“Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” Un percorso religioso artistico secondo Gv 10, 1-15 e il pensiero computazionale (1)

Il Maestro Riccardo Muti dirige la Messa da requiem di Giuseppe Verdi in Sant’Apollinare in classe a Ravenna (2013?)

Da “Bricks” n. 6 – 2022 (Rivista online per promuovere l’innovazione nella scuola

QUI

Premessa
Il presente contributo offre, nella prima parte, un progetto di genere umanistico pensato ed attuato in
dimensione interdisciplinare, tenendo conto delle sequenze logiche, ma in un contesto ideale e valoriale
estraneo al pensiero computazionale, che, pure, si sostanzia di sequenze e di logica. Nella seconda parte


si cercherà di mostrare l’incompatibilità non tanto pratico-esecutiva delle due prospettive, ma ideale,
culturale.

Alcune considerazioni

Il cinema, come anche i video, è la prima forma d’arte con cui è possibile raccontare una storia
riproducendo il movimento che si svolge nel tempo. Una forma di scrittura per immagini, come asseriva il
regista Robert Bresson.
Con in mano una sceneggiatura, che indica dialoghi, azioni, luoghi delle riprese, si seguono tre passaggi:
ripresa, costruzione della sequenza e montaggio. Ma anche nell’arte della retorica, ben diversa dal cinema e forme similari, si segue una sequenza. Ecco un esempio di schema retorico classico:
Exordium: fase facoltativa che può lasciare il passo all’ exordium ex abrupto, entrando subito nel
vivo del discorso.
Propositio: definizione dell’argomento che verrà trattato.
Narratio: si inizia a narrare l’esposizione dei fatti.
Argumentatio: argomentazione della tesi (confirmatio), contro l’altra tesi (confutatio) o entrambe.
Peroratio: riassunto finale e tentativo riepilogativo della convinzione.

Il concetto di sequenza

Il concetto di sequenza è fondamentalmente una successione di parti secondo un ritmo. Anche in musica
si hanno sequenze di note, secondo un ritmo. Dalle parti più ampie, che compongono per esempio
un’opera, come il preludio, il primo, il secondo e il terzo atto, alle sequenze all’interno di un determinato
motivo particolare, che compone la partitura. Il nostro pensiero si struttura in sequenze.

Nel pensiero computazionale qual è la struttura delle sequenze? Esso è sì costruito su sequenze, ma la
sequenza ha qui un significato in parte diverso perché essa diventa un’operazione che richiede di essere
ripetuta più e più volte, tendendo ad ottimizzare tempi e percorsi, impartendo l’istruzione una sola volta
e specificando quante volte debba essere ripetuta. Questo metodo di lavoro, nonché di programmazione
del lavoro, è utile quando dobbiamo misurarci con problematiche inerenti alla realizzazione di un
programma e al funzionamento di una macchina.

Nel campo artistico e umanistico in genere, invece, mentre le singole azioni possono essere costituite
anche da sequenze ripetute e sempre uguali a sé stesse, spesso il ritmo viene spezzato in modo di volta
in volta diverso, passando da un meno a un più e viceversa, come abbiamo chiaramente in una
composizione musicale di genere romantico, dove il percorso musicale subisce tali e tante e imprevedibili
varianti da colpire l’attenzione e l’emotività del musicista e dello spettatore in modi sempre nuovi.
Se volessi ora adattare il pensiero computazionale a discipline umanistiche e artistiche, in che misura
potrei farlo senza operare una riduzione non solo dei contenuti, ma dell’evento con il quale sono a
confronto?

Un conto sarebbe scoprire le regole che soggiacciono a una specifica formula metrica, per esempio anche rappresentandole grazie ad una sequenza computazionale, e un conto leggere una poesia e sobbalzare a motivo del coinvolgimento che suscita in me lettore, o attore. Altra cosa, ancora, scriverla. Certo, non potrei programmare una scelta automatica tra vocaboli del Thesaurus e chiedere al calcolatore
elettronico di scegliere la forma poetica, benché ciò sarebbe possibile. Esse sono invece parti spettanti al
poeta (colui che crea, da poiéo e póiesis, poeta, poesia).

Nel caso dell’insegnamento di Religione Cattolica, immaginiamo una serie di lezioni -molti amano
chiamarla percorso, unità- sul tema che è cuore della vita cristiana: Sono venuto perché abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza. Potremmo abbracciare il tema da svariate prospettive. Sicuramente, i nostri
allievi, dalla primaria alle superiori -io insegno alla primaria- apprezzeranno sia l’uso dell’immagine che
della musica, come quotidianamente constato.

Il percorso in tre passaggi

Ricordiamo i docenti coinvolti, di Religione, Musica, Lingua, Arte e Immagine e l’obiettivo: raggiungere una conoscenza esperienziale interdisciplinare del significato della vita cristiana attraverso fonti bibliche e artistiche parte della Tradizione della Chiesa e della cultura.

