La cassa dei dodici

Ocre, monastero di Sant'Angelo, refettorio, affresco dell'Ultima Cena, dettaglio, la mano di Giuda con il sacchetto dei 30 denari
Ocre, monastero di Sant’Angelo, refettorio, affresco dell’Ultima Cena, dettaglio, la mano di Giuda con il sacchetto dei 30 denari

Tenere la cassa non è mai facile. Giuda Iscariota teneva la cassa dei 12 apostoli. E’ stato il cardinal Giacomo Biffi, se non erro, a ricordare più volte che Gesù e gli apostoli avevano una cassa. Perché il denaro serve, è utile,  può fare del gran bene; ma è anche una grande tentazione.

La giornalista Elisa Calessi ha scritto argutamente su facebook: Stavo pensando a Giuda. Certo che Gesù Cristo poteva ben farlo un rinnovamento come si deve. Almeno tra i suoi. Dico, erano solo 12. Un po’ di pulizia, un po’ di trasparenza. Come poteva non accorgersi di avere un ladro in casa? Non era Dio?

Se ne desume: che la cassa può servire

a cose buone e a cose cattive; che i cristiani non sono immuni dalla tentazione e dal peccato; che la soluzione non è l’eliminazione della tentazione. La Chiesa avrà sempre i suoi beni, perché ha a cuore i poveri, e perché non professa il pauperismo, che anzi considera da sempre un’eresia. Con quei soldi ha costruito nei secoli, chiese, scuole, ospedali, ospizi… Da quei soldi qualcuno si è fatto e si farà sempre ammaliare. Che sia laico o pastore.

Scandalizzarsi di tutto ciò è nel contempo giusto, ed ipocrita: “giusto”, se chi lo fa è il primo a combattere in sé la tentazione del potere, del primeggiare, dell’apparire (il suo scandalo sarà così temprato dalla sua conoscenza dell’animo umano, e della sua fragilità); ipocrita se chi lo fa non ha altro scopo che denigrare, per i peccati di alcuni, la fede di molti, o per affermare una sua presunta superiorità morale, o, infine, per negare la possibilità stessa di un sano distacco dai beni materiali.
In generale credo che l’indignazione davanti a certi pessimi esempi e certi spettacoli indecorosi di uomini di Chiesa non debba portare alla disperazione: gli alberi di pere, dice un amico prete, producono pere; gli uomini, fanno peccati.
I sacerdoti poi, sono alberi particolari: si radicano interamente in Cristo, rinunciando a moglie, figli, beni propri … una scelta di immensa generosità e grandezza, che produce spesso frutti meravigliosi.

Però accade anche che,  quando la tensione, la preghiera, la vita interiore calano, si risvegli l’uomo concupiscente, l’uomo vecchio, e la brama di potere e di denaro diventi forte come lo è negli uomini che non hanno nessuno da servire e da amare.

Come lo è in certi single (di nome o di fatto, anche in senso lato e metaforico) che pongono ogni loro soddisfazione nella carriera, nel successo…
Dio e gli affetti veri sono le uniche ricchezze che ci possono tenere lontani dalla brama dei beni effimeri.

Per questo la riforma della Chiesa non passa, anzitutto, dalle riforme economiche (che pure possono essere giuste e necessarie), ma da ben altro.

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Autore: Francesco Agnoli

Laureato in Lettere classiche, insegna Filosofia e Storia presso i Licei di Trento, Storia della stampa e dell’editoria alla Trentino Art Academy. Collabora con UPRA, ateneo pontificio romano, sui temi della scienza. Scrive su Avvenire, Il Foglio, La Verità, l’Adige, Il Timone, La Nuova Bussola Quotidiano. Autore di numerosi saggi su storia, scienza e Fede, ha ricevuto nel 2013 il premio Una penna per la vita dalla facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione tra gli altri con la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana). Annovera interviste a scienziati come  Federico Faggin, Enrico Bombieri, Piero Benvenuti. Segnaliamo l’ultima pubblicazione: L’anima c’è e si vede. 18 prove che l’uomo non è solo materia, ED. Il Timone, 2023.

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