Darwinismo

New York neopagana

(Afp)

A New York in 14.000 hanno salutato il solstizio d’estate con lo yoga. Mentre nella vecchia e arretrata Italia il solstizio d’estate è solamente un evento astronomico che viene associato alle vacanze, per i progrediti USA esso è un rito con ben altri significati.

Ma quando ci saremo liberati dalla “superstizione” cattolica, finalmente anche a Roma si potrà celebrare il dio Sole. E allora anche noi saremo moderni… Continua a leggere

Nessun dialogo con i critici del darwinismo…

Questo il senso di un intervento sul sito Pikaia “Il portale dell’evoluzione”.

Cari lettori di Pikaia...” è l’inizio di una lettera aperta che il prof. Telmo Pievani rivolge ai suoi lettori, una lettera in cui spiega perché non intenda rispondere alle “provocazioni” dei critici del darwinismo.

Un discorso che ricorda una terminologia da anni ’70, ma si tratta di una terminologia politica, non scientifica. Continua a leggere

Lo dichiara uno scienziato evoluzionista: il darwinismo è usato contro la religione

Greg Graffin è un paleontologo della prestigiosa UCLA (University of California, Los Angeles). Uno strano scienziato che è anche leader di un gruppo dal nome “Bad religion“, cioè “Cattiva religione“. Indovinate quale…

Sotto al palco con la croce e un bel segno di divieto…
Sono queste le parole con le quali inizia un articolo pubblicato sulla rivista Wired, n?32 ottobre 2011. Ma qual è il gruppo che si esibisce sotto quel simbolo anticristiano? Il gruppo sono i “Bad religion”, un complesso californiano che ha il suo leader in Greg Graffin, paleontologo presso l’UCLA. Graffin è stato tra l’altro l’autore della scoperta di un fossile di uccello che da lui ha preso il nome, la Qiliania graffini. Graffin, nell’intervista di Wired, fa delle affermazioni molto interessanti, forse proprio per via della sua doppia veste di affermato scienziato evoluzionista e rock star, si fa meno scrupoli di altri nel dire certe verità che in genere non vengono chiarite.
Ma vediamo per ordine gli argomenti toccati nell’intervista e le risposte di Graffin. Prima domanda:

Cosa c’entra la scienza con il punk-rock?

“C’è un fattore comune ed importantissimo per entrambe: la spinta alla sfida al conformismo ed all’autorità…”

Già qui siamo abbastanza sorpresi: per noi la “spinta” per fare scienza viene dal desiderio di conoscenza. La scienza invece per Graffin deve essere usata come un’arma contro il conformismo e l’autorità. Come dire: la scienza deve essere strumentalizzata. Niente male come inizio.
Senza contare che Graffin, se veramente oggi volesse andare contro il conformismo e l’autorità, dovrebbe essere antidarwiniano!
Ma andiamo oltre, giungiamo direttamente alla terza domanda:

Se il darwinismo è qualcosa di anarchico, allora Charles Darwin è da considerare un punk ante-litteram…

“Ho sempre ammirato Charles Darwin per l’enfasi usata nel suo L’origine delle specie e in altri scritti per penetrare la dura scorza della comunità scientifica e le tendenze sociali dell’epoca…”

Ancora una volta Graffin ammira Darwin non per aver scoperto le cause dell’evoluzione, ma per aver “penetrato” la scorza della comunità scientifica e delle tendenze sociali dell’epoca. Quello che, ancora una volta gli sfugge, è però che oggi la “scorza” della comunità scientifica è posta a difesa del darwinismo, e le tendenza sociali sono quelle della competizione. Facciamo notare ancora una volta che un nuovo Darwin, se volesse andare contro il conformismo, dovrebbe essere antidarwiniano. Già a questo punto iniziamo a pensare che Graffin, nascondendosi dietro l’immagine di ribelle anarchico, sia invece il più conformista di tutti. Un anarchico alquanto strano, un ribelle che difende l’autorità costituita dell’establishment accademico e della visione sociale consolidata della sua epoca.
Quarta domanda:

Oggi l’insegnamento dell’evoluzionismo è ancora percepito come qualcosa di scomodo. Come te lo spieghi?

“Be’, fondamentalmente l’evoluzionismo è in opposizione all’idea di ‘disegno intelligente’, specialmente nei confronti del creazionismo, che vorrebbe il nostro universo creato da una volontà senziente e non frutto di fenomeni naturali…”

Ecco che dunque a questo punto Graffin effettua l’identificazione tra “creazionismo” ed “esistenza di un creatore“, tra “visione religiosa” e “intelligent design“, escludendo il caso in cui il creatore abbia utilizzato proprio le leggi naturali per generare la varietà dei viventi. Si manifesta in questo passaggio che la sua visione darwiniana, ma come sappiamo non è solo sua, è in realtà divenuta un’ideologia negatrice di della religione.
E finiamo con la domanda numero sei:

Nel tuo libro e nelle tue canzoni parli molto di religione. Credere è incompatibile con il pensiero scientifico?

