Origene e Celso

Dopo aver fornito nei precedenti articoli (primo articolosecondo articolo) informazioni biografiche su Origene e l’approccio da lui adottato alla comprensione delle Sacre Scritture, nel seguente articolo si mettono in evidenza le posizioni di Celso (filosofo pagano) nei confronti del Cristianesimo e dei cristiani e allo stesso modo la risposta di Origene alle istanze poste dal filosofo.

CHI ERA CELSO?

Celso è stato un filosofo greco antico del II secolo, di ispirazione platonica, vissuto nel regno di Marco Aurelio. Il suo nome è tipicamente latino, infatti alcuni sosteneva che fosse un romano orientale più che un greco. Di Celso è giunta una sola opera: Alethès logòs, ossia la vera dottrina, la vera parola, discorso vero, discorso di verità. Egli scrisse questa opera per contrastare la dottrina cristiana. Non si posseggono informazioni circa la data di stesura, secondo gli storici una possibile datazione potrebbe essere durante il lungo conflitto tra Marco Aurelio e i Marcomanni (tribù germaniche), all’incirca nel 172. 

CONTENUTO DELL’OPERA Alethès logòs 

morte i discepoli hanno dato vita ad una religione: il Cristianesimo che non avrebbe alcuna radice nella tradizione ebraica e quindi nell’Antico Testamento. La stessa idea di risurrezione altro non sarebbe che una follia, anche perché secondo la filosofia greca una divinità non può incarnarsi ed essere condannata ad una morte atroce come la crocifissione. Celso nella sua dissertazione non fa mancare le critiche alla fede ebraica, egli infatti li reputa illusi perché ancora propensi ad attendere la nascita del Messia. Si evince che per Celso il Cristianesimo è una realtà fittizia anche perché i suoi fautori sono uomini e donne appartenenti ad un ceto sociale inferiore, analfabeti che con l’intento di promettere una vita ultraterrena ove ogni lacrima sarà asciugata, attraggono masse di incolti che abbandonano le tradizioni romane, compresa la religione civile di Roma e annunciano una nuova fede: Gesù, il Cristo, morto e risorto per donare la vita eterna. Di seguito si riporta uno stralcio di quanto Celso ha scritto nel Il discorso vero a contrasto alla persona di Gesù e ai cristiani tutti: 

Di esser nato da una vergine, te lo sei inventato tu Gesù. Tu sei nato in un villaggio  della Giudea da una donna del posto, una povera filatrice a giornata. Questa fu scacciata dal marito, di professione carpentiere, per comprovato adulterio. Ripudiata dal marito e  
ridotta a un ignominioso vagabondaggio, clandestinamente ti partorì. A causa della tua povertà, hai lavorato come salariato in Egitto, dove sei diventato esperto in taluni poteri, di cui vanno fieri gli Egiziani. Poi sei tornato e, insuperbito per questi poteri, proprio grazie ad essi ti sei proclamato figlio di Dio. Ma l’invenzione della nascita da una vergine è simile alle favole di Danae, di Melanippe, di Auge e di Antiope.
Celso Il discorso vero, I 28, pp. 65 – 66 

Da quanto riportato si comprende l’astio e l’incredulità di Celso nei confronti dell’Incarnazione di Gesù e della dottrina cristiana. Negare la verginità di Maria è atto grave, in quanto si nega l’inviolabilità della Vergine e allo stesso modo di Giuseppe. Definire le azioni soprannaturali di Cristo (i miracoli) gesti di superbia e potere è atto grave, perché essi sono interventi divini dediti alla cura dell’uomo e alla certezza della Risurrezione. Celso inoltre sostiene e riconosce che vi possano essere degli uomini innocenti, che non hanno bisogno di redenzione, infatti prosegue così: 

Il dio dei cristiani è stato inviato ai peccatori; perché non agli innocenti? 

Che male c’è a non avere colpe? Perché questa preferenza per i peccatori? 

I cristiani dicono queste cose per esortare i peccatori, poiché non sono capaci di attirare chi è veramente onesto e giusto. Per questo spalancano le loro porte  agli uomini più empi e abominevoli. Il loro dio, schiavo della pietà per chi si  lamenta, consola i malvagi e respinge coloro che non fanno niente di male. 

