La “conversione” di Robert Oppenheimer

Siamo a New York, nella primavera del 1963, e Robert Oppenheimer, il “padre” della bomba atomica, tiene un dicorso ititolato: The Added Cubit (“Il cubito aggiunto”). Di cosa si tratta? Di un’ espressione tratta dal Vangelo di san Matteo: “E chi di voi può, con la sua preoccupazione, aggiungere un solo cubito alla sua vita?”.

Cosa è accaduto al cinico ed ambizioso scienziato, che aveva rinnegato le sue radici religiose ebraiche, preferendo il materialismo socialista e la passione per le filosofie orientali?

Per capirlo bisogna tornare un po’ indietro, agli anni posteriori al 1945. Subito dopo lo scoppio delle due bombe, Oppenheimer esulta, e va all’incasso: crescono gli onori, la fama, i guadagni.

Ma si fa presto strada, nel suo cuore, qualcosa cui non aveva mai pensato: il senso di colpa, o, per usare un’espressione religiosa sino ad allora rigettata, il senso del “peccato”.

L’uomo sa distruggere, può arrivare anche diventare “distruttore di mondi”, ma non può cancellare dal suo cuore alcune domande: “mi è davvero lecito fare tutto? L’uomo è un assoluto, non deve rendere conto a nessuno? E allora perchè la coscienza urla e non si acquieta?“.

L’inizio della “conversione” di Oppenheimer è già del 1946, quando confida al presidente Truman: “Signor presidente, ho le mani sporche di sangue”. La risposta di Truman è dura e pilatesca: “Quando se le laverà, passerà tutto”.

Da questo momento in poi è un crescendo di dichiarazioni pubbliche, in cui il grande fisico riscopre la tradizione biblica ed evangelica, e finisce per suggerire, a se stesso e agli uomini del suo tempo, la necessità di un ritorno ad una concezione religiosa e cristiana della vita.

Il suo stesso linguaggio muta, attingendo proprio a quello religioso. Nel 1947 infatti dichiara: “In un senso crudo che non potrebbe essere cancellato da nessuna accezione volgare o umoristica, i fisici hanno conosciuto il peccato… Io non prenderò più parte a progetti di guerra. Abbiamo fatto il lavoro del diavolo”…

Di qui in poi, il senso di colpa, la caduta in disgrazia presso il potere e un cancro alla gola, sveleranno sempre più all’”onnipotente” costruttore della bomba, il limite umano, portando a quell’affermazione da cui siamo partiti, presa dal Vangelo di san Matteo: possiamo generare distruzione e morte (come divinità oscure ed infere, come diavoli),  ma non possiamo aggiungere un’ora alla nostra vita, perché questo è in potere soltanto del Dio Creatore della vita

(per approfondire con un video: https://www.youtube.com/watch?v=tJwMzjHFgJ0&t=22s )

da: La voce del Trentino

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Autore: Francesco Agnoli

Laureato in Lettere classiche, insegna Filosofia e Storia presso i Licei di Trento, Storia della stampa e dell’editoria alla Trentino Art Academy. Collabora con UPRA, ateneo pontificio romano, sui temi della scienza. Scrive su Avvenire, Il Foglio, La Verità, l’Adige, Il Timone, La Nuova Bussola Quotidiano. Autore di numerosi saggi su storia, scienza e Fede, ha ricevuto nel 2013 il premio Una penna per la vita dalla facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione tra gli altri con la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana). Annovera interviste a scienziati come  Federico Faggin, Enrico Bombieri, Piero Benvenuti. Segnaliamo l’ultima pubblicazione: L’anima c’è e si vede. 18 prove che l’uomo non è solo materia, ED. Il Timone, 2023.

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