“L’incompatibilità deriva dalla visione dualistica del mondo da parte della religione…”

Quello che conta in questa risposta non sono tanto gli argomenti, tra l’altro infondati, (l’esistenza di una realtà spirituale come potrebbe disturbare lo studio del mondo fisico? Griffin ha mai sentito parlare di scienziati religiosi, come ad es Galilei, Newton, Mendel, Lemaitre…) ma il fatto che Graffin conferma quello che la domanda dava per certo: l’incompatibilità tra scienza e fede. Anarchia-Evoluzione.

“Fede, scienza e cattiva religione in un mondo senza Dio“, ricordiamo che questo è il titolo dell’ultimo libro di Graffin, un altro autore darwiniano che, come Dawkins, con il suo lavoro “La radice di tutti i mali“, combatte le religione, e in particolare combatte il cristianesimo.

Non cominciano a manifestarsi un po’ troppo i nemici darwinisti della religione per pensare che si tratti di un fenomeno circoscritto?

Allora Grazie a lei prof. Graffin, perché preso dall’entusiasmo ci ha confermato quello che già si era capito: la teoria darwiniana è usata come strumento contro la religione.

(CRITICA SCIENTIFICA)

Due domande a Boncinelli sull’evoluzione…

L’intervista è stata realizzata nel corso del Festival della Scienza di Genova, l’organizzazione mi ha consentito di inviare due domande che sono state poi rivolte al prof. Edoardo Boncinelli, genetista e professore di Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Le domande inviate per e-mail il 26 ottobre erano le seguenti:

1) Secondo gli ultimi studi, pubblicati su Nature Geoscience nell’agosto 2011, le prime forme di vita comparvero circa 3,4 miliardi di anni fa, “solo” 400 milioni di anni dopo la fine del bombardamento da meteoriti: ritiene che sia un tempo accettabile per la nascita della vita secondo i meccanismi conosciuti, o ritiene invece che possa essere plausibile l’idea di Francis Crick e Fred Hoyle della “panspermia”?

2) Ritiene che esistano posizioni critiche verso il neodarwinismo che non siano da ricondurre al creazionismo?

L’intervista è stata poi effettuata il 31 ottobre e prontamente riportata sul sito del Festival della Scienza:
http://www.festivalscienzalive.it/site/home/interviste/edoardo-boncinelli.html

I quesiti sono stati da me formulati in quanto rappresentano i punti centrali su cui verte il dibattito sull’origine e l’evoluzione della vita.
Come si può vedere nel filmato il prof. Boncinelli ha cortesemente risposto, ed è sulle sue risposte che vorrei fare alcune riflessioni.

1) Alla prima domanda, quella sull’origine della vita, il prof. Boncinelli risponde con due affermazioni condivisibili:
la vita è un fenomeno, per così dire, strano, per non dire unico“.

…o 3 miliardi e mezzo, o 6-7 miliardi, non è che faccia una grande differenza…

La prima risposta consente di affrontare il tema degli eventi “unici”, sui quali la scienza ha insormontabili difficoltà ad indagare, eventi come il Big Bang da cui ebbe origine l’universo e il “Big Bang biologico” da cui ebbe origine le vita.

Dunque, se l’origine della vita è un fenomeno “strano”, possiamo dunque concordare sul fatto che al riguardo ancora non abbiamo una spiegazione convincente?

E se è “unico” possiamo concordare anche sul fatto che probabilmente non sapremo mai come sono anadte le cose?

In definitiva possiamo dire che non sappiamo come è nata la vita.

La seconda risposta ci permette di concordare col prof. Boncinelli sul fatto che l’idea di Fred Hoyle e Francis Crick (che la vita provenga dallo spazio), non fa altro che spostare il problema in un altro luogo e in un altro tempo, con il solo risultato di sviare l’attenzione da quella che dovrebbe essere invece la risposta: secondo le attuali teorie la vita è un fenomeno inspiegabile.

2) Alla seconda domanda, quella sulla possibilità che un’obiezione alla teoria neo-darwiniana possa non essere considerata “creazionista” il professore ha risposto così:
è comprensibile che ci siano delle obiezioni, quello che non è comprensibile è che queste obiezioni vengano prese sul serio

spero che presto questo farà la fine di chi pensava che la Terra stava ferma e il Sole gli girava intorno, oppure di chi pensava che la Terra fosse piatta

Purtroppo su questo punto la posizione del prof. Boncinelli è di chiusura.
La prima risposta non è infatti argomentata e si risolve unicamente nel rifiuto tout court di qualunque obiezione, affermando di fatto che il darwinismo è un dogma che non può essere messo in discussione.

