“Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare”

Luigi Pagano, Il dono dello Spirito Santo a Pentecoste, 2008, tecnica mista su carta, tra le pagine 240-241, Tavola dal Lezionario Domenicale e Festivo – Anno B

Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della Solennità nella DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO – ANNO B   – 19 Maggio 2024

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: “Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”» (Atti degli Apostoli 2,1-11).

Luca è l’unico autore del Nuovo Testamento che cerca di descrivere la venuta dello Spirito Santo, l’avvenimento più importante dopo la partenza di Gesù. La Pentecoste cristiana riprende l’impianto di quella del Sinai parlando di «fragore», di «vento che si abbatte impetuoso», di «lingue come di fuoco» per autenticare con l’immediatezza dell’evento, il lungo iter compiutosi nei discepoli che, mediante lo Spirito Santo, sono diventati apostoli. Lo Spirito viene «dal cielo» cioè da Dio e riempie la casa dei discepoli.
La tavola creata (2008) da Luigi Pagano a tecnica mista su carta, con il titolo «Il dono dello Spirito Santo a Pentecoste», traduce in forma simbolica la discesa dello Spirito Santo in forma di fiamme di fuoco.
L’immagine, inserita nel Lezionario Domenicale e Festivo, B, tra le pagine 240-241, presenta, in alto, l’apertura nel cielo da cui promana lo Spirito creatore che, grazie alle dodici fiammelle poste quasi a comporre una tavola, frequentata dagli Apostoli e da Maria, porta ovunque vita continua e variegata come esprimono le numerose cromie azzurre stese fino a lasciar sgocciolare i colori a terra.
Dalla «Sequenza» (primo decennio 1200), attribuita a Stefano di Langhton, arcivescovo di Canterbury, e che fa parte della Liturgia di Pentecoste, accogliamo l’invocazione:

«Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.[…] O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.[…]

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.».


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Autore: Libertà e Persona

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