PCI: un secolo di omissioni e rimozioni

di Francesco Agnoli

Cento anni fa nasceva il PCd’I, poi PCI, partito comunista italiano. Fondato da uomini che sino a poco prima erano stati compagni di strada e amici di Benito Mussolini (come lui nella corrente massimalista del socialismo italiano).

In un articolo pubblicato su L’Utopia il 23 ottobre 1913 e intitolato “Democrazia?”, Mussolini sottolineava il “dissenso teorico e pratico che ci divide dalla democrazia”. Su quel giornale scriveva anche Amedeo Bordiga, futuro fondatore del PCI.

Cosa è stato il PCI? Il partito che voleva la dittatura sovietica in Italia; il partito che all’inizio del Novecento ha diviso il paese contribuendo a impedire qualsiasi alleanza che generasse un governo stabile; che ha reso marginali i socialisti moderati… contribuendo a consegnare il Paese al vecchio compagno di strada.

E’ stato, poi, il partito che ha esultato per la vittoria del duce: “dopo di lui, toccherà a noi”; il partito che con Togliatti, nel 1939, ha difeso l’alleanza tra Stalin e Hitler che portò alla II guerra mondiale (“se Stalin ha deciso di allearsi con i nazisti, dobbiamo fidarci”); il partito che ha coperto i milioni e milioni di morti dei gulag raccontando, grazie a solerti e ben pagati propagandisti, una quantità infinita di menzogne su un presunto “paradiso dei lavoratori”; il partito che ha presentato Stalin come “l’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e il progresso dell’umanità”; il partito che all’indomani della caduta del fascismo ha scatenato la guerra civile nel triangolo della morte e ha appoggiato la pulizia etnica ai danni degli italiani  infoibati…

Il partito che all’indomani della caduta del muro di Berlino – definito, con la solita capacità di mentire, “muro antifascista” – ha improvvisamente e machiavellicamente cambiato nome, diventando PDS, poi DS, poi PD…

PS in quel partito, quando ancora si chiamava PCI, è cresciuto l’attuale segretario del Pd Zingaretti.

Fonte: l’Occidentale

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