DARWIN E L’IPOTESI EVOLUZIONISTA. Mito e scienza venati di maschilismo?

La donna scimmia

Quando alle superiori, ormai tanti anni fa, ero costretto a studiare incedibili “teorie” scientifiche, quale l’evoluzionismo, mi stupivo come si trasmettessero per solide teorie quelle che erano solo ipotesi di studio non suffragate da sufficienti prove. Ovvero, l’assunto che una ipotesi non potesse divenire teoria fino al momento in cui non si fosse potuto provarla in laboratorio con molteplici e reiterati esperimenti, veniva con facilità aggirata

per quanto riguardava l’ipotesi evoluzionista intrecciata con il tema della selezione naturale, che cercava di correggerla in parte. Non pretendevo, ovviamente, benché giovanissimo e sprovveduto adolescente, che si potesse “riprodurre in laboratorio” la catena evoluzionistica, ma quell’affermazione assolutista degli anelli mancanti che dovevano per forza esistere, non mi pareva valere più degli invisibili vestiti dell’imperatore di Andersen. Eppure, noi giovanissimi dovevamo ingurgitare l’intruglio e non fiatare. Dovevamo esserne incontrovertibilmente convinti in barba al dogmatismo scientifico che fa letteralmente a pugni con il principio scientifico della ricerca instancabile e continua. Cari “demitizzatori”, grazie per la rivoluzionaria virata che, in silenzio, ma decisamente cresce.

Leggendo i contributi di Francesco Agnoli, ben noti ai lettori di Libertà e Persona, e non solo naturalmente, come ora anche di Christian Peluffo, laureato in scienze naturali e in scienze religiose, sono grato per il solido contributo divulgativo che faticherà ancora anni ad imporsi, ma che contribuisce ad aprire la strada ad un serio lavoro di filosofia della scienza. Un aiuto a ricercare cosa sia vera e seria ricerca.

Ospitiamo, dunque volentieri, questo contributo del Prof. Christian Peluffo, che ringraziamo, auspicando suoi ulteriori contributi in campo storico, dei quali si è occupato, per esempio, in Contro le falsità sulla storia del Cattolicesimo, Una ghigliottina per l’Europa. La rivoluzione francese, o E venne ad abitare in mezzo a noi. La rivoluzione cristiana nella storia.

Marcello Giuliano

CHRISTIAN PELUFFO SU EINSTEIN, DARWIN ED HAECKEL

“Miti” della storia e della scienza

Non di rado, anche le persone più avvedute tendono a riconoscere le imperanti falsità solo in questo o quell’ambito disciplinare, in primis nello storico, ad esempio consapevoli che l’oscuro Medioevo e l’illuminata Rivoluzione francese esistono solo nel gioco di luci dettato dalla propaganda progressista e laicista. Purtroppo, però è necessario vagliare qualsivoglia rivelazione offertaci dai media dominanti, soprattutto se questa diventa pervasiva, costante, onnipresente, soprattutto se intende “fare cultura”, influenzare la nostra mentalità, dunque pronta ad essere accolta nei documentari, nelle riviste, nei manuali, nelle serie televisive.

Anche la divulgazione scientifica s’iscrive a pieno titolo in questa dinamica, indicando al mondo, quando lo ritiene necessario, i suoi lupi vestiti d’agnello; ora non mi sto riferendo ai numerosi e famosi scienziati che, solo qualche decina d’anni or sono, giuravano sulla sicurezza del fumo da sigaretta, ma alla così detta teoria della ricapitolazione, particolarmente sostenuta da Ernst Haeckel (1834-1919).

La prova dell’evoluzionismo

Secondo Charles Darwin (1809-1882) questa era la prova principale che testimoniava la verità dell’evoluzionismo, una prova incontestabile, innegabile, basata su semplici e inventati disegni tratteggiati da Haeckel nella seconda metà del XIX secolo; che non si scandalizzi il lettore se ho associato l’espressione “prova incontestabile” a “semplici e inventati disegni”, qui è in gioco l’evoluzionismo, far credere alle persone che l’uomo deriva dalla scimmia, dunque l’associazione si farà diventare accettabile e persino logica a forza di lezioni universitarie, riviste, documentari, manuali…tutto molto semplice.

