Giotto e Dante nei settecento anni dalla nascita al Cielo del Poeta.

Una trattazione su Dante e Giotto potrebbe cominciare così …

Pochi momenti della storia dell’arte e delle lettere hanno conosciuto tanti cambiamenti quanto i secoli XIII e XIV. In questa fase del Medioevo, geni come Giotto, Cimabue, Guido Guinizzelli, Pietro Cavallini, Arnolfo di Cambio, Dante Alighieri compiono una vera rivoluzione copernicana che ha a oggetto una nuova …

Ma quando ascolti Roberto Filippetti parlare di questo tema d’arte sacra, figurativa e poetica ad un tempo parlando Dante per immagini e dipingendo Giotto la Parola del desiderium videndi Deum, forse la trattazione potrebbe inziare, invece, così …

“C’è un parallelo tra Dante e Giotto che comincia dall’Inferno della Cappella Scrovegni e vi entriamo tenendo presenti, con la coda dell’occhio, i primi versi della Divina Commedia. Mi piace fare un po’ la voce rauca per queste rime aspre.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura! (Inf. i, 1-6)

Siamo all’età di trentacinque anni e, improvvisamente, Dante perde la via … in una selva selvaggia, aspra e forte e al ripensarci si riprova quella paura”.

E Filippetti, rimeditando quella paura, ricorda, come già nel 1979 il Dr. Rino Galeazzi, che i malati e i loro cari provano solitudine e paura non solo per la malattia, ma spesso perché lontani da casa in luoghi sconosciuti. Allora non abbisognano solo di cure mediche, ma di essere presi in cura nella loro vita provata. Così, avvedendosi del parallelo tra la solitudine del malato e la solitudine di Dante, Filippetti pensa che non possa esserci serata migliore di questa da dedicare alla Fondazione Cilla, iniziata proprio dal Dr. Galeazzi, dando vita a case di accoglienza per le famiglie dei malati, sole e lontane da casa, come lui stesso provò anni prima per la figlia Cilla, che, in breve, morì.

E come “una condivisione che diviene cultura” -motto dell’Associazione Cilla- così la cultura diviene pane in versi e colori di un’arte che, non solo consola, ma sostiene il cuore. Ascoltiamo come continua il prof. Roberto Filippetti.

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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O.F.M.Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Di prossima uscita Gesù è veramente risorto?

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