1° passaggio

Potremmo invitare gli allievi a vedere ed ascoltare l’esecuzione del Requiem dalla Messa di Requiem di
Giuseppe Verdi (Testo: QUI), diretta da Riccardo Muti in Sant’Apollinare in Classe, davanti al mosaico del
catino absidale, raffigurante la Trasfigurazione di Cristo.
Il regista è stato molto accorto nel coordinare i passaggi musicali del breve e famosissimo pezzo, parte di
una Messa intera, passando nelle inquadrature dall’insieme al particolare, da un simbolo all’altro del
mosaico, alle espressioni mimiche del Direttore, al coro e all’orchestra, sottolineando, in tal modo, le frasi
melodiche e concettuali del testo cantato.
Muti appare molto concentrato, muove brevi e calmi gesti, che avviano i violini e le voci maschili del coro
molto lentamente, in un calmo continuato (pp – Coro il più pano possibile – vedi spartito QUI .
Fondamentale far notare agli alunni il valore degli indicatori espressivi con una corretta interpretazione
teologica del brano musicale).

La parola ‘Requiem’ ora viene ripetuta, in tono più alto e più cristallino, dalle quattro voci femminili
(Soprani) originando un movimento ascensionale, che rappresenta quello dell’anima, che va a Dio.
Intanto, il montaggio inquadra una timida aurora annuvolata, che, alla fine, trascolorerà nella luce alle
calme parole ‘requiem aeternam’.
Al ‘Dona nobis’, cantato ancora da voci femminili, la ripresa inquadra il mosaico della Trasfigurazione con al centro Sant’Apollinare, primo Vescovo e martire di Ravenna (sec. II), in abiti sacerdotali, circondato da
dodici pecorelle, simbolo queste della Chiesa ravennate. Centrale, con le mani alzate in posa di offerta
sacerdotale, Apollinare sembra il Cristo trasfigurato, poiché il cristiano ha come fine l’identificazione con
Cristo in ogni sua fase della di Lui vita: dalla preparazione alla prova, e morte, fino alla resurrezione e
assunzione in Cielo, un giorno.

Sant’Apollinare, mosaico del catino absidale, particolare,
Sec. VI, Ravenna, Sant’Apollinare in Classe

Ora, l’obiettivo allarga a tutto il catino; sopra a sant’Apollinare compare, in una circonferenza rosso fuoco, lo Spirito, su fondo oro del Cielo (Paradiso-Sede di Dio). Il volto di Cristo trasfigurato è al centro dei bracci della Croce. Sui bracci si alternano 10 rettangoli e 10 ovali azzurri, certo decorativi, ma disposti con significato simbolico.

Sul braccio corto 8, e, su quello lungo, 12. Per il braccio orizzontale il richiamo è ai giorni della creazione
ed all’ottavo giorno, la resurrezione; le 12 figure geometriche del braccio verticale parlano della
manifestazione di questo mistero nel tempo (i 12 mesi dell’anno) e nella Chiesa, tramite gli Apostoli,
Nuovo Israele.

Simbologia numerica

Al di sopra del catino, Cristo sovrasta il tappeto blu del Cielo, costellato di novantanove stelle d’oro, con la scritta ai piedi della croce Salus mundi (Salvatore del mondo). Egli è circondato da 99 stelle oro tutte a sei punte, le quali sono disposte in 9 cerchi formanti 4 vele. Le 99 stelle, oltre ad indicare la totalità
dell’umanità, indicano 9 + 9, la perfezione della Trinità, che si rivela all’uomo nella salvezza (3×3) + (3×3) =
18= 1+8=9. Anche qui il riferimento è lucano e riferito alla parabola del Buon Pastore (Lc 15, 1-7) con un
parallelo in Mt 18, 12-14 ed una esplicitazione giovannea, che definisce Gesù buon Pastore (cf Gv 10,
1-15). Le sei punte di ogni stella potrebbero indicare il sesto giorno della creazione, giorno della
creazione di Adamo e giorno della morte (Croce) di Gesù. La Croce, naturalmente, da simbolo di atroce e
ingiusta tortura causata dal peccato degli uomini, diviene simbolo di vittoria.
Il Cristo trasfigurato è posto tra Mosè ed Elia:


30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del
suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme
. (Mt 9, 30-31 e paralleli)


e, similmente, sul prato verde del Paradiso, Gli fanno corona, nuovi Mosè ed Elia, tre pecore simboli di
Pietro, alla Sua destra, di Giacomo e Giovanni alla Sua sinistra.
Il ‘luceat eis’, più volte ripetuto, si apre alla luce dell’abside, illuminata dalle cinque ampie vetrate, sotto il
grande mosaico.

Le anime beate

Il coro e l’orchestra, inquadrati centralmente, possono dare l’idea delle anime beate, facendo essi stessi parte della scena in un tutt’uno plastico, mentre cantano le lodi di Dio nella luce.
Posso confermare che i miei alunni, davanti a tutto questo, rimangono costantemente stupefatti e a
casa riguardano e riascoltano il video e ne sanno parlare.

