“L’ARAZZO DI NOTRE-DAME” di CHARLES PEGUY a 151 anni dalla nascita del poeta.

Alfredo Tradigo ha tradotto e curato la pubblicazione di “L’Arazzo di Notre-Dame” di Charles Péguy, opera del 1913. In un pellegrinaggio il compimento della conversione del grande autore francese.

Mercoledì primo maggio, alle ore 20.30, a Giussano (Monza) l’amico Alfredo Tràdigo presenterà l’Opera attraverso la recita di alcuni brani del libro L’ARAZZO DI NOTRE DAME. I versi saranno recitati dall’attore Matteo Bonanno.

Il libro, curato da Mimep-Docete con 100 bellissime illustrazioni, verrà commentato anche da una serie di affascinanti immagini, tratte dalla pubblicazione, e che ben descrivono il pellegrinaggio del poeta da Notre Dame di Parigi a Notre Dame di Chartres.

La Redazione

Perché ha deciso di tradurre integralmente L’arazzo di Notre-Dame e quale interesse ha trovato in questo testo?

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“Un dolore che ride”

 Dal blog Inguaribile voglia di vivere del 27 FEBBRAIO 2024

La Quaresima ci prende per mano e ci accompagna fin sulla soglia del Mistero pasquale. Fino al precipizio del Golgota e fino al sepolcro vuoto, pochi metri più in là, nel giardino, in quell’alba radiosa della Resurrezione. Sappiamo bene come gli artisti abbiano immaginato Cristo crocifisso: a volte l’abbiamo visto trionfante, ad occhi aperti, in capolavori d’epoca romanica; più spesso ci ha commosso fino alle

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Proposta d’autore

Rembrandt, Il cantico di Simeone, 1668-1669, Stoccolma

Dal sito di Alfredo Tràdigo alfredotradigo.it

THOMAS STEARN ELIOT
IL CANTICO DI SIMEONE

Signore, i giacinti romani fioriscono nei vasi
e il sole d’inverno rade i colli nevicati:
la stagione ostinata si ferma.
La mia vita è leggera, in attesa del vento di morte,

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DALL’IMMAGINE TESA DI CLEMENTE REBORA

Giorgio Morandi, Natura morta, 1955

Riceviamo dal Blog di Alfredo Tràdigo questo articolo che pubblichiamo volentieri.

La Redazione

Ci sono poesie in cui in un verso viene detto tutto, come nel celebre “M’illumino d’immenso” di Giuseppe Ungaretti (1888-1970), un verso di sole sette sillabe, un settenario. Mi piace paragonare questo verso a un altro settenario – Dall’immagine tesa – che dà il titolo a una poesia di Clemente Rebora (1885-1957), il poeta milanese che dopo la conversione diventò sacerdote rosminiano. E, mentre per Ungaretti la grazia della rivelazione avviene quasi in una auto-riflessione (“m’illumino) qui, nel

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ALL’ASCOLTO DI PASCOLI

Dal Blog di Alfredo Tràdigo

Ogni due novembre mi ritorna alla mente, dalla raccolta “Myricae”, l’intensa poesia di Giovanni Pascoli intitolata “La notte dei morti”. “Myricae” appunto, “piccole cose”. Il fiume, il camino, il ceppo, il paiolo e la fiasca del vino che, nella Toscana di Pascoli, era certamente panciuta e avvolta nella paglia. Siamo nel 1891 e in quella casa

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VIBRA IL CUORE ASSETATO NELL’INCANTO DELLA BELLEZZA CHE SA DI CIELO

Giacomo Leopardi – Fonte Skuola.net

Mi permetto, ad insaputa dell’Autore, di inserire queste umili righe e domande. Sarà proprio fuori contesto pubblicare queste belle considerazioni di Roberto Filippetti, e i versi di Leopardi, tra tutti questi articoli sul Sinodo in corso? E non sarà questo, forse, un’esempio di come poter vivere un vero dia-logo con il mondo nella Verità?

Marcello Giuliano

Dal Diario Facebook del 5 Ottobre 2023

Un anniversario che – se non vado errato – solo la rivista “Tracce” ha ricordato: i 200 anni della Canzone “Alla sua donna” di Leopardi, composta com’è detto nel manoscritto, in sei giorni nel settembre 1823.

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QUEL RUVIDO NODO D’AMORE

Antonello da Messina, Ecce Homo (1475) – Piacenza,
Collegio Alberoni – Fonte Wikipedìa

Dal Blog di Alfredo Tràdigo

Smagrito consunto quasi scolpito nel legno
Tutt’uno col giunco che ti lega spinoso
Il bel capo tondo e come fermaglio trattiene

Quei tuoi folti capelli inanellati dallo Spirito vivo

E quell’innocua cordicella per trainarti
Come tu fossi capretta o un tenero animale
Da condurre a un pascolo di sangue rotto

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