Il Santo Padre chiede vicinanza per tutti e raccomanda di anteporre nel tempo della crisi il “Noi” all’Io.

Piazza San Pietro, foto da Il Sussidiario.net

Splendido “Servizio speciale” del TG5 alle ore 20.35 di ieri sera,

Domenica 10 Dicembre 2021

“Il Mondo come vorrei.

Parla Papa Francesco”.

In esclusiva mondiale il colloquio con il vaticanista

Fabio Marchese Ragona

Fotografia ripresa in screeshot da TG5
Edizione speciale in esclusiva mondiale (QUI)

“Questa è davero una serata speciale su Calane 5, anzi, unica. Sta per andare in onda, in esclusiva mondiale, un’intervista realizzata dal nostro Fabio Marchese Aragona al personaggio, forse, più amato e seguito al mondo: Papa Francesco. Con la sua dottrina, e soprattutto con la sua grande umanità, ci racconta il suo pensiero. Come dice il titolo, ci racconta il mondo che vorrebbe”.

Queste le parole dell’annunciatrice televisiva, che appariva evidentemente emozionata.

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A Czestochowa in Marcia per la Vita

di Don Mariusz Frukacz

Circa 2 mila abitanti di Czestochowa hanno partecipato alla Marcia per la vita e la famiglia che si e’ svolta ieri, domenica 27 maggio, nel centro della città.

Gli organizzatori della marcia sono stati l’Ufficio  Pastorale per le Famiglie dell’Arcidiocesi di Czestochowa; il Consiglio dei movimenti e associazioni cattoliche dell’Arcidiocesi di Czestochowa e la Fondazione per la Vita e la Famiglia Giovanni Paolo II. Patrono dell’evento: l’Arcivescovo Wacław Depo, Metropolita di Czestochowa. Continue reading “A Czestochowa in Marcia per la Vita”

Anche i bambini abortiti hanno diritto alla sepoltura

dal “Giornale di Desio” di martedì 27 gennaio 2012

“Altro che cimitero! Andate a vedere in che condizioni è il campo di sepoltura dei bimbi abortiti!”.

L’accusa è dell’infermiere Giorgio Celsi, fondatore e presidente del gruppo “Ora et Labora in Difesa della Vita”… ma in Comune ribattono: “Non è un camposanto, vi vengono sepolti resti anatomici”.

“E’ vergognosa – ha chiosato Celsi – l’incuria in cui si trova attualmente quel terreno che non dimentichiamo, fa sempre parte di un camposanto. Terra rimossa e erbacce Continue reading “Anche i bambini abortiti hanno diritto alla sepoltura”

Giuliano Ferrara, il prete ballerino e la giovane coppia

Riproponiamo qui sotto il video della puntata di ieri sera, venerdì 30 dicembre, di “Qui Radio Londra”.
Giuliano Ferrara è tornato ancora una volta a parlare di aborto, stimolato da un fatto di attualità verificatosi nella città di Livorno.

… “Una volta non si metteva nemmeno in discussione che il frutto di un amore dovesse fiorire, e quindi il bambino dovesse nascere. Adesso no, ci sono perfino dei moralisti accigliati che rimproverano chi fa bambini, non sapendo che così facendo riproverano il futuro stesso della nostra società, della nostra civiltà, della nostra cultura, della nostra benevolenza verso il Creato […]”. Continue reading “Giuliano Ferrara, il prete ballerino e la giovane coppia”

Contro l’alt di Rodotà alla libertà di coscienza

Come nel celebre racconto di Stephen King, a volte ritornano e ancora una volta si torna ad attaccare l’obiezione di coscienza dei medici all’aborto.

