Cari amici,
sicuramente molti di noi conoscono l’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, in origine denominata Aiuto alla Chiesa Perseguitata. Conobbi e frequentai, collaborando più volte con Lui, Padre Werenfried Van Straaten, meglio conosciuto come Padre Lardo, con il suo cappello delle offerte.
Nei paesi Bassi, appena terminata l’occupazione tedesca, ebbe il coraggio di
predicare ai fedeli, che erano stati violentati dal nemico tedesco, per raccogliere offerte per aiutare il popolo tedesco che ormai non soffriva meno, così da sostenere i sacerdoti dallo zaino in spalla che, dalla Germania dell’Est, venivano profughi nella Germania dell’Ovest. Il popolo, ricco di fede e carità, sempre rispose con commozione.

Il regime comunista di Tito ben presto pretese dalla Chiesa Cattolica che l’Associazione cambiasse il nome Aiuto alla Chiesa Perseguitata. La Santa Sede accettò la pretesa e optò per la denominazione Aiuto alla Chiesa che soffre. In realtà, così l’Opera si allargò dalle chiese perseguitate anche alle chiese in sofferenza per i più diversi motivi e comunque in pericolo di perdere la fede. Da allora l’Opera si è estesa in tutto il mondo, sostenuta e benedetta dai vescovi cattolici e anche dalle chiese separate.
Padre Werenfried, stendendo la mano con il suo “Cappello dei milioni”, chiese ed operò sempre per Fede e Carità, sostenuto da una fede illimitata nella divina Provvidenza, sostenuto dalla carità di tanti fratelli e da una eroica preghiera. Uomo concreto, sapeva che “dove un uomo soffre è Dio che soffre e piange” e che “l’uomo è migliore di quello che noi pensiamo, ma anche Dio è migliore di quanto noi peniamo”. Padre Lardo lo vide negli occhi sofferenti di migliaia e migliaia di persone che seppero amare coloro che prima li avevano perseguitati e che poi erano caduti in disgrazia. Poiché su tutto contava l’Amore di Dio e del povero per la sua salvezza.
Ogni due anni, l‘ACS pubblica un rapporto di diverse centinaia di pagine con il quale informa sulle situazioni di persecuzione e povertà delle chiese nel mondo come delle minoranze religiose.
Costantemente, sul sito si possono leggere informazioni sulle situazioni internazionali più difficili per la Fede, come in questo articolo che vi proponiamo e che tratta della situazione nella Repobblica Demcoratica del Congo, tema sul quale in questi ultimi anni sono intervenuto più volte dalle pagine del nostro Blog (“CONGO DIMEMTICATO!” FA COMODO COSÌ ANCHE ALL’ … QUI e EBOLA: QUALE TRAGICA NOVITÀ? Una prospettiva diversa dal … e QUI.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
Crisi umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo: un nuovo fronte nel nord colpisce l’Alto Uele
Non è una guerra qualunque. È un progetto. Parola di mons. António Juliasse, vescovo di Pemba, che in un messaggio inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) rompe ogni ambiguità: i jihadisti che insanguinano la provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, non stanno combattendo per il territorio. Stanno costruendo un califfato.
Centinaia di sfollati interni abbandonano i propri villaggi nell’Alto Uele, nel nord della RDC. I missionari comboniani di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) documentano la crisi e restano sul campo. Fonte primaria: ACS International.
Cabo Delgado, otto anni di guerra: i numeri di una crisi ignorata
L’insurrezione jihadista nella regione è iniziata nel 2017. Da allora, i combattimenti hanno causato oltre 6.300 morti e costretto più di un milione di persone a lasciare le proprie case.
Se all’inizio i miliziani prendevano di mira edifici militari e governativi, negli ultimi anni la loro violenza ha assunto una connotazione sempre più anticristiana, in una regione a maggioranza musulmana. Il bilancio per la comunità cattolica è devastante: oltre 300 fedeli uccisi, molti mediante decapitazione, e almeno 117 edifici ecclesiastici distrutti — cappelle, chiese storiche, tra cui la missione di San Luigi di Montfort, fondata nel 1946 e data alle fiamme fino alla completa distruzione alla fine di aprile.
Un nuovo fronte di violenza nel nord della RDC
La crisi umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) non è più confinata alle province orientali del Nord Kivu e del Sud Kivu. Un nuovo fronte di violenza si è aperto nella regione settentrionale dell’Alto Uele, dove gruppi terroristici non identificati stanno devastando villaggi e costringendo centinaia di famiglie alla fuga.
Le testimonianze raccolte sul campo dai missionari comboniani e trasmesse ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) descrivono una situazione di emergenza crescente, con ondate di sfollati interni che si riversano nelle città vicine, del tutto impreparate ad accoglierle.
Padre Claudino Gomes, missionario comboniano, riporta che la città di Isiro si è ritrovata improvvisamente a fare i conti con un “arrivo massiccio di sfollati” provenienti da “decine di villaggi nella boscaglia”. Alcune persone hanno percorso circa 125 chilometri a piedi pur di trovare un luogo sicuro.
Il livello di violenza registrato è agghiacciante. Ad Elimba, il villaggio più distante dalla parrocchia, i terroristi hanno ucciso … [QUI l’articolo completo]

