti nello spirito,
attendiamo vigilanti la gloriosa venuta di Cristo tuo Figlio.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B – Domenica 2 Dicembre 2023

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg


«Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani» (Isaia 63,16-17.19; 64,2-7).

Il profeta supplica il Signore a nome della comunità che si è allontanata dall’Alleanza perché intervenga come Padre e Redentore. Questa fiducia rende possibile il perdono di Dio che è sempre pronto ad accogliere. L’Incarnazione di Cristo è la risposta di Dio alla supplica dell’umanità che Isaia sintetizza invocando il Signore: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!».
Con la tavola «Il Signore, padre del suo popolo», Mirco Marchelli riscrive (2007) la pagina d’Isaia, realizzata con cera, pigmenti, gesso, per la I domenica d’Avvento («Lezionario domenicale/festivo. Anno B», tra pagg. 12-13). La parte superiore della composizione presenta forme e accostamenti geometrici a colori vivaci, in una visionarietà contemplativa della realtà di Dio narrata in una base di bianco avorio. Da quest’atmosfera prende origine la parte inferiore che, nella stesura di un azzurro chiaro, richiamo all’acqua, sembra dar vita ad un insieme di forme quasi circolari in movimento.

Marchelli riesce a creare una composizione simbolica ed allusiva al mondo dell’inafferrabile dove le due parti si alternano e dialogano in maniera insolita e affascinante.
Favorisce la riflessione la seconda parte di «Per arrivare a te sino a toccarti», scritta dal poeta Luca Ghiselli:

«Dovrei ascoltare il tempo che trapassa,

non disperare se il presentimento

della Tua volontà si serba ignoto.

Per una sola cosa che io conosco:

Tu sei l’attesa – attendere, dovrei,

per arrivare a Te sino a toccarti».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.

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Autore: Libertà e Persona

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