La casistica è arricchita dalla più recente esternazione del professor Stefano Rodotà, comparsa sul quotidiano la Repubblica e ripresa integralmente dal sito della rivista MicroMega. Il titolo dell’intervista – Legge 194, Rodotà: “Aboliamo l’obiezione” – esprime chiaramente l’aspirazione dell’illustre giurista. Secondo il professore emerito di Diritto Civile, Continue reading “Contro l’alt di Rodotà alla libertà di coscienza”

Aborto? No grazie (eppure se ne infischiano)

di Alfredo De Matteo

Alcuni dicono e scrivono: l’aborto è un diritto, mai un dovere. Ad affermare ciò sono gli pseudo pro-life che vanno per la maggiore ma soprattutto il variegato popolo dei pro choice che vive nell’illusione di un mondo libero ed è disposto a scandalizzarsi solamente quando tale apparente libertà viene negata, come nel recente episodio di cronaca in cui una sedicenne è stata “convinta” ad abortire dai genitori prima e dal giudice tutelare (al quale gli stessi genitori si erano rivolti) Continue reading “Aborto? No grazie (eppure se ne infischiano)”

L’illogico Odifreddi manca di coerenza

Fino all’altro ieri l’aborto era un delitto, ieri una condotta da tollerare, oggi un diritto. E domani? Per scrutare il futuro in modo scientifico cosa c’è di meglio che chiederlo ad un matematico come Piergiorgio Odifreddi? Questi preconizza che l’aborto debba diventare un dovere; sì, un dovere sociale. In un post del 9 dicembre pubblicato nel suo blog, Continue reading “L’illogico Odifreddi manca di coerenza”

Con le donne, contro le “maternità interrotte”

Domani si celebrerà la “Giornata internazionale contro le violenze sulle donne” e vi aderirò, col cuore. Non per simpatia verso certo redivivo femminismo, tutt’altro, ma perché è fuori discussione che per le donne questi siano tempi bui. E me sono reso conto una volta di più, in questi giorni, grazie alla lettura di “Maternità Interrotte” (San Paolo, 2011), testo di quasi trecento pagine e che vede, al suo interno, i contributi di ben sette donne con i quali vengono approfondite le “conseguenze psichiche dell’IVG”. Qualche assaggio potrà rendere meglio l’idea. Apriamo il libro a caso, pagina 23: «Come tutte le esperienze traumatiche, l’aborto volontario può avere conseguenze sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve termine può associarsi ad una riduzione dei livelli di ansia, per il venir meno dell’elemento ansiogeno costituito dalla gravidanza indesiderata; nel lungo periodo, invece, in una percentuale consistente di donne, costituisce un fattore di rischio significativo». Rischio significativo? E perché mai?

La risposta a questa domanda è clinica e prende il nome di Pas, acronimo che sta per Sindrome Post – Abortiva e che – spiega la dottoressa Cinzia Baccaglini – genera «ricordi improvvisi, incubi, dolore intenso e reazioni nel giorno dell’anniversario, il sussistere di tentativi vani, intesi a evitare o addirittura negare i propri ricordi e il dolore emotivo provato, con una ridotta capacità di reazione nei confronti degli altri e del proprio ambiente» (p. 122). Constatazioni allarmanti che in larga parte suffragano quanto più di vent’anni fa scrisse un’altra donna, la dottoressa Everett Koop, la quale, al termine di un’accurata revisione di più di 250 ricerche concernenti l’impatto psicologico dell’aborto, concluse come questo abbia, sulle donne, conseguenze a dir poco devastanti (Cfr. Koop CE: Postabortion sindrome: mith or reality?, "Health Matrix" 1989; 7(2): 42-4). Ecco spiegato perché domani – e non solo domani – sarò contro le “maternità interrotte” , la più radicale delle violenze contro le donne. Oltre che, si capisce, contro i fanciulli.

La strage delle bambine cinesi e indiane in Italia

Di seguito in articolo di Antonio Polito sulla strage delle bambine, nelle nostre città, con la legge 194. Quella che secondo alcuni sarebbe una buona legge!

Il mistero delle bambine mai nate nelle comunità cinesi e indiane. Accade in Italia e il sospetto è che si tratti di aborti selettivi, di ANTONIO POLITO (Corriere della sera, 6 novembre 2011)

"Avviene nelle nostre città. Nei nostri laboratori medici. Forse persino nei nostri ospedali. Quella che è stata chiamata «la guerra mondiale contro le bambine» ha un fronte italiano. Sembra proprio che il «genericidio», cioè l’aborto selettivo delle femmine, sia una pratica che le comunità di immigrati cinesi e indiani hanno portato con sé fino da noi.

