Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Mt 11,25)
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – 19 LUGLIO 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,26-27).
San Paolo sembra rispondere alla difficoltà di ogni fedele nel vivere il limite umano nell’esperienza della preghiera, rivelando come lo Spirito Santo colmi la distanza tra la persona e Dio. La preghiera autentica non è infatti una prestazione o un esercizio intellettuale o morale dell’orante, ma un’opera dello Spirito che trasforma il silenzio, l’incertezza o la difficoltà in un dialogo fecondo con il Padre.
«Sedet hic scriptor»
L’immagine «SCS PAULUS» (Sanctus Paulus) mostra un ritratto miniato di san Paolo risalente alla fine dell’VIII sec. o all’inizio del IX che fa da illustrazione d’apertura delle «Lettere Paoline», facenti parte del «Codex Sangallensis 64», conservato presso la Biblioteca Abbaziale di San Gallo (Svizzera). La scritta posta sotto il titolo recita: «Sedet hic scriptor» che, nel detto medievale, si completa con «virtute Dei repletus», in italiano: «Siede qui lo scrittore, riempito della forza/virtù di Dio». Quindi miniatura e testo garantiscono che Paolo può scrivere parole divine non perché sia forte in se stesso, ma perché lo Spirito ha riempito il vuoto della sua debolezza umana con la «virtus» celeste. La minuziosa rappresentazione mostra l’Apostolo attraverso una figura geometrica e compressa, avvolta in panneggi spezzati che creano una forte tensione drammatica. Le spesse linee nere di contorno, lo sguardo ieratico dagli occhi sgranati e il blocco grafico della scritta, «schiacciano» la figura dell’Apostolo sulla sedia, concentrandola visivamente nell’ispirazione e nell’atto dello scrivere. Paolo è il «segretario» dello Spirito Santo per cui le lettere tracciate dalla mano di questo «scriptor» sono la traduzione visibile e leggibile di quei gemiti divini che altrimenti resterebbero inesprimibili per gli umani.
«virtute Dei repletus»
Nella poesia «Lo Spirito di Dio», tratta dalla raccolta «O sensi miei», p. Davide Maria Turoldo descrive lo Spirito Santo come un vento dirompente e un fuoco creatore che turba le nostre certezze e fa impallidire le pretese umane.
«Tu vieni a turbarci, / vento dello Spirito. / Tu sei l’altro che è in noi. / Tu sei il soffio che anima / e sempre scompare. // Tu sei il fuoco / che brucia per illuminare. / Attraverso i secoli e le moltitudini / Tu corri come un sorriso / per far impallidire le pretese / degli uomini. // Poiché tu sei l’invisibile / testimone del domani, / di tutti i domani. // Tu sei povero come l’amore / per questo ami radunare / per creare. / Oh, ebbrezza e tempesta di Dio!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S