Gli omosessuali francesi contro l’ideologia del gender

di Carlo Amedeo Giovanardi

Come si sa, in Francia non sono mancate le associazioni omosessuali schierate contro il “matrimonio per tutti” di Hollande. Sin dal sorgere delle oceaniche manifestazioni di protesta, le Manif pour tous, hanno sfilato e parlato omosessuali francesi che ritengono che la famiglia naturale, la famiglia augurabile per ognuno dei suoi componenti, sia, anche nel “progredito” Occidente, quella di sempre: un uomo, una donna e dei figli… In particolare, in Francia, si sono distinti i membri di Homovox (http://www.homovox.com), la cui portavoce, Nathalie de Williencourt, ha ribadito una elementare verità: “La coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita…”. All’estero anche altri omosessuali famosi come l’attore Rupert Everett hanno preso pubblicamente posizione contro i cambiamenti legislativi volti ad introdurre il matrimonio gay.

Per ora, in Italia, sembra non esserci nulla di simile. Anche a causa di una immediata censura o, peggio, demonizzazione di ogni voce dissonante. Qualcuno ricorderà il cantante Povia, costretto a difendersi a lungo dagli attacchi di Grillini e compagnia, per aver cantato, a Sanremo, “Luca era gay”, storia di un ragazzo omosessuale che si era felicemente sposato con una donna; altri conoscono le vicende degli omosessuali e delle lesbiche del Gruppo Lot, che raccontano, quando riescono a farlo, nonostante le pesanti intimidazioni, di aver superato una fase di disagio personale e di essere approdati all’apprezzamento e alla conciliazione con l’altro sesso. Per costoro, appena osano parlare, è pronta  l’accusa, infamante, di “omofobia”. Chi venga bollato come “omofobico”, anche se omosessuale, è quasi un uomo finito. Verrà presto ridotto, sui media, ad un appestato, impresentabile e inavvicinabile. Causa il linciaggio mediatico, oggi; magari la prigione, qualora passasse la legge Scalfarotto-Leone, domani.

“Omofobo”, è, nel nostro paese, soprattutto a sinistra, anche chi abbia sempre dimostrato rispetto verso tutte le persone (poiché ogni persona merita rispetto), ma osi dichiararsi contrario al matrimonio gay e sostenga che l’unico diritto auto-evidente, e per questo da tutelare, è quello di un figlio ad avere un padre e una madre.

Anche in questo caso qualche voce dissonante la si può trovare, ma chi osa parlare deve avere un buona dose di coraggio. Come tal Marino Buzzi, omosessuale dichiarato, favorevole alle unioni gay ma contrario ad una delle più classiche conseguenze di esso, l’utero in affitto: “Leggo che Elton Jhon è diventato padre grazie all’utero in affitto, un metodo molto usato da star omosessuali e da facoltosi uomini gay. Mi sono trovato a pensare cosa farei se avessi l’opportunità di pagare per avere un figlio e mi sono scoperto completamente contrario a questa pratica… Dal mio punto di vista la maternità è un’esperienza sconvolgente, il corpo della donna ospita un’altra creatura, non importa se l’ovulo non è il suo e se lo sperma è di un uomo che non conosce, comunque quella vita cresce dentro il suo corpo, ridurre questa esperienza e il corpo della donna a una sorta di incubatrice momentanea mi sembra terribile. Si crea un legame, almeno questo è quello che penso, fra elemento ospitante ed ospite, fra la donna e quello che è, a tutti gli effetti, il suo bambino. Per non parlare del trauma del parto e della predisposizione del corpo ad accogliere, anche dopo la nascita, il bambino. Forse sono legato a un’idea sentimentale ma credo che non sia giusto chiedere a una donna di vivere un’esperienza del genere e poi di rinunciare al proprio figlio” (http://www.gay.tv/news/community/padri-gay-con-utero-in-affitto-e-giusto/).

Coraggioso, il Buzzi, come dimostrano i numerosi attacchi subiti a seguito di questo articolo, in un sito in cui invece sembra che il pensiero dominante sia un altro, come appare leggendo il seguente articolo, accolto con favore da gran parte dei lettori: “Il piccolo David è nato il 10 agosto ed è figlio di Valter (46 anni) e Mario (50 anni). La coppia di Livorno, sposata già dal 2008 a Barcellona, è andata negli Stati Uniti, a San Diego ed ha affittato un utero. La madre è Amanda, una ragazza di origine messicana già madre di tre figli. La donna non ha più nessun diritto sul piccolo da quando Valter e Mario sono entrati con lei in sala parto e a David è stato tagliato il cordone ombelicale. ‘Spiegheremo a David che è nato da un semino e dalla pancia di Amanda perché “mamma-pancia” è sempre presente: ci parliamo su Skype, le mandiamo le foto, verrà a trovarci ad aprile’, hanno detto. Secondo la legge italiana, David ha però solo un padre che è Valter, con il cui seme è stato concepito il bambino…”(http://www.gay.tv/news/attualita/coppia-gay-italiana-ha-figlio-con-utero-in-affitto/).

David e Mario, conclude l’articolista, sono contenti, ma non possono non lamentare la “negazione dei diritti” gay esistente nel nostro paese. E i diritti dei bambini? C’è veramente qualcosa di “omofobico” e di malvagio nel ritenere che un figlio abbia diritto ad una mamma-mamma, e non ad una “mamma-pancia” vista in foto o via Skype?

Il Foglio,

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