“Gesto di umanità per un anziano che ha perso la moglie e il figlio di recente. La solitudine tra gli over 65 è in aumento e può avere conseguenze depressive” (La Stampa di Torino)
Il fatto
La notizia ha fatto il giro di stampa e televisione come dei social. Non può non fare tenerezza la vicenda e non ispirare consolazione il gesto degli
agenti della pattuglia del Commissariato Centro di Torino. Gli uomini della forza pubblica hanno considerato la richiesta di aiuto,benché non materiale e non a fronte di un pericolo, come una emergenza a tutti gli effetti. Così sotolinea l’articolo de La Stampa di Torino del 12 Luglio 2026.
Non è raro essere raggiunti dalla notizia di simili gesti da parte delle Forze dell’Ordine.
L’articolo
Mi ha dato gioia vedere in fotografia il sorriso gioioso dei tre giovani agenti, tre uomini ed una donna. Più di una volta, parlando con polizziotti e carabinieri ho constatato quanto siano vicini ai dolori delle persone, specie se anziani e bambini. Essi entrano nei drammi delle famiglie, il più delle volte, soffrendo una grande impotenza.Però è frequente la parola di incoraggiamento, un sorriso, una stretta di mano per dire: se hai bisogno ci siamo.
Molto bello, e attento, l’articolo de La Stampa che, prendendo spunto da questa vicenda, ha portato la nostra attenzione a questi aspetti meno conosciuti, riferendo sulla condizione degli anziani nella nostra società italiana. Purtroppo, nelle analisi di carattere sociologico, che giustamente hanno per specifico obiettivo lo stato delle relazioni tra le persone e delle istituzioni con esse, non si dàsempre l’adeguato spazio alle relazioni tipiche promosse dalle comunità religiose, oltre che civili, come parrocchie, movimenti ecclesiali o, vista anche la presenza sul territorio di significative altre forme religiose e culture, di loro eventuali forme di intervento in simili casi.
Credo che un attento esame di queste risorse, opportunamente integrate con i servizi delle istituzioni e del volontariato, potrebbe aiutare ad individuare possibili modalità di aiuto capaci di mantenere la persona anziana e sola al centro di relazioni in grado di affiancarla in questa fase della vita non facile.
Ma non bastano i servizi ed il volontriato. Occorono legami umani spontanei, occorre comunità.
Prescindendo dal caso personale, che non conosciamo, tante sono le situazioni analoghe, afferma l’articolo, ed in esse la persona vedova, o comunque sola perché priva di figli per non averne avuti, o perché già morti, si trova davanti non solo alla solitudine, ma anche all’impossibilità di comunicare con qualcuno, di confidarsi circa la sua angoscia per il futuro e per la stessa morte.
La rete della comunità religiosa
Spesso, tanti anziani non vivono più la rete religiosa e parrocchiale, non frequentano la Chiesa e non coltivano la propria originaria ispirazione religiosa. Anche questo non li aiuta con il rischio di non imparare e nemmeno di accorgersi che questa fase della loro vita è una fase speciale di valorizzazione dei propri limiti e delle proprie conquiste come del dono della vita, dimensioni dell’uomo che superano il fare, ora impedito dai limiti dell’età.
Penso a quegli anziani, specialmente donne, che hanno saputo orientare la propria esistenza in senso spirituale e sono nella comunità di Fede un esempio orante e di carità. Attraverso di loro, ed ogni persona di buona volontà, è possibile accostarsi soprattutto a quegli anziani che non osano chiedere, ma che tanto gradirebbero una parola ed una vicinanza.
Abituati a vivere sempre nell’azione, anche noi ci dimentichiamo che l’anzianità è la fase in cui ci avviamo al bilancio dell’ esistenza; ma dobbiamo essere aiutati a valorizzare ciò che abbiamo saputo fare con l’aiuto del Signore e dei fratelli, per imparare anche a rimediare all’eventuale male compiuto. Avvicinandoci all’Eternità, possiamo dedicare maggior tempo alla nostra vita interiore che forse prima trascurammo.
La testimonianza di un ultranovantenne
Conobbi anni fa un muratore in pension, ultranovantenne. Viveva in famiglia. Era ancora sofficientemente autonomo per le sue necessità fisiche, ma non in grado di muoversi come chiuque, costretto a passare le sue giornate sul divano della sala, assistito dalla figlia e dal genero, circondato dall’afetto dei due nipoti. Non se ne affliggeva però.
Dopo una vita trascorsa sulle impalcature, vicino al cielo, ma senza avere il tempo di guardarlo, ora poteva scrutare il cielo dalla quieta finestra e soprattutto scrutare il cielo del proprio cuore e, rigraziando il Signore, vicino ai propri cari.
Ma come impiegava la sua giornata? Tutto il giorno, vivendo ogni cosa con sorridente pazienza, pregava aiutandosi con il suo piccolo libretto delle preghiere sempr in mano e sempre sotto gli occhi attenti. Mvendo sommessamente quelle labbra ormai sottili. Sempre presente a sé stesso e sempre orante.
Non ho più potuto dimenticarlo ed anche la sua famiglia mi conferma che quella non era pura apparenza, ma sostanza spirituale: Un angelo in famiglia.
Penso anche a mia Zia di novantotto anni, assidua alla lettura della Parola di Dio, che, in modo ordinato, anche lei sempre in casa, scandisce la giornata tra le sue piccole occupazioni domestiche e di cura personale, in costante spirito di preghiera, così che non manca mai di seguire il quotidiano rosario da Lourdes, continuando ad accompagnare le vite di figli e nipoti con quella discrezione che sempre l’ha contraddistinta.
L’anziano, per noi, può essere la centrale di spiritualità della famiglia, del quartiere, della parrocchia, l’amico di piccoli e giovani che hanno bisogno di esempi di persone divenute preghiera, fiamma viva che la Domenica attende la Comunione sacramentale recatagli dai Ministri Straordinari dell’Eucaristia.
Ma se un anziano non fosse giunto ancora a simile livello di spiritualità, toccherà a noi della comunità, oltre che dargli tutti gli aiuti umani e di amicizia, accompagnarlo nella fase finale della vita che non è solo attesa della inevitabile morte, ma soprattutto della porta per il Regno, ringraziandolo perché ora egli ci mostra la via.
