EBOLA: QUALE TRAGICA NOVITÀ? Una prospettiva diversa dal Congo

Il virus Ebola, presente in sei forme diverse, fu individuato nel 1976 in Sudan e in Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Negli scorsi decenni, come ora, se ne parlò, e se ne parla ancora, in concomitanza di contagi di persone appartenenti a nazionalità occidentali; ma Ebola causa non poche vittime fin dai

suoi inizi nelle zone rurali di diverse nazioni africane. Come ci racconta don Arnold, in Africa non è un problema reale morire di Ebola perché in Africa si muore ogni giorno, sempre, e per i più disparati motivi ascrivibili, in gran parte, e lo sappiamo bene, allo sfruttamento delle risorse naturali a vantaggio dei paesi occidentali. Da queste pagine, più volte ho parlato della strage di congolesi da parte di M23 (Vedi “CONGO DIMEMTICATO!” FA COMODO COSÌ ANCHE ALL’EUROPA QUI; Repubblica Democratica del Congo. Cause della grave attuale situazione 14 Febbraio 2025 QUI; Aggiornamento sul Congo  del 18 Marzo 2025 QUI). La situazione si protrae da decenni con centinaia di migliaia di morti. L’M23 e altre fazioni di matrice jihadista sono al soldo del Ruanda, un paese con il quale i paesi occidentali fanno affari per le terre rare, una ricchezza rapinata dal Ruanda al Congo, a loro e nostro vantaggio, attraverso un accordo siglato nel Febbraio 2024. Anche se, tra gli effetti devastanti della guerra, i problemi epidemiologici, proprio in quella regione del Congo, il Nord Kivu, sono il terreno ideale per Ebola, è chiaro che ai governi occidentali, o comunque interessati alle risorse minerarie del Congo, non stanno a cuore né l’emergenza umanitaria del Congo, né i possibili contagi da Ebola, alquanto improbabili, se si osservano le condizioni di igiene ordinaria. Ma è possibile che, ora, la situazione del Congo interessi l’Occidente, oltre che per le sue risorse, per indurre nelle nostre popolazioni una paura di contagio utile alla produzione di un nuovo vaccino, mai realizzato in questi decenni, ma che qualche TV italiana ritiene che sarà pronto entro qualche mese? Insomma: ci vien detto di non preoccuoparci di contagi improbabili, ma niente paura perché, tra poco, forse saremo pronti per una vaccinazione. Chissà, forse, di massa?

Per la Redazione, Marcello Giuliano

L’allarme per una epidemia di Ebola che contagi anche i paesi del cosiddetto primo mondo si sta diffondendo velocemente. Le autorità mediche cercano di minimizzare le notizie provenienti dal Congo ma il timore cresce perché il ceppo all’origine di questa potenziale epidemia non ha attualmente un vaccino adatto a contrastarlo.

Tra i miei amici ho la grazia di annoverare un sacerdote guanelliano, don Arnold, che proviene appunto dal Congo e ritorna periodicamente nel suo Paese di origine per sostenere un piccolo Centro di accoglienza realizzato con pochissimi mezzi da giovani e adulti che hanno intrapreso un’opera di assistenza e di cura di bambini, vedove e persone esposte a innumerevoli disagi. L’urgenza più grave è rappresentata dai bambini che non hanno più nessuno e che sono destinati alla morte se qualche anima buona non li raccoglie portandoli al Centro. Per soccorrerli concretamente, il piccolo gruppo di laici ha dato vita a una fondazione che si chiama Ici c’est la joie a cui don Arnold si è unito. Essa opera a Kinshasa, la capitale, posta a ovest, quindi fuori dalla regione finora interessata dall’epidemia.

A breve don Arnold partirà per il Congo. Gli ho chiesto allora che cosa ne pensasse della situazione attuale. Mi ha delineato un quadro che non sospettavo essere così grave. La parte più esposta al contagio è posta a est del Congo, dove la povertà è estrema e con la povertà sono presenti tutti i mali che a essa si collegano. Ebola non è, infatti, una novità purtroppo, ma una condizione ormai ricorrente che la popolazione congolese di quelle aree considera come normale poiché normale per quella gente è la morte, esperienza quotidiana nelle famiglie e nei villaggi.

