RICERCA DI DIO E DOMANDA DI SENSO. Psicologia e Fede teologale in dialogo.

Pasquale Riccardi, Psicologo-Psicoterapeuta Docente Asl per la Seconda Università di Napoli Federico II, Formatore psicoterapeuta per centro Logos (Ce), riconoscimento M.I.U.R. 

Marcello Giuliano, Insegnante Specialista di Religione della Diocesi di Bergamo.

Premessa generale

Inizia oggi una serie di sette puntate sul rapporto tra teologia e antropologia in rapporto alla Logoterapia e Analisi esistenziale[1] per individuare nessi, differenze e criteri di principio dei quali riteniamo si debba tener conto nei due diversi campi, come poi nella pratica terapeutica, a fronte di pazienti credenti.

Non di rado, il paziente “credente” e appartenente ad una “confessione religiosa” trova terapeuti che non prendono in considerazione la dimensione spirituale e religiosa, cristiana o meno.

Lo psichiatra V. E. Frankl, invece, apprezza il mondo spirituale del paziente e lo valorizza, vedendo in esso la parte più sana; quella parte capace di trascendere ogni umana difficoltà.

Su questo aspetto, il fondatore della Logoterapia e Analisi esistenziale si pronunciò più e più volte, ma ponendo, -ovviamente, dal suo punto di vista di non cattolico-, le diverse forme religiose sullo stesso piano. Per il credente cristiano e cattolico, le cose sono, naturalmente, diverse.

Da persone di fede, riteniamo utile sollecitare la riflessione su tematiche psicologiche e teologiche che si implicano reciprocamente, visto anche che lo stesso Frankl le fece oggetto di riflessione attenta.

Frankl toccò temi che vanno dalla prospettiva umanistica, al Dio inconscio, alla sofferenza e alla  considerazione della persona sofferente, all’incontro con le religioni e la religiosità, nonché al cambiamento dell’uomo, al cambiamento di visione della vita, che contribuisce fortemente alla guarigione, ma non aveva motivo di esaminare i tratti psicologici di Gesù e le conseguenze dello specifico apporto della teologia cattolica alla psicologia, come qui, invece, verrà fatto. Egli, però, rifletteva sulla psicologia di un uomo che non è creatura animale, tra le altre, ma soggetto spirituale creato a immagine e somiglianza di Dio.

Questo assunto, va notato, non è solo un assunto da formulazione dogmatica, ma una visione pervasiva dell’antropologia cristiana soprannaturale.

I prossimi articoli:

Pasquale Riccardi e Marcello Giuliano, La prospettiva umanistica di Viktor Frankl (1)

Pasquale Riccardi e Marcello Giuliano, Viktor Frankl e il Dio “inconscio”(2)

Pasquale Riccardi e Marcello Giuliano, Viktor Frankl e la sofferenza (3)

Pasquale Riccardi e Marcello Giuliano, Viktor Frankl e le religioni (4)

Pasquale Riccardi e Marcello Giuliano, Viktor Frankl e il valore della persona sofferente (5)

Marcello Giuliano, Cambiamento del cuore e guarigione dell’uomo (6)

Marcello Giuliano, La psicologia umana di Gesù in relazione alla natura divina della Persona (7)


[1] Con il termine Logoterapia e Analisi esistenziale Frankl intende sottolineare due interventi con uno stesso fine: dare cura della sintomatologia e cura attraverso il senso. Con Logoterapia l’intervento è specificamente orientato alla sintomatologia psicologica ed ha come scopo rendere la persona libera nei confronti della nevrosi, attivando la capacità di auto distanziamento (capacità, esclusivamente umana, che consiste nel poter prendere le distanze da sé, o da un sintomo). Per Frankl l’obiettivo della logoterapia è rendere la persona “libera da…”  condizionamenti.

Ad un livello più profondo, con l’Analisi Esistenziale, Frankl fa leva sulla libertà della persona nello scoprire le possibilità di significato, che sempre esiste in qualsiasi esperienza di vita, scoprendo, in questo caso, la capacità di auto trascendenza, ancora una capacità esclusivamente umana, che consente di elevarsi oltre sé stessi attraverso la dedizione a qualcosa, o a qualcuno: un compito da realizzare, una causa da servire, una persona da amare. Qui Frankl intendeva dare un significato alla libertà orientata a uno scopo, a un compito da realizzare, a una “libertà per…”

A livello clinico, pur rappresentando fasi distinte, i due momenti fanno parte di un continuum teso a facilitare il ri-orientamento esistenziale della persona che Frankl, vede come “educazione alla responsabilità”.

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