L’UOMO NUOVO SECONDO LA FEDE IN GESÙ, NUOVO ADAMO, nell’insegnamento del Concilio Vaticano II

Concilio Ecumenico Vaticano II – 11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965- Fonte Il Faro di Roma

Il servizio di Don Giacomo Calore

Per aiutare il Popolo di Dio a progredire nella conoscenza e nella vita della Fede, attuando una giusta mediazione tra Verità della Fede e annuncio, il 16 Settembre 2022, Don Giacomo Calore ha iniziato ad intrattenerci dai microfoni di Radio Maria sul tema L’Uomo nuovo secondo la Fede in Gesù nell’insegnamento del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Abbiamo, dunque, chiesto a Don Giacomo Calore e a Radio Maria l’autorizzazione a pubblicare l’audio della

sua prima trasmissione del 16 Settembre 2022. Le successive trasmissioni sono riascoltabili sul Sito di Radio Maria al seguente link QUI.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II in tempi di Sinodo

Notizie sul Sinodo QUI

Paolo VI, terminato il Concilio Ecumenico Vaticano II, istituì i Sinodi a cadenza periodica per mantenere la Chiesa sempre in fraterno ascolto e, anche ora, ne stiamo preparando uno che aprirà i battenti della tappa universale a Roma in due fasi: la prima dal 4 al 29 ottobre 2023, la seconda nell’ottobre 2024.

Il tema sarà, come già ampiamente dibattuto all’interno di tutto il Popolo di Dio, la sinodalità, come vivere, cioè, l’ascolto di Dio nella Chiesa tutta nella consapevolezza che essa non è una democrazia, ma una comunità in ascolto, come ribadito da Papa Francesco1 .

Ora, più che mai, quindi, è necessario che in spirito di filiale e fraterno ascolto, la Chiesa tutta, ogni giorno, ritorni all’ascolto di Dio nella celebrazione, nella preghiera, nella Carità, nella Parola, che si esprime nelle Scritture celebrate, nella liturgia, nel Magistero perenne e, non ultimo, nel Concilio pensato, come tutti i Concili, quale via per vivere in Cristo e comprendere ed evangelizzare il mondo nella sua sete di un’acqua che zampilla per la Vita eterna.

Ragioni e metodi del Concilio

Fonte Diocesi di Bergamo

Il cardinale Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia, fu eletto in età avanzata, tanto che si immaginò il suo pontificato come di transizione. Ma nella Chiesa nulla è di transizione. Ciò che accade è per la salvezza di un popolo e per i destini del mondo.

Tre mesi dopo l’elezione, il 25 gennaio 1959, Papa Giovanni XXIII, ai cardinali riuniti nella sala capitolare del monastero benedettino di S. Paolo, annunziò la celebrazione di un Concilio ecumenico.

Egli constatava da tempo la crisi della società moderna, il decadimento dei valori spirituali e morali insieme ad avvenute profonde trasformazioni sociali e politiche; erano maturati nuovi e gravi problemi, che esigevano una risposta cristiana.

Prima Pio XI e poi Pio XII avevano pensato ad un Concilio ecumenico ed avevano pure avviato gli studi preparatori, ma entrambi i tentativi, per varie ragioni, si erano arrestati.

Papa Giovanni XXIII, desideroso di sovvenire ai bisogni della Chiesa e del mondo, si accinse alla grande impresa, ritenendola volere divino.

Il periodo di immediata preparazione, come la sua celebrazione, furono definiti, all’interno e al di fuori della Chiesa, un tempo di attese e speranze.

Le scelte dei Padri Conciliari accolsero, integrarono, modificarono, ricusarono i diversi contributi che giungevano da decenni di fermento teologico, liturgico, dottrinale, pastorale, avendo cura di salvaguardare, secondo l’invito pressante di Papa Giovanni XXIII, il patrimonio della Fede che, come si espresse nel solenne Discorso di apertura del Concilio, non sarebbe mutato se non nell’aggiornamento del linguaggio2.

La Parola di Papa Giovanni XXIII

Fonte Osservatore Romano

Ma, dopo il Concilio, le diverse linee teologiche che contribuirono alla sua riflessione, lungi dal placarsi, come è naturale che sia nelle cose che non siano solo divine ma anche umane, rischiarono di offuscare la comprensione spirituale del Concilio che non voleva essere ‘progressista’, pur volendo il progresso della Chiesa nel mondo, né ‘tradizionalista’, pur volendo mantenersi nella continuità con la Tradizione definita come Sacra, in quanto garanzia di continuità con la Chiesa di Cristo.

La Chiesa voleva e vuole essere Fedele a Dio e fedele all’Uomo che Dio vuole salvare.