La povertà estrema di quelle aree non permette di acquistare farmaci per curarsi né tantomeno assicurarsi la prestazione di un medico. Don Arnold racconta a questo proposito:

«Ci è capitato, per esempio, di dover curare un bambino quindi abbiamo chiamato il medico. Il piccolo stava molto male. Tuttavia, il dottore intervenuto si limitava a guardarlo stando distante perché non aveva ancora ricevuta la somma in denaro richiesta. Solo quando ha visto sul suo cellulare arrivare il pagamento che gli avevamo versato, solo allora ha prestato la sua opera

Don Arnold prosegue con una testimonianza ancora più drammatica. «Poiché quasi nessuno nelle zone di miseria del Congo orientale ha la possibilità di curarsi, si ricorre ai metodi trasmessi da generazioni utilizzando erbe, decotti, pozioni, come si è sempre fatto. Ebola c’è e c’è da sempre. Periodicamente ricompare. O se non è Ebola è altro di similare. Si muore? Certamente, frequentemente. Resistono i più forti. Ebola è un problema? No. Lo è invece il fatto di provare a nutrirsi ogni giorno o di trovare un tetto sopra la testa; lo è la condizione continua di violenza a cui la gente locale è sottoposta da parte di banditi, mercenari o occidentali che sono alla ricerca di materiali rari e preziosi come i diamanti e l’oro e sono disposti a tutto per averli. L’omicidio in questo senso è la norma. Abbiamo accolto piccoli orfani traumatizzati per avere visto uccidere padri e madri davanti ai loro occhi

A fronte di tutto questo, si comprende dunque come la percezione di una malattia, come Ebola, possa cambiare tanto radicalmente a seconda della condizione economica e sociale di chi la vive. I ricchi temono fortemente il contagio e fanno di tutto per prevenire e per curarsi; i più poveri non lo avvertono neppure come problema.

Infatti, l’allarme si è diffuso perché il virus ha oltrepassato la soglia delle città, dalle campagne dove finora era per lo più confinato, e ha interessato persone benestanti e influenti, in contatto con stranieri e con il mondo occidentale. La prospettiva per chi è dotato di mezzi economici e può accedere a tutti gli strumenti del progresso è di allarme e sospetto poiché noi, in Occidente, non possiamo neppure pensare che un microscopico agente infettivo possa avere la meglio sui tanti rimedi della medicina e della scienza. Questa constatazione genera uno sgomento assoluto che ci coglie, appunto, davanti a ciò che non controlliamo.  

Il punto di vista delle popolazioni africane povere è, invece, completamente diverso: esse sanno di essere alla mercé di ogni pericolo e di ogni calamità. La loro condizione ci ammonisce, da un lato, a prestare il soccorso che è loro dovuto in nome del fatto di essere fratelli tutti, dall’altro, a ridimensionare le nostre pretese e a considerare come il limite ci appartenga e sia strutturale, non per fermarci ma per procedere con umiltà e saggezza nella vita.  

Chi fosse interessato a saperne di più consulti il sito dell’associazione Ici c’est la joie: www.fondationicj.site o scriva al seguente indirizzo mail: kinshasa.icicestlajoie@yahoo.com. Don Arnold mi ha inoltre autorizzato a comunicare il suo cellulare: +39 350 907 9816.

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Author: Maria Giovanna Fantoli

Fantoli Maria Giovanna è nata l’8 maggio 1959, a Novara, dove vive attualmente. Laureata in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e in Lettere moderne presso l’Università Statale della medesima città, ha conseguito il dottorato in Scienze Pedagogiche presso l’Università di Bergamo. Ha insegnato dal 1982 fino al 2021 nella scuola secondaria di secondo grado, dai Professionali ai Licei, facendo dell’insegnamento la propria vocazione. La sua storia professionale le ha permesso di approfondire la Didattica della Lingua e della Letteratura italiana e temi legati all’educazione e alla pedagogia. Ha collaborato con le riviste «Nuova Secondaria» e «Scuola e Didattica» e con il CQIA (Centro Qualità Insegnamento e Apprendimento) dell’Ateneo di Bergamo. È coautrice, insieme all’amica e collega professoressa Gelmi, di un’opera in dieci fascicoli (corredata di due guide per l’insegnante), intitolata La letteratura e la sua bellezza, pubblicata da Bonomo – Diesse e Le botteghe dell’insegnare, nel 2024. È autrice del romanzo, Stringi la mia vita. Storia di una crocerossina, edito da Bookabook, Milano 2022 e della biografia Il Nostromo. La traversata di Giorgio Ferro, edita da Ares, Milano 2024. Ha autopubblicato in Amazon la sua terza silloge di poesia, In bilico su un filo a un passo dal cielo, il romanzo Voci dalla memoria e, con la sorella Laura, una riflessione sulla vicenda della madre affetta da Alzheimer, Come sono belle le stelle. Storia di Adele e del suo Alzheimer. L’interesse più importante, oltre all’insegnamento, è la scrittura a cui si è da sempre dedicata nei suoi vari generi: filastrocche, poesie, racconti, romanzi, saggi, relazioni, recensioni, sceneggiature.

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