Questo è il colmo dell’ingiustizia.

Celso, Il discorso vero, III, 62, 64, 65, 71

Celso ovviamente ragiona da pagano, egli come molti greci del suo tempo e della sua ragione sociale non crede alla soprannaturalità dell’esistenza. Lo stesso Platone definiva le divinità realtà altre rispetto all’uomo, sempre felici e soprattutto perfette. Dio in Gesù si è fatto uomo per condurre mediante il sacrificio del Figlio alla reale perfezione: la vita eterna. Il filosofo pagano reputa l’innocenza una questione morale, ossia non sporcarsi degli atti più gravi, ma la storia insegna che nessuno è realmente innocente. L’innocenza è offerta da Cristo e dalla sua Chiesa, che con il Battesimo, la Riconciliazione e l’Eucaristia sacramenti fondamentali, si acquisisce nuovamente la purezza persa di continuo a causa della caducità, quindi della concupiscenza. Dio non respinge alcun uomo! Egli è il fautore della realtà umana, come potrebbe ripudiarla? Le ingiustizie di ogni genere ed epoca, le ha addossate su di se affinché chi crede nella verità viva libero da ogni ombra di dubbio. A Celso è mancato l’incontro con il vero Dio, con la vera filosofia di vita che Origene riconosce nel Cristianesimo. Ogni periodo storico ha avuto diversi Celso, che hanno tentato di abbattere Gesù e la sua Chiesa, ma Egli che è l’archè, il logos vincitore delle tenebre e del dubbio non permette che il male abbia la meglio sulle creature da lui amate e redente con il sangue della croce.  

RISPOSTA DI ORIGENE A CELSO

Origene prende posizione nei confronti di Celso, concentrandosi anzitutto sulla questione dell’innocenza che ha sede nel libero arbitrio. Ogni soggetto è stato da Dio creato a sua immagine e somiglianza, quindi razionale e capace di decidersi e di orientarsi verso il bene, ma a causa della concupiscenza l’umano perverte se stesso e le realtà materiali ( desideri, pulsioni, inclinazioni personali e molto altro). Non vi è quindi un uomo naturale giusto, ma piuttosto esiste un umanità giustificata dall’unico giusto che è Cristo, la verità, il Bene Sommo per eccellenza dal quale scaturiscono gli altri beni. L’uomo quindi destinatario della grazia in quanto essere razionale, dovrebbe anelare a Dio. Come ben affermava San Tommaso d’Aquino ogni essere vivente sulla terra in primi l’uomo è creato perché a Dio converga. Tutta la creazione è stata pensata dall’Onnipotente come un inno di lode a Lui, che per invidia dell’antico serpente si è smarrita. Celso poi in riferimento a Maria, la Vergine Santissima riconosce che Gesù per salvare l’umanità doveva assumere una sembianza umana e Maria fin dalla creazione è stata pensata e scelta dal Padre, come colei che doveva ospitare nel proprio grembo il Messia, il Salvatore che tutto ha condiviso con l’uomo eccetto il peccato. Dio non poteva salvare il genere umano senza pensare al cruento sacrificio del Figlio, in quanto solo mediante la croce si è spezzato il giogo di Satana. Ovviamente prima della venuta di Cristo Dio non ha mai fatto mancare il proprio sostegno e la propria proposta di salvezza mediante i profeti, ma essa però non bastava in quanto limitata e a volte ridotta ad una versione personalista ed ecco quindi la nascita del Verbo che con la Passione, Morte e Risurrezione ha reso candido l’uomo proprio come all’atto della creazione (Genesi). Il fine dell’uomo? Ritornare all’eternità ove contemplerà e vivrà definitivamente di Dio. Come citato nelle pagine precedenti a Celso è mancato l’incontro con la persona di Gesù. Le motivazioni non sono pervenute, ma si può affermare che la ragione se non è unita alla fede sfocia nel relativismo e il rischio in cui si incorre è il divenire autoreferenziali. 

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Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione.

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