IL METODO DI ORIGENE

Nel precedente articolo si è illustrata la biografia di Origene, in questo nuovo si approfondisce il pensiero del filosofo e teologo, attraverso un commento al suo metodo di approccio alla Sacra Scrittura. 

METODO DI ORIGENE 

Origene è una delle personalità più determinanti del pensiero cattolico. Come esplicitato nel precedente articolo, egli fu un brillante teologo, maestro, ma anche un vero testimone della dottrina. Sosteneva infatti che quanto compreso dalla lettura delle Sacre Scritture, deve essere anche vissuto nella vita. Ma in che senso Origene ha dato una svolta nel pensiero cristiano? Egli utilizzava la teologia(scienza che indaga su Dio e sapere critico della fede), per spiegare le Sacre Scritture. Quindi tra teologia ed esegesi vi è circolarità. Tutta l’opera letteraria di Origene consiste nella spiegazione della Bibbia, accompagnata dalla riflessione dogmatica, filosofica, apologetica, ascetica ed anche mistica. Un secondo

approccio fu quello di proporre la lettura della Bibbia attraverso il metodo della Lectio, avvalendosi anche di commentari, ossia riflessioni minuziose di versetto in versetto del testo sacro. Come già citato prima la Scrittura deve accompagnare l’intera vita del cristiano, Origene infatti durante i sermoni alla luce di quanto proferito e compreso indicava i vizi da evitare e le virtù da seguire, con l’intento di giungere alla salvezza, che si ottiene attraverso la partecipazione attiva ai Sacramenti e la costante meditazione della Parola di Dio, che è vitale, che rinfranca e guida alla vita eterna.

ORIGENE E LA PREGHIERA: LA LECTIO 

Chi prega si salva, chi prega poco è in pericolo, chi non prega si danna! Sant’Alfonso Maria de Liguori metteva appunto in guardia dalle derive nelle quali si poteva cadere se si viveva senza preghiera. Origene, vissuto secoli prima rispetto a Sant’Alfonso Maria de Liguori, riteneva fondamentale l’orazione. Egli stesso infatti prima di dedicarsi allo studio della Bibbia, si poneva dinanzi a Dio. Attraverso l’orazione e la lettura della Parola si giunge all’amore di Dio. Un amore non terreno, non materiale, ma un amore che apre al soprannaturale, un amore che mette l’orante alla sequela di Cristo. Per meglio comprendere l’intenzione dell’alessandrino, si riporta la lettera da lui scritta nel 240 d.C. a Gregorio il Taumaturgo 

Lettera di Origene a Gregorio il Taumaturgo

L’oro di cui Israele spogliò l’Egitto è figura della filosofia che i cristiani studiano

per poter poi interpretare le Sacre Scritture

(Fonte: Gli scritti. Centro Culturale QUI)

<<Salute a te in Dio, o Gregorio, mio eccellente signore e figlio assai venerando. 

1. Una buona intelligenza cui si accoppi l’esercizio è in grado, come tu sai, di attendere con successo a fatiche che, quanto è possibile, le permettano di realizzare, per così dire, il fine ultimo dell’attività che uno si è proposto di praticare. Il naturale ingegno può, dunque, fare di te un perfetto giurista e un filosofo greco di una delle scuole più celebri. Era, però, mio desiderio che tu usassi le risorse del talento, avendo come unica meta il cristianesimo. Mi auguravo che a realizzare questo fine tu ricavassi dalla filosofia ellenica gli insegnamenti validi a dare una cultura di base, una formazione che fosse di propedeutica al cristianesimo e così anche che attinge alla geometria e all’astronomia gli ammaestramenti utili all’interpretazione dei sacri testi. Ciò, affinché quello che gli alunni dei filosofi affermano a proposito della geometria, della musica, della grammatica, della retorica, dell’astronomia, che sono, cioè, scienze ausiliarie della filosofia, questo ci fosse consentito dire della filosofia medesima rispetto alla dottrina cristiana

2. Concetto analogo, se non sbaglio, è espresso nell’Esodo per bocca di Dio stesso. Egli fa dire ai figli d’Israele di chiedere ai vicini e ai compagni di tenda oggetti d’argento e d’oro e vesti, affinché spogliando gli Egiziani disponesse del materiale adatto ad apprestare gli arredi indispensabili al culto divino. Con il bottino, infatti, che i figli d’Israele razziavano a quel popolo sono stati fabbricati tutti gli oggetti del Santo dei Santi: l’arca con il coperchio, i cherubini, il propiziatorio, il vaso d’oro in cui era la manna, il pane degli angeli, arredi, s’intende, eseguiti con l’oro degli Egiziani, il più raffinato. Con quello, invece, per così dire,

di qualità inferiore sono stati apprestati, in prossimità del velo interno, il candelabro massiccio e le lampade che lo sormontano, l’aurea mensa su cui erano i pani della propiziazione, e, tra la mensa e il candelabro, l’altare dell’olocausto, anch’esso d’oro. Con il metallo medesimo, di terza, però, e quarta qualità, erano fatti i vasi sacri; altri utensili, ancora, con l’argento. I figli d’Israele, infatti, abitando in Egitto, hanno ricavato da questo soggiorno il vantaggio di avere a disposizione grande abbondanza di materiale prezioso per confezionare gli oggetti occorrenti al culto di Dio. Con le vesti degli Egiziani sono stati eseguiti gli addobbi per i quali fu necessario, come si esprime la Scrittura, un lavoro di cucitura, l’opera, cioè, di sarti, che, in virtù della saggezza loro ispirata da Dio, con giungessero le stoffe le une alle altre, per farne veli e cortine all’interno e all’esterno del Santo dei Santi. 

