Lo ha fatto di nuovo. In modo quasi “disperato”. Come un padre che vede il proprio figlio sul balcone, pronto per buttarsi giù. E lui gli tende la mano con amore.
Papa Leone ha scritto un appello breve ma sentito ai membri
della Fraternità San Pio X, i quali domani procederanno a consacrare (in modo illecito, perché sprovvisti di mandato pontificio) dei nuovi vescovi.
Significa nuova rottura con la Chiesa di Roma.
Significa scisma.
Siamo tornati indietro di 38 anni.
Il Papa ha chiesto paternamente al Superiore Generale della Fraternità di ritornare sui propri passi, di continuare il dialogo. E lo ha fatto con parole bellissime:
“Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”.
E poi l’appello più forte:
“La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa (…). Prego per voi perché lacerare la Tunica inconsuntile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.
Parole paterne, vere, dolci ma ferme, interessate sinceramente all’unità della Chiesa.
Si può discutere sulle modalità di dialogo portate avanti fin ora, si può discutere all’infinito sul post-Concilio, sugli errori del modernismo, ma non si può mettere in discussione l’autorità della Chiesa.
Diversamente le parole di Gesù sarebbero venute meno: “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”. Ma questo non è possibile.
Non si può essere amanti della Tradizione e del Magistero, tradendo la Tradizione e il Magistero.
La Chiesa ha già giudicato che non esistono motivazioni sufficienti per invocare “lo stato di necessità” e per procedere in modo autonomo alle consacrazioni.
Si può portare avanti una critica oggettiva, fine e profonda della situazione che attraversa la Chiesa negli ultimi decenni.
Ma non si può prescindere da essa e soprattutto da una lettura del Concilio fatta secondo l’ermeneutica della continuità (che non va a contraddire quanto detto nei Magisteri precedenti).
In alcune letture dei testi della Fraternità San Pio X mi pare che manchi, insieme alla docilitá, la capacità di lettura e di interpretazione.
Ma la cosa più grave è la mancanza di spirito di unità.
Invochiamola tutti insieme. Preghiamo per loro, e preghiamo per la Chiesa.