Oggi, parliamo del significato della vita nel contesto del terzo millennio, dominato dalla tecnologia, nonché dalle guerre e da una crisi delle scene politiche. Probabilmente, l’uomo moderno ha perso l’equilibrio, quell’equilibrio perduto che è possibile ritrovare come ho affermato nel mio ultimo libro, L’equilibrio interno perduto, come ritrovarlo1.
Cosa significa perdere l’equilibrio? Significa non riconoscersi che siamo essere umani. Siamo quasi divenuti
vittima di un certo darwinismo e, paragonandoci agli animali, subiamo una sorta di riduzionismo istintuale. L’uomo, invece, è un progetto di Dio, un essere capace di andare oltre l’istintualità e sempre responsabile delle proprie scelte nel bene e nel male. Non si dimentichino mai le parole del Deuteronomio 30, 15-16
15Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; 16poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva …
In esse, Dio suggerisce di decidere per una strada che orienti alla vita, che si orienti al Logos, scegliendo ciò che fa bene. Il senso suggerito è trovare quella vocazione che dia significato al vivere, come più volte sottolineato nel mio libro Ogni vita è una vocazione2 e come anche la trasmissione che conduco su Radio Maria. Probabilmente, questa vocazione è assente nell’uomo del terzo millennio più dedito alle guerre, al successo, al potere, perso nelle più varie forme di iper-tecnologia moderna. L’uomo non ha più un obiettivo, ma soprattutto non sa nemmeno in cosa credere. Forse l’uomo del terzo millennio ha perso la fede.
Lo psichiatra viennese Viktor Frankl, non vivente, ma moderno, che ha fatto della sua tesi una terapia centrata sul senso della vita, pose un po’ di anni fa la gravità della sfida dell’umanità. Lui vide, già a partire dal secondo dopoguerra, che l’uomo aveva perso la speranza, non credeva più nei valori, non si identificava più nelle tradizioni. Speranza, valori, tradizioni che orientano l’uomo verso un progetto, verso un’azione.
QUI
la trasmissione completa
Probabilmente, dal dopoguerra ad oggi, le cose non sono cambiate, perché se l’uomo ancora è esistenzialmente frustrato, disagiato, ha perso ciò che lo identificava e non ha più fede.
Viktor Frankl constatò come la società era soggetta ad una nuova nevrosi che chiamò noogena, caratterizzata da conflitti morali, problemi di coscienza, da perdita di valori senza i quali sarebbe al pari dell’animale, che vive dettato da impulsi e istinti. Per quanto l’animale possa avere atteggiamenti di adattamento, prevalentemente è dettato da impulsi e istinti.
Se ci affacciassimo alla dimensione amorosa, per esempio, vedremmo che l’uomo all’amare sostituisce la sessualità, ai valori il piacere fine a sé stesso, alle tradizioni, che uniscono passato e presente, e quindi danno continuità al senso della vita, sostituisce la globalizzazione, l’anonimato della globalizzazione. È un amore senza spiritualità e intimità con le dovute conseguenze come espresse nel mio libro: La dimensione amorosa tra intimità e spiritualità3. Ogni persona, che vive senza sapere quali siano i suoi valori, senza riconoscerli in una tradizione, perde orientamento e fiducia e diventa preda di due pericoli principali: o si conforma alla massa, quindi desidera tutto ciò che fanno gli altri, conformismo, oppure, si oppone alla massa, affidandosi al totalitarismo. … (Questi e altri aspetti nella conversazione completa su Radio Maria nella trasmissione Ogni vita è una vocazione del 17 Novembre c.a., QUI)
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