E’ curioso poi che il prof. usi la similitudine della contrapposizione tra la teoria tolemaica e quella copernicana per rappresentare l’attuale situazione della teoria darwiniana.
Se esiste una teoria che resiste ostinatamente ad ogni evidenza sfavorevole, negando l’esistenza stessa di obiezioni serie, questa è proprio il neo-darwinismo.
Professore, se ci riflette bene è la teoria di Darwin che oggi occupa il posto di quella tolemaica, non i suoi critici che invece sono nella posizione che fu di Copernico.

E poi… possibile che non abbia letto quel capolavoro di Stephen Jay Gould “I pilastri del tempo”, in cui si racconta di come il falso mito della “Terra piatta” nacque come uno strumento di propaganda anticattolica? Quella della “Terra piatta” è dunque una storia che non dovrebbe essere più ripetuta da uomini di cultura come lei, a meno che non si voglia finire tra quegli “scienziati ignoranti” aspramente criticati dal collega Gilberto Corbellini (anche lui tra l’altro presente a Genova).

Riguardo infine alla teoria darwiniana, e alla negazione di un disegno e di una finalità nell’Universo, il prof. afferma: “devo ammettere che ho dei problemi psicologici ad accettare questo punto di vista”.


Pur comprendendo i problemi a cui si riferisce, facciamo notare al professore che i veri problemi ad accettare la teoria non sono di natura psicologica, ma sono legati alla razionalità.

Darwinismo e razzismo: Italia 1864

"Fu l’oscurantismo della Chiesa ad attribuire ingiustamente alla teoria di Darwin delle implicazioni razziste".
Questo è quanto si vuol far credere. E così, mentre su un portale evoluzionista si evita l’argomento, noi lo affrontiamo senza timori.

L’11 gennaio 1864, in un discorso a Torino, il professore di Zoologia Filippo de Filippi, introduceva il dibattito sulla teoria di Darwin in Italia. L’evento è ricordato con enfasi dal darwinista Telmo Pievani, sia riportando sul sito Pikaia una scheda redatta all’Università di Torino, che in un suo articolo su Le Scienze, ma quello che Pievani curiosamente non nota è che l’intervento di De Filippi non apriva solamente le porte alla teoria di Darwin, ma anche al razzismo.
Potrebbe essere questo uno dei punti critici dell’intervento di De Lauri fatto sparire dal sito Pikaia, infatti nella sua conferenza il professore di antropologia della Bicocca, riprendendo un’affermazione di Benedetto Croce, afferma che è un grave errore ricavare delle implicazioni antropologiche e sociologiche da una teoria naturalistica come quella dell’evoluzione, citando al riguardo anche l’esempio di Cesare Lombroso, che intendeva ricavare caratteristiche "dell’animo" da quelle craniometriche.
Ma invece è proprio un connubio tra antropologia-sociologia e scienze naturali che avvenne sin dall’inizio del dibattito, e la confusione avvenne ad opera di chi voleva proporre la teoria di Darwin.

Fu un’apertura inconsapevole quella dello zoologo, perché De Filippi non era razzista, era anzi un fervente cattolico (cosa di cui l’autore della scheda su De Filippi redatta all’Università di Torino sembra non capacitarsi, infatti riferendo questo fatto usa una formula dubitativa “lo scienziato si professava credente e alla religione parve convintamente aderire fino alla fine dei suoi giorni”).
Ma se non era De Filippi ad essere razzista, era evidentemente la teoria che egli andava ad enunciare ad esserlo intrinsecamente, i riferimenti agli stadi intermedi tra le scimmie e l’uomo sono infatti tutti relativi alla “razza nera”, e del resto anche lo stesso Darwin userà il medesimo riferimento sette anni dopo, in L’origine dell’uomo e la selezione sessuale del 1871:
 «Darwin afferma che lo sterminio delle “razze selvagge” ad opera delle “razze umane civilizzate” sarà solo questione di tempo, e infine che la “frattura” tra l’uomo, che sarà più civilizzato del caucasico, e i suoi più prossimi affini sarà in futuro maggiore perché sarà più grande di quella tra il “negro australiano e il gorilla”.»
Inchiesta sul Darwinismo – Cantagalli, 2011- pag.108

Per mostrare che in fondo la differenza tra gli esseri umani e gli scimpanzé (chimpansè nel testo) non è poi così grande, de Filippi suggerisce infatti di fare il confronto non con la razza bianca ma con quelle nere:
«La diversità grandissima della faccia si presenta qui per la prima. Quella del chimpansé è la meno lontana dall’aspetto umano; quella del gorilla invece spaventosamente bestiale. Ma non mettiamo a confronto con queste scimie la testa di Napoleone o dell’imperatore Nicolò, prendiamo quella di un Papou, di un nero dell’Australia, ed allora la distanza fra i due soggetti di confronto scema d’assai.»

