Caso Cospito. Solidarietà umanitaria o ideologica?

La stampa continua a parlare dell’arresto e delle condizioni carcerarie del leader anarchico Alfredo Cospito. Ed anche la politica si sta interessando al suo caso. Anche Giorgia Meloni ne ha parlato. Noi vorremmo toccare un aspetto forse marginale ma emblematico della sua vicenda. Cercando di capire come mai certi terroristi ricevano una solidarietà così ampia che altri nemmeno si sognano.

Recentemente, per disposizione del ministro della giustizia Carlo Nordio, Cospito è stato trasferito dal carcere di Sassari al carcere Opera di Milano, senza però cambiare la natura severa della detenzione, “di cui all’articolo 41 bis”. Ovvero con varie limitazioni alle libertà dei detenuti (isolamento, meno colloqui coi familiari, etc.).

Cospito, secondo la sintesi dell’Ansa, nasce a Pescara nel 1967, ma vive a Torino ed è “ritenuto uno degli elementi di spicco del mondo anarchico torinese”. Ma in verità anche italiano e internazionale.

Attenzionato dalla polizia già dal 1996, non ha saputo riprendere i lati più nobili dell’anarchismo intellettuale, da Michail Bakunin ad Errico Malatesta, ma è passato subito alle vie di fatto e alla violenza gratuita e irrazionale, nella linea del peggiore brigatismo rosso.

Nel 2005 Cospito è ritenuto responsabile di una bomba, poi inesplosa, ad una sede dei carabinieri, al Parco Ducale di Parma. “Vengono poi, scrive Avvenire, tre pacchi bomba: il 2 novembre 2005 al sindaco di Bologna Sergio Cofferati, nel luglio 2006 a Torino al sindaco Sergio Chiamparino e all’impresa che stava effettuando lavori in un Cie per immigrati”.

Altri ordigni vengono piazzati da Cospito e i suoi tra il 2006 e il 2007, sempre contro postazioni militari.

Nel 2012, il leader ideologico della Fai (federazione anarchica informale) ha personalmente gambizzato con 3 colpi di pistola Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo nucleare. Rivendicando il vile attentato con una lettera al Corriere della sera. In carcere Adinolfi è stato processato e condannato anche per un altro attentato, realizzato nel 2006, contro la scuola carabinieri di Fossano.

“Due ordigni erano stati piazzati all’interno di due cassonetti all’ingresso dello stabile senza però causare né morti né feriti”. La Cassazione lo ha condannato a 20 anni di galera con l’accusa di strage.

Faccio notare che qui si rivela l’animus del brigatista e del terrorista. Non conta chi sei, ma solo cosa rappresenti. La tua famiglia, la tua vita, i tuoi figli, perfino le tue idee politiche sono secondarie. Vieni ritenuto un “nemico del popolo” solo ed unicamente perché la pseudo giustizia rivoluzionaria ha deciso che quel mestiere (carabiniere, giudice, imprenditore, politico, sindacalista) nel paradiso infernale che ci si prospetta, sarà abolito.

Sul quotidiano pacifista Avvenire, malgrado le continue violenze degli anarchici, che negli ultimi anni hanno prodotto morti e feriti in tutta Italia, una lettera-appello è stata intitolata “Salviamo la vita di Alfredo Cospito”.

Secondo i firmatari, “Cospito è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari” e ciò a causa di uno “sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni”. Sciopero che gli avrebbe fatto perdere 35 kg di peso. Vedremo se il recente trasferimento migliorerà le condizioni del detenuto, il che ci auguriamo di cuore.

Ma è davvero singolare la volontà di “umanizzare” un terrorista che ha compiuto atti eversivi che avevano tutto di “disumanizzante” e nulla di umanitario. I solidali osano persino citare Cospito come se la sua parola fosse un oracolo: “Non ci sto e non mi arrendo. Continuerò il mio sciopero della fame per l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo ostativo fino all’ultimo mio respiro”. Ma se era ed è un nemico dello Stato, visto che non c’è traccia di pentimento nella sua storia, è normale che lo Stato si difenda e difenda i suoi cittadini e le sue forze dell’ordine.

Addirittura per i firmatari lo sciopero della fame volontariamente messo in atto dal terrorista aiuterebbe la giustizia italiana a migliorarsi. Scrivono infatti che “La protesta estrema di Cospito segnala molte anomalie, specifiche e generali: la frequente sproporzione tra i fatti commessi e le pene inflitte (…); il senso del regime del 41bis, trasformatosi nei fatti da strumento limitato ed eccezionale per impedire i contatti di detenuti di particolare pericolosità (…) in aggravamento generalizzato delle condizioni di detenzione; la legittimità dell’ergastolo ostativo”.

Ebbene tra i sostenitori di Cospito ci sono, oltre ad alcuni docenti universitari, il missionario antifa Alex Zanotelli, don Luigi Ciotti, l’ex magistrato Gherardo Colombo, l’ex ministro Giovanni Maria Flick, e perfino Massimo Cacciari e Moni Ovadia. Strano che manchino le avanguardie firmatorie di Luigi Manconi ed Erri de Luca.

Una domanda ai firmatari dell’appello e al direttore Marco Tarquinio che lo ha ospitato. Se un altro Cospito avesse compiuto gli stessi – identici – reati, e vivesse le stesse condizioni carcerarie, ma lo avesse fatto in nome che so di CasaPound e del neo-fascismo, avreste fatto lo stesso – identico – appello? La risposta ve la dovete dare in coscienza. Se fosse negativa allora questo appello, al di là della bella prosa che lo infiora, sarebbe puramente umanitario e quindi degno di ascolto, o risentirebbe di una reale, seppur nascosta nei meandri della coscienza, comprensione ideologica delle “ragioni” del reo?

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