Al ‘Te decet hymnus’ (A te si deve lode o Dio in Sion) le voci maschili e femminili si uniscono, poiché in
Paradiso (nel giardino) non vi sono né maschio, né femmina …
Ci si può soffermare con domande e considerazioni sui volti dei coristi, del Direttore …

Al ‘ad te omnis caro veniet’ (a te viene ogni uomo – carne) si inquadra nuovamente tutto il mosaico del
Paradiso … è un rincorrersi veramente creativo e qui, con gli alunni, si potrebbe discutere di eventuali
varianti nelle inquadrature come loro le avrebbero potute pensare, etc.
La camera da ripresa, ora, punta al di sopra del catino, sull’arco trionfale, al Cristo pantocratore con i
quattro simboli del Vangelo tetramorfo …

Insomma, tutta la ripresa in musica offre spunti interdisciplinari unici e coinvolgenti.
Tra il Tetramorfo e il mosaico absidale, le dodici pecore raffigurano gli Apostoli, come le dodici pecore con Sant’Apollinare rappresentano la Chiesa terrena di Ravenna. Ora, in Cielo, il Cristo, Episcopo per
eccellenza (episcopeo, colui che guarda dall’alto) guarda dall’alto il percorso dell’uomo che si identifica con Lui. Tutto ciò sottolinea l’analogia tra le due Chiese, terrena e celeste.
All’apice del catino occorre fare notare la presenza del Padre, che benedice il cammino ascensionale di
Salvezza attraverso la mano benedicente …

2° passaggio: Accostiamo gli alunni al testo evangelico di Gv 10, 1-15.

Esso è una fonte privilegiata, insieme alle altre: musiva, testuale, e musicale del Cristo Buon Pastore dalla
Croce. Esplicitiamo bene la relazione Vescovo Apollinare, pastore della sua Chiesa, che allarga le braccia in
forma di Croce-Cristo trasfigurato.


1«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. 7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.

3° passaggio: Approfondimenti di natura musicale, figurativa, testuale e simbolica.

Collegamenti al significato culturale e di fede per il cristiano, che vive il Vangelo nella luce dell’infinito
Cielo … Molteplici potranno essere gli sviluppi interdisciplinari per un’apprensione unitaria e sintetica del
tema.

Considerazioni di merito

Da tutto questo lavoro potrebbe certo nascere anche un adattamento, a mo’ di mappa concettuale, in
base alla quale realizzare un ‘prodotto’ multimediale (quarto atto), che tenga conto del pensiero
computazionale. Ovvero, si potrebbe ripensare tutto il percorso in chiave computazionale per giungere a un CD che guidi nel percorso. Ma, a parte i tempi assai lunghi già per i primi ‘tre atti’, il mio obiettivo,
inizialmente dichiarato, è stato raggiunto anche imparando con diletto nei tre atti. L’ulteriore lavoro non
solo non è necessario per questa ricca e formativa esperienza per gli alunni, ma distoglierebbe dalle
finalità puramente umanistiche del percorso.

Volere necessariamente adattare il pensiero computazionale e relativi programmi software alle
tematiche umanistiche o, piuttosto, adattare queste a software e al pensiero computazionale porterebbe
l’alunno al di fuori del campo formativo umanistico, proprio perché la natura, in questo nuovo modello di
pensiero, proprio del nuovo umanesimo, è il computazionale, il logico matematico ripetitivo (molti
passaggi con una sola azione trasformati in icona).

In campo umanistico abbiamo bisogno di trascorrere, più o meno lentamente, da una fase all’altra su più
discipline. Perché lentamente? Come dicevo all’inizio, la macchina da ripresa consente di riprodurre il
tempo, il movimento, ma anche di arrestarlo ed invertirlo nel momento in cui non si faccia pura
sequenza, ma meditazione, sottolineatura, giungendo, attraverso i diversi linguaggi, che qui abbiamo
scoperto con gli alunni, all’intuizione, all’estasi estetica e, perché no, religiosa.

Mi sembra di poter dire che con il pensiero computazionale e le sue tecniche non siamo solo in grado di
utilizzare nuovi ed utili strumenti, ma siamo premuti a cambiare modo di pensare, come sostengono gli
stessi suoi fautori e divulgatori, allo scopo non di saper convivere, ma di essere parte integrante di un
nuovo sistema, di una nuova società composta da uomini nuovi che poco avranno a che fare con le
proprie trascendenti radici. Forzare a questo gli alunni potrebbe irrimediabilmente a compromettere loro
la possibilità di un incontro vero e simbolico con quanto più di ideale e segreto possa esistere nella vita
dell’uomo.

Nella prossima puntata

Dall’interdisciplinarità del percorso religioso artistico al pensiero computazionale

-Considerazioni storiche e pedagogiche: la scuola aperta alle masse

-Attenzione allo sviluppo della persona

-La scuola oltre la cultura verso la professione

-La società degli obiettivi

-Aggiornare e innovare

-Formatori e docenti formandi alle prese con la creatività

-Pervasività del Coding

-Prospettive

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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O.F.M.Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Di prossima uscita Gesù è veramente risorto?

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