E poi:
«Nell’uomo e nelle scimie di rango più elevato, la lunghezza del braccio oltrepassa quella dell’antibraccio, nelle scimie americane incomincia la proporzione inversa, cioè la prevalenza dell’antibraccio sul braccio; anche la lunghezza relativa della mano è in proporzione crescente, partendo dalla specie umana. Sono due caratteri combinati di degradazione, che si pronunciano però sempre più evidenti, e con grande costanza, scendendo nella serie dei mammali; ma incominciano già a palesarsi nella specie umana, nella razza nera

E ancora:
«Lo sviluppo dei glutei e dei muscoli gemelli che formano il polpaccio, danno alla statua umana rilievi e rotondità che si cercano invano nella scimia, ma notate bene, parlo della statua umana tipica realizzata nell’europeo: che la razza nera invece, anche per questo carattere, fa passaggio ai quadrumani

E infine:
«Ma indipendentemente dal trattarsi qui ancora di semplici differenze di quantità e di proporzione, si deve osservare che la enorme distanza fra due estremi, quali sarebbero per esempio un cranio della razza umana caucasica ed un cranio di babbuino, scema mettendo a confronto da un lato un cranio di un nero dell’Australia, o meglio ancora un cranio della primitiva razza dell’epoca della pietra, dall’altro lato un cranio di chimpansé nella prima età

Anche nelle parole del famoso intervento di De Filippi affiora, in tutto il suo ingenuo candore, il razzismo intrinsecamente contenuto nella teoria dell’evoluzione per selezione naturale, la negazione di questo aspetto del darwinismo può essere fatta solo ignorando documenti come questo.
L’articolo di Telmo Pievani su Le Scienze del 27 gennaio 2009 termina ricordando una considerazione che fu apposta alla traduzione intaliana de L’origine dell’uomo:
«L’auspicio è che il bicentenario smentisca, ma non ne siamo sicuri, un’ironica considerazione che Michele Lessona introdusse nella prefazione all’edizione italiana di L’origine dell’uomo del 1875: «Un gentiluomo napoletano, dicesi, ebbe quattordici duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull’Ariosto. Al quattordicesimo duello, ferito a morte, esclamò: e dire che non ho mai letto né l’Ariosto né il Tasso! Questa è un po’ la storia degli Italiani rispetto a Darwin: molti che ne dicono male, ed anche taluni che ne dicono bene, non lo hanno mai letto».

Dobbiamo proprio essere d’accordo con Michele Lessona: molti che "parlano bene di Darwin", affermando che la sua teoria non fornì un supporto scientifico al razzismo, sembra proprio che non lo abbiano mai letto.

E con l’evitamento della questione, molti continueranno a non leggere i documenti scomodi.

( da Critica Scientifica)


Avvertimenti “mafiosi” 1: il darwinismo è la nostra ideologia

La notizia non è nuova, ma è bene ricordarla: l’8 giugno 2007 il Consiglio d’Europa con il documento 11297 intitolato “The dangers of creationism in education ” ha espresso la preoccupazione per una minaccia alla democrazia e ai diritti umani.
La minaccia in questione veniva individuata nella dottrina del “creazionismo”.

Dal punto di vista personale questa notizia potrebbe anche lasciarci indifferenti, potremmo in poche parole sentirci tranquilli perché non ci riguarda, infatti come più volte ribadito anche su queste pagine, il creazionismo non è la linea adottata nella critica del darwinismo in cui ci riconosciamo. Questo però non significa che dietro al documento del Consiglio di Europa non si nasconda qualcosa di estremamente preoccupante. Per la prima volta infatti l’insegnamento di una determinata teoria viene legato alla “democraticità” dello Stato. Nel documento del Consiglio d’Europa possiamo infatti leggere:
L‘Assemblea parlamentare è preoccupata per i possibili effetti negativi della diffusione delle teorie creazionisteall’interno dei nostri sistemi educativi e sulle conseguenze per le nostre democrazie. Se non stiamo attenti, il creazionismo potrebbe diventare una minaccia per i diritti umani, che sono una delle principali preoccupazioni del Consiglio d’Europa.

Tralasciando le forti perplessità relative al fatto che una teoria sull’origine del mondo e della vita possa essere un pericolo per la democrazia, notiamo che nel documento non viene chiarito cosa si debba intendere con il termine “creazionismo “, e questo fatto è di una estrema gravità. Per esperienza diretta sappiamo infatti che, secondo il significato correntemente adottato dai darwinisti, qualunque critica alla teoria viene automaticamente inclusa nella categoria del “creazionismo“. Di fatto, in base a quel che avviene quotidianamente sugli organi di informazione darwinisti, sperimentiamo che nessuna critica al darwinismo viene risparmiata dall’accusa di creazionismo, vedi su Critica Scientifica:
“Creazionismo”: la cortina fumogena del darwinismo .