3. Ma quale il fine di questa inopportuna digressione volta a dimostrare i vantaggi che i figli di Israele ricavarono dagli oggetti tolti agli Egiziani, da quel materiale che costoro non seppero usare debitamente e gli Ebrei, invece, in forza della saggezza ispirata loro da Dio, adibire al culto del Signore? La Sacra Scrittura non ignora certo che per alcuni si è risolto in danno il trasmigrare dalla terra dei figli d’Israele in Egitto: velatamente ci fa intendere che è sventura il coabitare con gli Egiziani, il vivere, cioè, nel mezzo delle scienze profane dopo essere stati allevati nella legge del Signore e nel culto a lui tributato dagli Ebrei. Ader l’Idumeo, ad esempio, finché visse nella terra d’Israele senza gustare il sapore del pane egiziano, non fabbricava idoli. Quando, però, venne in Egitto fuggendo lontano dal saggio Salomone, quasi che aborrisce la sapienza di Dio, divenne affine del faraone, sposando la sorella della moglie e generando un figlio che fu allevato con quelli del monarca. Se, poi, ritornò nella terra d’Israele, fu unicamente per operare uno scisma in seno al popolo di Dio e per fare sì che gli Ebrei dicessero a proposito del vitello d’oro: Questi sono, o Israele, i tuoi dèi che li hanno fatto uscire dalla terra d’Egitto. Ed io, avendolo imparato con l’esperienza, posso dirti che raramente è dato trovare persona che, dopo avere preso dall’Egitto ciò che è utile, abbandonato, poi, questo paese, abbia fabbricato gli arredi indispensabili alla religione. Numerosi, invece, sono i fratelli di Ader: coloro che, movendo da una certa perizia delle dottrine greche generarono opinioni eretiche e fabbricarono, per così dire, vitelli d’oro in Betel, parola questa che vale casa di Dio. A me sembra, pertanto, che il Verbo voglia significare che essi aggiunsero invenzioni proprie alle Scritture nelle quali abita la parola del Signore e che figuratamente sono dette «Betel». Secondo il Verbo un altro idolo fu collocato a Dan, città agli estremi confini, come risulta da quanto è

scritto nel libro di Gesù Nave. Pertanto, alcune delle invenzioni che i fratelli di Ader, come abbiamo detto, architettano, confinano con le eresie dei pagani. 

4. Tu, dunque, mio signore e figlio, attendi sopra ogni cosa alla lettura dei sacri testi, e con estrema cura. Quando, infatti, leggiamo i divini libri è necessario che ci applichiamo intensamente ad evitare di esprimerci con avventatezza e di concepire pensieri temerari nei loro riguardi. Nel dedicarsi, poi, alla lettura dei sacri testi con fede e disposizione d’animo gradite al Signore, bussa a quanto in essi è racchiuso e ti aprirà il portiere di cui Gesù ha detto: A questi apre il guardiano. Ancora, applicandosi alla divina lettura indaga con rettitudine e fede incrollabile nel Signore il senso delle celesti Scritture nascosto ai più. Ma non ti basti di bussare, cercare. Per comprendere le cose sacre è indispensabile soprattutto la preghiera. Ad essa, appunto, esortandoci, il Salvatore non dice soltanto: Bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete, ma anche domandate e vi sarà dato

Tanto ho osato per il paterno affetto che ho per te. Se la mia audacia sia giustificabile o meno, lo sa Dio e così Cristo, suo Figlio, e chi è partecipe dello Spirito di Dio e dello Spirito di Cristo. Possa tu anche esserne partecipe, e sempre più, affinché ti sia consentito dire non soltanto: «Siamo diventati partecipi di Cristo», ma anche: «Siamo diventati partecipi di Dio»

Scopo della Lectio

Uno strumento valido accanto all’orazione e la Lectio, che introduce ad una comprensione totale della Sacra Scrittura. Lo scopo della Lectio è condurre l’uomo a Dio, attraverso di essa bussi alla porta del cuore del Divin Maestro, lo conosci sempre più e gli permetti di divenire in te una cosa unica, sola. La Lectio poi accompagnata dalla vita sacramentale, consente ad ogni battezzato di esercitare il sacerdozio comune, quindi di essere un’immagine di Cristo al mondo, fatta di un cammino che sì va spesso rivisto, ma che giunto alla purezza conduce alla patria beata.

(segue da “Origene“)

Print Friendly, PDF & Email
Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciotto − 14 =