Ancora oggi, è forte la tentazione, tentazione in senso stretto, frutto dell’azione del Maligno, di voler mantenere nella lettura del Concilio questa o quella corrente, anziché ripartire dall’unità nuova del testo che non fu solo frutto dei singoli teologi, o di singoli pastori, ma dei Pastori e del Santo Padre, poi Papa Paolo VI, che condusse il Concilio e felicemente lo chiuse, consapevole della grave responsabilità di guidare la Chiesa negli anni avvenire alla scuola dello Spirito e che nel Concilio avrebbe dovuto vedere una guida fedele nella continuazione della missione di annunciare il Vangelo per portarne la Parola e i Sacramenti di Salvezza.

In questi anni, molte sono state le tensioni della Chiesa e il loro perdurare influisce non poco sul Popolo di Dio e sul mondo che dalla Chiesa attende sempre, consapevole o no, una parola di Speranza.

Il contributo di Don Giacomo Calore e, prima ancora, queste parole di Papa Giovanni XXIII, potranno esserci di guida.

I Concili Ecumenici nella Chiesa

2. 1. Tutti i Concili — sia i venti Ecumenici sia gli innumerevoli e da non sottovalutare Provinciali e Regionali — che sono stati celebrati nel succedersi dei secoli, attestano con evidenza la vitalità della Chiesa Cattolica e sono iscritti come lumi splendenti nella sua storia. 2. Nell’indire questa grandiosa assemblea, il più recente e umile Successore del Principe degli Apostoli, che vi parla, si è proposto di riaffermare ancora una volta il Magistero Ecclesiastico, che non viene mai meno e perdura sino alla fine dei tempi; Magistero che con questo Concilio si presenta in modo straordinario a tutti gli uomini che sono nel mondo, tenendo conto delle deviazioni, delle esigenze, delle opportunità dell’età contemporanea.

Opportunità di celebrare il Concilio

4.4. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa.

In che modo va sviluppata oggi la dottrina

6. 2. Il ventunesimo Concilio Ecumenico — che si avvale dell’efficace e importante aiuto di persone che eccellono nella scienza delle discipline sacre, dell’esercizio dell’apostolato e della rettitudine nel comportamento — vuole trasmettere integra, non sminuita, non distorta, la dottrina cattolica, che, seppure tra difficoltà e controversie, è divenuta patrimonio comune degli uomini. Questo non è gradito a tutti, ma viene proposto come offerta di un fecondissimo tesoro a tutti quelli che sono dotati di buona volontà. 6.3. Però noi non dobbiamo soltanto custodire questo prezioso tesoro, come se ci preoccupassimo della sola antichità, ma, alacri, senza timore, dobbiamo continuare nell’opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per quasi venti secoli.

Compito principale del Concilio: difendere e diffondere la dottrina

5. 1. Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace. 5. 2. Tale dottrina abbraccia l’uomo integrale, composto di anima e di corpo, e a noi, che abitiamo su questa terra, comanda di tendere come pellegrini alla patria celeste.

In che modo va sviluppata oggi la dottrina

6.5. Per intavolare soltanto simili discussioni non era necessario indire un Concilio Ecumenico. Al presente bisogna invece che in questi nostri tempi l’intero insegnamento cristiano sia sottoposto da tutti a nuovo esame, con animo sereno e pacato, senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei Concili di Trento e Vaticano I; occorre che la stessa dottrina sia esaminata più largamente e più a fondo e gli animi ne siano più pienamente imbevuti e informati, come auspicano ardentemente tutti i sinceri fautori della verità cristiana, cattolica, apostolica; occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se è necessario, applicato con pazienza; si dovrà cioè adottare quella forma di esposizione che più corrisponda al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale.

In che modo vanno combattuti gli errori

7. 1. Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra, che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole.

7. 2. Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi, riponendo troppa fiducia nel progressi della tecnica, fondando il benessere unicamente sulle comodità della vita. Essi sono sempre più consapevoli che la dignità della persona umana e la sua naturale perfezione è questione di grande importanza e difficilissima da realizzare. Quel che conta soprattutto è che essi hanno imparato con l’esperienza che la violenza esterna esercitata sugli altri, la potenza delle armi, il predominio politico non bastano assolutamente a risolvere per il meglio i problemi gravissimi che li tormentano. …

PRIMA TRASMISSIONE

Link nel titolo sottostante

L’uomo nuovo secondo la fede in Gesù, nuovo Adamo, nell’insegnamento del Concilio Vaticano II – 16/09/2022

“Introduzione all’antropologia del Concilio”

Per gentile concessione di Radio Maria tramite personale risposta di Don Giacomo Calore del 29/06/2023
Ogni diritto è riservato dalla Radio stessa


1 – IL PAPA: «IL SINODO NON È UN PARLAMENTO NÈ UNA RACCOLTA DI OPINIONI» di Famiglia Cristiana del 9/10/2021 a firma di Annachiara Valle.

2 – Solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano. II Discorso del Santo Padre Giovanni XXIII, Giovedì, 11 Ottobre 1962.

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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O.F.M.Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Di prossima uscita Gesù è veramente risorto?

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