Il documento del Consiglio d’Europa continua poi affermando che:
I creazionisti mettono in discussione il carattere scientifico di alcuni elementi di conoscenza e sostengono che la teoria dell’evoluzione è solo una interpretazione fra le altre. Essi accusano gli scienziati di non fornire prove sufficienti per stabilire la teoria dell’evoluzione come scientificamente valida. Al contrario, difendono le loro dichiarazioni proprio come scientifiche. Niente di tutto questo si regge per un’analisi obiettiva.

In questo passaggio notiamo che viene alimentato l’equivoco tra i termini “teoria dell’evoluzione” e “teoria darwiniana”, e questo è molto insidioso: si tratta infatti di un equivoco fondamentale per screditare gli interlocutori. L’inganno sta nel far passare come sinonimi la ”teoria dell’evoluzione” e la ”teoria darwiniana“, mentre invece l’evoluzione è un fatto accertato tramite i fossili e la teoria darwiniana è una spiegazione di tale fatto. Basta fare una elementare riflessione per concordare che un fatto non può coincidere con la sua stessa spiegazione, e che quindi la contestazione della teoria darwiniana non implica la negazione dell’evoluzione.

Il documento dell’8 giugno 2008, però si spinge oltre, giunge ad affermare che esiste solo una spiegazione, quella darwiniana, e che gli argomenti contro quella stessa teoria non sono per definizione “scientifici”. Quello che infine si teme è il “potere” delle religioni e il timore che le democrazie possano divenire delle “teocrazie”:
I movimenti creazionisti possiedono un reale potere politico. Questa è la questione, e ciò è stato esposto in diverse occasioni, è che i sostenitori del creazionismo stretto intendono sostituire la democrazia con la teocrazia.

Evidentemente per il Consiglio d’Europa la preoccupazione è in realtà la capacità delle religioni di orientare le opinioni in direzioni diverse da quelle ritenute “desiderabili”, e viene addirittura additata infine la minaccia dell’affermarsi di una “teocrazia”. Al riguardo viene anche citato il famoso caso del “Processo Scopes“:
Scontri tra darwinisti e creazionisti si sonosvolti nel corso dei secoli 19 e 20, in particolare negli Stati Uniti. Nel 1925, al cosiddetto “processo della scimmia”, John Scopes, un insegnante a Dayton, Ohio, è stato condannato per l’insegnamento ai suoi allievi della teoria dell’evoluzione.

Bisognerebbe in questo caso essere grati al Consiglio d’Europa per aver citato il cosiddetto “processo alla scimmia“, infatti si tratta di un caso che ci permette di capire chiaramente l’entità dell’inganno, (vedi su L&P Processo al processo Scopes, in cui si mostra come attraverso il darwinismo si insegnasse il razzismo e la discriminazione verso i poveri.
E’ lecito a questo punto domandarsi se sia l’irrilevante percentuale di veri “creazionisti” a costituire una reale minaccia per la democrazie, o se il vero pericolo non venga dalla presa di posizione (non contestata da alcuno) del Consiglio d’Europa che stabilisce d’autorità cosa sia scientifico e cosa non lo sia. Ma, fatto ancora più grave, si stabilisce che un atteggiamento che venga definito dalle autorità “antiscientifico”, nel caso specifico “antidarwiniano”, è automaticamente antidemocratico e lesivo dei diritti umani.

Per essere più chiari: il sottoscritto e voi che seguite questo sito, siamo considerati dal Consiglio d’Europa dei nemici della democrazia.

(Da: Critica Scientifica)

Dario Fo candidato all’Asino d’Oro…

Dopo che nel 2009 è stato assegnato il poco ambito premio "Asino d’oro" al Prof. Odifreddi per aver pubblicato sulla rivista Le Scienze un articolo sulla presunta “Formula dell’evoluzione”, oggi andrebbe proposta la candidatura del Nobel Dario Fo, per le dichiarazioni sull’evoluzione fatte nella trasmissione di Fabio Fazio del 22 ottobre scorso.

Premetto che per il nuovo candidato all’Asino d’oro si chiedono le attenuanti generiche (come del resto ho chiesto per il Prof. Odifreddi), attenuanti derivate dal fatto che le asinerie profferite vengono purtroppo anche stampate sui manuali scolastici in uso in Italia, e suppongo, anche all’estero, e conseguentemente insegnate nelle aule scolastiche e universitarie. Ma questo evidentemente non diminuisce la gravità della disinformazione veicolata da un così grande nome in una così grandemente seguita trasmissione.

Il fatto è che nel corso di un monologo all’interno della trasmissione “Che tempo che fa”, il Nobel per la letteratura Dario Fo ha raccontato la vicenda della farfalla nota come “Biston betularia” proponendola come esempio di evoluzione, dichiarando “che cosa significa evoluzione? Vi faccio un esempio: avete mai setito parlare della falena che da bianca diventa nera…“.

