Risposta a padre Fidenzio Volpi

di Luisella Scrosati

Gent.mo e Rev.do P. Fidenzio Volpi,

con gratitudine apprendo la sua comunicazione di rettifica, alla quale volentieri rimando (http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/fi-news/245-nota-ufficiale-chiarimento-luisella-scrosati-liberta-e-persona), perché possa essere nota a tutti la sua precisazione.

Libertà e Persona, che ha gentilmente pubblicato il mio precedente intervento, non intende far altro che aiutare le persone a farsi un’idea più ampia e completa di quanto avviene nel mondo e nella Chiesa.

Intendo spiegare il passaggio “incriminato”: il canone del Codice di Diritto Canonico da me menzionato, cioè il 1337, era una deduzione tratta da un provvedimento reale preso nei confronti di P. Stefano Manelli. Di fatto, come lei stesso afferma, P. Manelli può uscire dal territorio definito – che mi sembra confermato essere quello della Diocesi di Cassino – solo previo consenso, ma non il normale consenso del Superiore locale (mi corregga se sono in errore), bensì quello del Superiore Generale. Converrà che si tratta di una misura eccezionale, alla quale non è sottoposto alcun altro religioso. Da qui la deduzione che lei si fosse avvalso di una norma prevista dal Diritto Canonico. Prendiamo atto che lei non ha voluto rifarsi all’art. 1337, ma non per questo cessa il fatto che contro Padre Manelli siano state prese misure restrittive. E questo, Rev.do Padre, lascia comunque perplessi, confusi ed in certi casi scandalizzati non pochi fedeli laici che conoscono P. Stefano. Da parte mia non c’è stata nessuna azione volta “al fine di precostituire motivi d’impugnazione basati sulla mancata osservanza del procedimento da osservare nel caso in cui venga erogata una pena”, come lei ha scritto nella Nota. Questa è una sua deduzione che rispetto, ma che non corrisponde al vero. Nessun altro fine, se non quello di cercare di capire ed aiutare a capire. Nessun altro fine, se non quello di cercare di capire ed aiutare a capire. Perciò mi domando se possa essere legittimo chiederle una ulteriore comunicazione, nella quale possa chiarire a quali altri articoli del Diritto Canonico o del Diritto proprio abbia ispirato la decisione. La prego di non pensare che si tratti di una provocazione: è solo una richiesta sincera perché si possa fare chiarezza.

Approfitto, Rev.do Padre, per renderle noto che quanto denunciato nel mio scritto relativamente alla maleducazione e alla mancanza di rispetto evidenti in certi articoli e post, non solo continua ad essere visibile sul sito mediatrice.net e sul profilo Facebook dei Francescani dell’Immacolata, ma è stato “arricchito” di nuovi interventi con lo stesso “stile”.

Rev.do Padre, su Libertà e Persona lei sarà il benvenuto per qualunque rettifica che possa aiutare le persone a comprendere; ci auguriamo –  e glielo chiediamo esplicitamente – che possa intervenire presso il responsabile delle comunicazioni dell’Istituto, perché provveda a ripristinare uno stile un po’ più cristiano.

Le assicuro le mie povere preghiere, per questo suo compito così delicato.

Con stima,

Luisella Scrosati

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