Perché la fede-fiducia non è irrazionale.

fede

[…]Illustrato brevemente come ogni esperienza di fede germini nel cuore stesso di eventi umani che tutti, prima o poi, viviamo e appurato-credo- che noi conosciamo e viviamo fondando gran parte della nostra vita e delle nostre scelte, proprio a partire da questi germinali atti di fede-fiducia, cercherò ora di chiarire come un’analoga esperienza riguardi la fede in Gesù Cristo e nella sua Chiesa.

La fede è prima di tutto una forma di conoscenza. Ma chiediamoci: questa conoscenza si produce in modo proprio così diverso rispetto alla conoscenza scientifica? Anche la scienza muove dalla volontà di un soggetto che inizialmente non conosce dove la ricerca lo condurrà ma essa può procedere con i propri metodi senza esigere che lo scienziato sia inizialmente convinto della bontà della propria tesi di partenza (anche se, a dire il vero, ogni ricerca non può far a meno di un atto iniziale di fiducia, perché ogni conoscenza esige una certa simpatia per ciò che è indagato). Detto ciò, però, la distanza rimane. La differenza essenziale fra conoscenza scientifica e conoscenza religiosa sta nel fatto che la prima per assentire, per convincersi della verità di un asserto, ha bisogno di un’evidenza, la seconda no. “Io credo-direbbe lo scienziato- perché ho visto che le cose vanno proprio così, e poiché dispongo di prove empiriche da tutti constatabili, io dico sì!

La fede invece precede la prova, l’evidenza, il dato oggettivo di fronte al quale devo arrendermi perché lapalissiano. Essa però perviene, ora lo vedremo, ad un grado di certezza analogo, seppur per una via diversa.

Nell’esperienza di fede è la volontà che comanda l’assenso: io davanti a Cristo voglio dire sì! E a partire da tale assenso verifico la bontà di quella scommessa iniziale.

L’esperienza di fede vuole in sostanza che tutto l’uomo sia coinvolto, non ammette l’essere neutrali. Essa non riguarda leggi matematiche o fisiche, essa riguarda- mi si consenta il paradosso- “ la scoperta della leggi che governano il rapporto fra libertà e verità.

Questo vuol dire che senza volontà è impossibile la fede. Osserva S. Agostino: “ Cetera potest homo nolens, credere non nisi volens.” S.Tommaso così commenta le parole di Agostino: “ogni altra cosa l’uomo può farla anche contro la propria volontà, ma credere egli lo può fare solo liberamente.”

Benedetto XVI riflette in questo modo a proposito di queste ultime osservazioni:

“ La volontà”, dunque il cuore, precede e illumina l’intelletto e lo porta all’assenso. Allora anche il pensiero comincia a vedere, ma la fede non viene dalla visione, bensì dall’ascolto. Il pensiero non è ancora giunto alla conclusione, non ha ancora trovato la pace. Qui si vede in maniera davvero particolare che la fede è pellegrinaggio anche del pensiero, che resta ancora in cammino(…)Assenso e movimento del pensiero si mantengono, in certo qual modo ex aequo”(…) La fede è un’anticipazione che ci mette in moto attraverso la volontà, il nostro assenso.

La vita dell’uomo dunque allarga il proprio orizzonte non restando neutrale davanti alle domande essenziali che l’esistenza pone, non attendendo dalla religione le prove dell’esistenza di Dio, ma lasciandosi coinvolgere, irretire dalla logica della fede. Le prove non stanno all’inizio ma alla fine di un’esperienza che dura tutta la vita.

E questo percorso è un oscillare, un farsi attrarre dalla luce per poi essere risucchiati nel buio del dubbio che, visto in tal modo, diviene parte essenziale per costruire l’esperienza stessa della fede. Dio infatti non può rivelarsi nella sua più limpida trasparenza essendo noi ancora impastati dei limiti che appartengono alla nostra umana condizione. Egli, proprio per questo, ci attrae e parla attraverso un’esperienza. Così anche i momenti di incertezza-se ben pensiamo-non sono che fasi, in cui, al rapporto con Dio e con la sua Chiesa noi sostituiamo le nostre idee, le nostre categorie logiche di pensiero. Sempre infatti nell’uomo è presente la presunzione di farcela da soli sottraendosi alla chiamata del Signore.

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