Riassumiamo brevemente l’argomento:
La farfalla in questione nell’800 era presente in Inghilterra in due varietà, bianca e nera.

Dopo l’industrializzazione la fuliggine scurì la corteccia delle betulle dove la farfalla si posava e quindi sopravvissero maggiormente quella scure rispetto a quelle chiare. Ma come ho detto le farfalle scure erano presenti già da prima.
Nessuna nuova specie era comparsa, come invece afferma Fo al 3° minuto e 8 secondi del monologo:
 “…era nata una razza nuova”.

Ecco dunque che l’esempio riportato è fuorviante, esso può solo testimoniare un caso di selezione naturale: “selezione” tra varietà già esistenti dunque, non “evoluzione”.

Da rilevare il fatto che il libro di Dario Fo, al quale la performance televisiva faceva riferimento, è stato pubblicizzato su Pikaia, il “Portale dell’evoluzione” con un articolo del 16 ottobre intitolato “Dio è nero!”.
Evidentemente per raccontare quelle che R. Lewontin e S.J. Gould chiamavano le “Storie proprio così” , hanno pensato bene di rivolgersi ad almeno dei professionisti, visti i deludenti risultati degli ultimi tempi: vedi Critica Scientifica-Evoluzione dei batteri: in scena le storie proprio così.

Un bell’asino d’oro ci vorrebbe proprio.
Tanto per cominciare sarebbe molto utile per sollevare la questione, in seguito andrebbero poi corretti i testi scolastici dai contenuti ingannevoli.


Ma non facciamoci troppe illusioni.

Critica Scientifica

Processo al “Processo Scopes”

"E l’uomo creò Satana", questo era il titolo di un film che nel 1960 denunciava l’oscurantismo antidarwiniano.
Il 7 ottobre verrà messa in scena a Torino "Processo alla scimmia", la sua versione teatrale. Ma dopo decenni di alterazione deliberata dei fatti è ora che si dica la verità su quella vicenda .
La rappresentazione che andrà in scena a Torino è un’opera teatrale tratta dall’originale "Inherit the wind" di Jerome Lawrence e Robert E. Lee, da cui nel 1960 venne anche tratto un film con Spencer Tracy che in Italia fu intitolato "E l’uomo creò Satana".

Dalla visione del film emerge una realtà di arretratezza culturale, nella quale il progresso è rappresentato dall’insegnate John Scopes che, reo di aver spiegato la teoria di Darwin agli alunni, viene incriminato per via di una legge oscurantista che ne vietava l’insegnamento.
Ma le cose non andarono come viene rappresentato nel film, e così un grande falso storico, un’opera di autentica propaganda che avrebbe fatto inorgoglire perfino Goebbels, viene presentata come testimonianza della verità dei fatti ed esce dai teatri per entrare in una istituzione scientifica. Si tratta di una ennesima ripetizione di un mito nato a fini propagandistici, uno dei primi a segnalare questo fatto fu il grande paleontologo S. J. Gould, autore della teoria degli equilibri punteggiati. Di seguito vedremo che le cose andarono molto diversamente da come vengono raccontate:

Brano tratto da "Inchiesta sul Darwinismo" Cantagalli 2011:
Come fa notare Gould, Bryan (l’avvocato dell’accusa) fu indotto a prendere la sua posizione dall’aver considerato che Darwin attribuisse alla selezione naturale un significato morale, lo stesso Gould riconosce che l’errore iniziale non fu di Bryan, ma di alcuni autori di testi scolastici che non distinsero i magisteri della scienza e della morale. L’opera a cui si fa riferimento è un testo utilizzato nel 1914 proprio nel Tennesse dal titolo eloquente di A Civic Biology del professor George William Hunter docente di biologia al Knox College, e che era stato adottato proprio da John Scopes nelle sue contestate lezioni.

Un’analisi del libro originale (esercizio raccomandato da T.S. Kuhn nello studio dei paradigmi scientifici) ha portato Gould a verificare che esso è in realtà un testo di forte propaganda neomalthusiana espressa inoltre con tinte che porterebbero certamente alla rimozione del manuale anche ai nostri giorni. Tra i passaggi riportati da Gould spiccano in particolare quelli in cui si sostiene che le famiglie delle classi povere sono una specie razziale inferiore e quelli in cui le si accusa di diffondere «malattie, immoralità e criminalità», in più con un classico argomento maltusiano, si recrimina sul fatto che lo Stato protegga queste persone spendendo denaro pubblico in ospizi e manicomi. Nel suo testo scolastico Hunter sostiene inoltre che solo il “senso di umanità” impedisce di eliminare tali persone fisicamente, come si uccidono gli animali inferiori, tuttavia l’autore propone un rimedio per eliminare questi “parassiti”, «razza inferiore e degenerata».
Impedire loro di riprodursi, proprio come insegnava Malthus:

Come è possibile leggere alla pagina 263 del libro di scienze usato dal prof. Scopes, non era l’evoluzione darwiniana il problema , ma le sue implicazioni sull’uomo, in questo caso la propaganda per l’eugenetica.

