Civiltà cattolica, 60 anni fa

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Nel 1961 il professor Sabino Acquaviva pubblica un’indagine, “L’eclissi del sacro nella civiltà industriale”, in cui mette in luce la crisi religiosa del paese.

Le cause, evidentemente, non sono solo nello spirito dei tempi, ma derivano anche dalla vita della Chiesa e soprattutto dalla riduzione del cristianesimo a morale, a sociologia della pace, dello sviluppo e dell’umanesimo integrale.

Secondo la Civiltà cattolica, rivista dei Gesuiti, si assiste ad “un oscuramento della figura di Dio, se si vuole, ad una eclissi di Dio, nello sforzo entusiasta di affermare l’uomo e porre l’accento su valori umani e mondani”.

Si insiste –continua un editoriale della celebre rivista- con tanto vigore sull’uomo e sui valori positivi dell’uomo e del mondo (alcuni sono addirittura inebriati da questa ‘scoperta’!), da fare dell’uomo quasi il Valore supremo, da metterlo quasi al posto di Dio, unico Valore supremo”.

L’autore non sapeva che circa sessant’anni dopo il direttore della Civiltà cattolica, padre Spadaro, avrebbe contribuito con ogni mezzo alla stessa opera di riduzione dell’avvenimento cristiano  a qualcosa di “umano, troppo umano“, arrivando a proporre come signum dei cattolici, chiamati da lui a scendere in politica, non la croce (signum crucis), ma la Costituzione (della quale era stato critico, pochi anni prima, appoggiando al riforma che la avrebbe stravolta, firmata da Matteo Renzi).

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