Lo dicono i dati elaborati per la prima volta da Anna Meldolesi, in un libro appena uscito (Mai nate, Mondadori). Nonostante le statistiche a disposizione siano ancora scarse (si ragiona su dati Istat che coprono gli ultimi quattro anni), la tendenza che illuminano non lascia spazio a dubbi. Si sa che il rapporto naturale tra i sessi alla nascita (la cosiddetta sex ratio) è in media di 105 maschi ogni cento femmine.

Ma in alcune regioni del mondo, e purtroppo non più solo in Cina e in India ma anche in Corea del Sud, nel Caucaso, perfino in Albania, questa proporzione è innaturalmente stravolta: in buona parte della Cina raggiunge i 120 maschi per 100 femmine, e così anche nell’India nordoccidentale (soprattutto il Punjab, zona da cui proviene la gran parte degli immigrati indiani in Italia).

Dove sono dunque finite le bambine mancanti, le «missing girls»? Fino a qualche tempo fa venivano soppresse con l’infanticidio, cioè dopo la nascita, o uccise dalla negligenza deliberata dei genitori. Ma da quando c’è un accesso sempre più facile alla diagnosi prenatale del sesso, attraverso amniocentesi ed ecografia, e all’interruzione assistita della gravidanza, il nuovo sistema di selezione di massa è l’aborto.

Amartya Sen, il Nobel indiano per l’economia, calcolò vent’anni fa la cifra di cento milioni di donne mancanti. Un vero e proprio genocidio di genere. Nel suo libro la Meldolesi ci ricorda che cento milioni è il numero di donne che vivono in Germania, Italia e Francia messe insieme: «Una perdita numericamente superiore alle vittime delle guerre mondiali, o delle carestie del XX secolo, o delle grandi epidemie».

Il dibattito sul perché accada è ancora aperto. Ci sono ragioni economiche, per esempio il costo di una dote in India per sposare la figlia femmina; e ragioni sociali, connesse con la struttura patriarcale delle società, che influenzano i ceti benestanti anche più di quelli poveri. Ma, soprattutto, sembra un fenomeno culturale, e della peggiore specie: la selezione del sesso è infatti senza dubbio la forma più estrema di discriminazione delle donne.

E ha preso a viaggiare con i migranti, insieme al loro bagaglio. Ecco che succede in Italia, così come l’ha ricostruito l’autrice del libro. Negli ultimi quattro anni, per ogni cento neonate cinesi in Italia ci sono stati 109 maschi. Percentuale alta, ma non altissima, rispetto alla norma di 105. Se però si considerano solo le nascite dei terzogeniti e dei figli successivi, si scopre che la «sex ratio» sale fino a 119.

È il classico schema che si associa all’aborto selettivo: le famiglie lasciano al caso il primo figlio, e forse anche il secondo; ma dal terzo in poi non corrono più rischi se il maschio non è arrivato. Peggiori sono i dati della comunità indiana: 116 maschi ogni cento femmine, e addirittura 137 dal terzogenito in su. Per quanto il campione sia piccolo, e la serie di dati breve, ci sono pochi dubbi su che cosa stia accadendo. Resta dunque da capire che fare…

Poi Polito continua: "Come impedire gli aborti selettivi senza limitare il diritto delle immigrate alla diagnostica preventiva e all’aborto terapeutico…".

E allora non lo seguiamo più, perchè l’aborto terapeutico non esiste. L’aborto uccide, sempre, e non guarisce, mai… Mentre la diagnostica preventiva non viene usata, se non raramente, purtroppo, per curare…è troppo spesso la via per selezionare. E’ inutile duqnue che Polito e compagnia si straccino le vesti per le stragi delle bambine: è la cultura dlel’aborto che la permette, come permette la strage dei bambini down, dei bambini nati in un momento non "opportuno", dei bambini con il labbro leporino ecc..

 

 

Marcia per la vita

In seguito alle riunioni che si stanno svolgendo in tutta Italia per la costituzione di comitati provinciali, il Movimento Europeo Difesa Vita e l’Associazione Famiglia Domani confermano che la seconda edizione della Marcia si terrà il 13 maggio 2012 a Roma, centro della cristianità e del potere politico.

Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei, violenti, indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.

L’iniziativa sarà una "marcia" e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di simboli politici. E’ previsto inoltre un convegno sulla vita, sempre a Roma, il 12 maggio, a cui hanno già dato la loro adesione personalità conosciute del mondo pro life italiano.

www.marciaperlavita.it

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