Nel testo di Hunter si trova anche un grafico dove si illustra l’appartenenza della specie umana alla classe dei mammiferi, esso viene seguito poche pagine dopo da un paragrafo intitolato “Le razze umane”. Gli studenti del Tennesse venivano con esso istruiti a considerare l’umanità suddivisa in cinque razze: etiopici o negroidi; malesi o razza bruna; indiani americani; mongoli o razza gialla e, infine, la «razza superiore a tutte le altre», cioè quella bianca:

Cosa ne pensa Telmo Pievani e la redazione di Micro Mega dell’eugenetica e del razzismo promossi dal prof. Scopes?

Su Pikaia, il "portale dell’evoluzione", leggeremo mai la verità sul processo Scopes?

E infine, se sapessero tutto ciò, al Museo di Scienze Naturali di Torino, presenterebbero ancora il processo Scopes come una "battaglia in difesa del libero pensiero"?

Da: Critica Scientifica 

Ci risiamo: trovato l’anello mancante…

La notizia è apparsa su tutti i media, “è stato trovato finalmente l’anello mancante dell’evoluzione umana“. Ma le cose non stanno proprio così, anzi, la scoperta crea più problemi alla teoria neo-darwiniana di quanti ne risolva. Ma questo non lo dice nessuno.
Accade così che la scoperta di un fossile di ominide diventa il rinvenimento “dell’anello mancante“.
Sul Corriere della Sera, su La Stampa, Il Riformista, La 7.it, l’Eco di Bergamo, su Tiscali notizie, Wall Street Italia, e chissà dove altro, sarebbe bastato cambiare un articolo e, anzichè parlare “dell’anello mancante“, riferirsi ad “un” anello mancante, per non scivolare nella banalità.

Ma la notizia è in effetti una “non notizia”, nel senso che se ne era già parlato in precedenza. Al riguardo è infatti da segnalare un interessantissimo articolo apparso su “Pikaia” (il portale dell’evoluzione, di Telmo Pievani -quando ha ragione glielo riconosciamo!-) addirittura il 10 aprile 2010, in un pezzo firmato da Marco Michelutto, nel quale la questione è posta nella giusta luce e dove, tra l’altro, si può trovare un passaggio molto interessante:
Ad ogni modo il dibattito non si è fatto attendere ed entrambe le posizioni hanno i loro sostenitori degni di nota, ad esempio Donald Johanson che si rammarica addirittura che la specie non sia stata inserita nel genere Homo e Tim White che la considera solo un esponente tardivo di Australopithecus africanus (e fa notare come il fatto che l’individuo che fa da olotipo sia relativamente giovane possa aver distorto alcune sue caratteristiche salienti).

Leggiamo infatti che gli esperti sono divisi sulla collocazione da dare all’Australopitecus sediba, c’è chi lo vorrebbe inserire nel genere Homo e chi invece tra gli Australopitecus africanus. Particolarmente interessante è la motivazine della seconda proposta, si fa notare che: “l‘individuo che fa da olotipo sia relativamente giovane possa aver distorto alcune sue caratteristiche salienti

Come i paleontologi sanno, il cranio dei piccoli delle scimmie somiglia maggiormente a quello umano rispetto a quello degli adulti, se quindi prendiamo un individuo di Australopitecus particolarmente giovane, come fa notare il prof. Tim White, la classificazione del reperto risulta falsata. Grazie all’informazione di Pikaia, le notizie della stampa non specializzata appaiono dunque in tutta la loro esagerazione.

Altrettanto corretta è stata l’informazione specializzata di Le Scienze che, ad esempio, titola sulla stessa notizia:
Au. sediba: un po’ australopiteco, un po’ uomo. Nell’articolo si possono inoltre leggere passaggi chiarificatori come quello che verrà ignorato dai più, ma che rappresenta un fatto importantissimo biologicamente:
I risultati di Carlson pongono così in dubbio la teoria di un graduale ampliamento del cervello durante la transizione da Australopithecus a Homo.

Il senso della scoperta appare così ribaltato: dove sembrava di vedere la definitiva consacrazione del meccanismo neo-darwiniano, emerge invece un grande ostacolo: si allontana l’ipotesi di uno sviluppo gradualistico del cervello. E i biologi sanno che il gradualismo è un punto centrale del neo-darwinismo.

