“La creazione dei progenitori e il loro peccato”

Mimmo Paladino, Lezionario domenicale e festivo Chiesa Cattolica Italiana, tra le pp. 132 e 133. Prima Domenica di Quaresima Anno A.

«Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture»
(Genesi 2,7-9; 3,1-7).

Il passo biblico descrive i momenti principali della creazione dell’uomo e della donna, la tentazione e la successiva «caduta» nel giardino di Eden. Il male è il risultato del cattivo uso della libertà umana e del desiderio di sostituirsi al Creatore.

«Il peccato di Adamo e di Eva» di Mimmo Paladino è la tavola contenuta nel «Lezionario domenicale e festivo della Chiesa Cattolica Italiana» (tra le pp. 132 e 133) che introduce le letture della Prima Domenica di Quaresima (Anno A). I due progenitori, acquerellati su uno spazio uniforme di azzurro e di grigio, si allontanano da un grande albero nero che li sovrasta quasi a cosificare il peccato e camminano a passo svelto, uscendo dall’Eden verso sinistra.

Adamo ed Eva si coprono il volto con le mani per lo sconforto e per il senso di colpa e anche nel tentativo istintivo di sottrarsi all’occhio di Dio, che ora è percepito come un giudice e non più come un padre.

Nella poesia n. XXXVIII, Emily Dickinson celebra la capacità di superare le prove terrene mantenendo lo sguardo sull’assoluto.

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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