Ecco quindi che ogni essere vivente superiore rivive, quando è embrione, la sua storia evolutiva, dunque ognuno di noi è stato per qualche giorno alquanto simile ad un pesce, poi ad un anfibio, dopo ad un rettile e via così sino a raggiungere la fase di uomo e, da quella, svilupparsi più linearmente.

Lo dice la scienza

Per più di un secolo, “lo dice la scienza, questa è la prova cardine, la carta vincente dell’evoluzione! Applausi e onori a Darwin e alla sua intuizione evoluzionista, confermata dalle verifiche dello scienziato tedesco!”.

Poco importa che molti embriologi contestarono da subito l’idea di Haeckel, poco importa che le leggi di Karl Ernst Von Baer (1792-1876), uno dei padri della disciplina, mettessero fuori gioco il trasformismo embrionale. A loro non si offra spazio, e non si faccia nemmeno conoscere il pensiero di Albert Einstein (1879-1955), risoluto nell’etichettare le teorie di Haeckel e Darwin come “tramontate senza speranza”.

Dunque quei disegni sono stati propagandati come veri, anche nei testi universitari, per tutto il XX secolo? Certo, sino al 1997, quando l’equipe del professor Michael Richardson è riuscita a fotografare l’embrione umano nelle sue varie fasi; fotografie contro disegni, insomma, scienza contro evoluzionismo, e la teoria di Haeckel se ne andò vergognosamente in soffitta, non così in fretta, però, in quanto all’università il sottoscritto ha dovuto studiare i disegni anche dopo tale data.

Dunque, nessun simil-pesce o quasi-anfibio temporaneo ospite nell’utero di una mamma: “Penso che abbiamo tutto il diritto di sentirci sorpresi e colmi di vergogna per la noncuranza con cui questi disegni sono stati riciclati per un secolo in un gran numero, se non nella maggioranza, dei libri di testo moderni”, affermò lo scienziato evoluzionista S.J. Gould (1941-2002).

Lo studio di Louis Vialetton

Intanto l’opera dell’esimio Louis Vialetton (1859-1929), L’origine degli esseri viventi. L’illusione trasformista (1929) – nelle sue 337 pagine trasudante autentica biologia e risoluta nel confutare Darwin, Haeckel e seguaci – rimaneva sconosciuta ai più (…per leggere la mia copia ad esempio, traduzione italiana del 1935, ho dovuto separare le pagine con un tagliacarte, considerato che rimase relegata e dimenticata da tutti in qualche polveroso scaffale).

Segnalate, anche per merito del volume “Einstein non credeva a Darwin” (Arianna Editrice), persino varie parole scritte da Darwin, si vuole tenerle ben nascoste sotto polverose censure, del resto non farebbe piacere alle signore esser considerate un rimorchio nella gloriosa storia evolutiva del maschio, capace, infatti, di “giungere più avanti della donna qualunque azione intraprenda”.

Censura che ricorda quella più pregnante di significato scientifico, inferta alle numerose scoperte genetiche (compiute anche da scienziati evoluzionisti) attestanti che il genoma umano è in evidente degradazione, che la nostra specie, insomma, non volendo opporsi alla legge fisica dell’entropia, sta invecchiando, involvendo.

Scienza e propaganda ideologica

Ovviamente, consce della sua fondamentale importanza nel persuadere le persone anche quando sono loro stesse a parlare, gli evoluzionisti chiamano in costante soccorso il linguaggio, ad esempio nominando “anello mancante” l’assenza di un fossile a loro gradito, facendo implicitamente credere che se c’è un anello mancante gli altri sono ben presenti; tutta roba da ridere, non c’è propria nulla, nessuna catena macro-evolutiva, al massimo qualche ricostruzione al computer, del resto i tempi di Haeckel, quelli della matita e del foglio, sono ormai superati.

Ricordatevene quando leggete un manuale o entrate in un museo di storia naturale, non c’ è proprio nulla, e ogni linea evolutiva là presentata, parole del convinto evoluzionista Henry Gee, “possiede la validità scientifica delle favole della buona notte”.

È inaudito come la sopravvivenza di una teoria sia così saldamente legata alla propaganda, alle mistificazioni, alle mezze verità, evidentemente, già affermava Giuseppe Sermonti (1925-2018), “di troppi miti e ideologie Darwin è stato figlio o padre perché lo si possa accantonare”.

Christian Peluffo

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