Un’informazione questa che andrebbe inoltre integrata con quella relativa al raggiunto limite di sviluppo massimo del cervello umano data poco tempo fa. Le implicazioni delle due notizie unite insieme rappresentano quindi un ostacolo rilevante per il meccanismo neo-darwiniano.

Quindi la notizia può essere più realisticamente riassunta in questi termini:
1? caso: l’A. sediba è una specie di A. Africanus (tesi del prof. T.White), e allora niente “anello” di congiunzione con Homo

2? caso: l’A. sediba è veramente un anello di congiunzione con Homo (tesi del prof. Johanson), e allora la sua scoperta comporta molte difficoltà per l’evoluzionismo neo-darwiniano a causa del suo cervello che non mostra un’evoluzione graduale.

Ma questo non lo troveremo nei giornali.
E da domani tutti sosterranno con convinzione che “è stato trovato l’anello mancante”.

da: CRITICA SCIENTIFICA

“INCHIESTA SUL DARWINISMO”

“Un libro che gli organizzatori dei Darwin Days non vorrebbero farti leggere”.
Questo slogan potrebbe forse essere il più ad effetto per il libro in uscita nei prossimi giorni e che sarà presentato in anteprima martedì 31 maggio a Palazzo Valentini, presso la sede della Provincia di Roma.
Ma, andando oltre gli slogan, possiamo dire che questo nuovo libro è un lavoro di indagine storica, un testo ricco di preziose informazioni e significativi documenti che gettano una nuova luce su quel fenomeno che genericamente va sotto il nome di “darwinismo”. Documenti che nessuno propone e che, proprio per il loro essere “politically uncorrect”, la “intellighenzia” probabilmente tenderà ad ignorare per lasciarli in quella desiderabile “damnatio memoriae” in cui sono stati relegati. ? la cosa più facile ed efficace.

Ma nel caso in cui dovesse invece verificarsi una sufficiente diffusione, una risonanza tale da rendere inevitabile una certa attenzione, è facile prevedere che questa pubblicazione raccoglierà la sua parte di veleno, e probabilmente, una piccola o grande messe di insulti: è questo quello che accade a chi vuole mostrare una faccia nascosta del pensiero dominante.

“Mostrare” è un termine consapevolmente scelto perché indica un’operazione che non si basa su un’opinione personale, che non si affida a dei ragionamenti pro o contro qualcosa, ma che si riferisce ad una raccolta di documenti, fatti e testimonianze la maggior parte dei quali da tutti facilmente verificabili sulle fonti originali. “Mostrare” è un termine che pone l’attenzione prevalentemente sui risultati di un’inchiesta e non sull’opinione dell’autore che da parte sua lascia parlare documenti e protagonisti.

Per capire cosa sia veramente quello che, con una insufficiente semplificazione, viene indicato col termine “darwinismo”, bisogna uscire dai limiti del puro dibattito scientifico, bisogna studiarne la fenomenologia in relazione al contesto ambientale, culturale e, soprattutto politico, nel quale la teoria venne formulata e si affermò.

Dalla quarta di copertina:
La cronaca e l’attualità mostrano che nel mondo contemporaneo la scienza ha assunto la funzione di legittimare il potere, molte delle scelte più importanti non possono infatti essere compiute senza il sostegno di questa autorità, l’unica in grado di generare un consenso unanime. Questo stato di cose ebbe inizio nel ’600 quando in Inghilterra si fece strada l’idea di uno Stato legittimato da una classe di scienziati: fu Francis Bacon a proporlo nella Nuova Atlantide. Da quell’idea nacque la Royal Society, la “casta sacerdotale” di scienziati che avrebbe supportato l’Impero Britannico. Tuttavia fu ben presto evidente che quella casta aveva bisogno di un testo di riferimento, di una nuova “Bibbia” capace di offrire una nuova visione del mondo: l’occasione buona sarebbe giunta nel 1859 quando Charles Darwin pubblicò l’Origine delle specie. Era una teoria che si prestava a divenire una sorta di seducente mito della creazione moderno, un mito basato sulle idee classiste dell’economista Thomas Robert Malthus; da allora quelle idee si sono affermate come verità di natura, giungendo ad orientare le politiche degli stati occidentali e delle Organizzazioni Internazionali non esclusa l’ONU.
Una vicenda di cui questo libro vuole essere il racconto.

Enzo Pennetta
INCHIESTA SUL DARWINISMO
Come si costruisce una teoria
Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU
Ed. CANTAGALLI – € 15,50

Sito di Enzo Pennetta: www.enzopennetta.it

P.S. Catone il censore avrebbe detto: Ceterum censeo Carthaginem esse delendam,
allo stesso modo mi permetto di insistere sull’opportunità di una presa di distanza da parte del mondo della cultura dalle posizioni antidemocratiche e intolleranti dello scienziato Richard Dawkins: Ceterum censeo….
http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=2224

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