In verità, in verità vi dico…la verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata

Il vaticanista Andrea Tornielli, in data 24 settembre 2013, ha pubblicato un articolo con un sommario dei risultati del questionario che il Visitatore Apostolico, Mons. Angelo Todisco, aveva consegnato ai Frati Francescani dell’Immacolata di voti perpetui. I dati sono anche rintracciabili sul sito degli stessi FI. Vogliamo credere che a Tornielli, attingendo dal sito dei FI, siano sfuggiti alcuni “dettagli”, che gli permetterebbero di capire che la gran parte dei Frati non ha voluto il commissariamento. Esattamente il contrario di ciò che lui sostiene. Vediamo perché.

L’originale del questionario di cui si presentano i risultati (lo trovate qui, alla pag. 10) – perché ricordiamo che in realtà il questionario completo è più ampio e “tendenzioso” – presenta 4 items (Lo stile di governo del Superiore Generale; Le decisioni del Superiore Generale in materia liturgica; Le decisioni del Superiore Generale in riferimento alla formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio; I rapporti del Superiore Generale con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata), ai quali occorreva rispondere barrando una delle 4 possibili risposte, che erano le stesse per ciascun item, e cioè (si ponga massima attenzione):

  • Tutto va sostanzialmente bene;

  • Esistono problemi risolvibili dal Capitolo Generale Ordinario
  • Esistono problemi gravi risolvibili da un Capitolo Generale Straordinario

  • Esistono problemi gravissimi che richiedono il Commissariamento dell’Istituto.

Tornielli afferma che i dati riportati indicherebbero che “il risultato è eloquente e dimostra perché la Santa Sede abbia deciso di intervenire commissariando l’Istituto”. Ora, risulta chiaro a chiunque che una tale affermazione dovrebbe essere supportata da una schiacciante maggioranza di coloro che hanno scelto la quarta opzione – ossia, Esistono problemi gravissimi che richiedono il Commissariamento dell’Istituto-, tra quelle indicate.

Verifichiamo cosa in effetti dicono i dati.

Circa la prima problematica – Lo stile di governo del Superiore Generale – sappiamo che il 39% afferma che tutto va sostanzialmente bene, mentre per il 61% esistono problemi. Di questo 61%, il 26% – corrispondente al 15.86% del totale – afferma che i problemi sono risolvibili dal Capitolo generale ordinario. A conti fatti dunque, il 54.86% non ha richiesto il commissariamento. La percentuale però è destinata ad aumentare se si pensa che, furbescamente, la terza e la quarta risposta sono state accorpate. Afferma Tornielli, infatti, che “il 74% – il 45,14% del totale, n.d.r. – ha risposto che per risolverli è necessario o un Capitolo generale straordinario (urgente, prima della scadenza naturale) o il commissariamento”. E’ chiaro a chiunque che optare per un Capitolo straordinario o chiedere il commissariamento non è la stessa cosa! Eppure perché le due risposte vengono unificate? Perché non vengono forniti i dati distinti? Forse perché risulterebbe evidente il fatto che non solo la maggior parte dei Frati non aveva richiesto il commissariamento – il che risulta già dal calcolo fatto sopra – ma che questa maggioranza sarebbe schiacciante?

L’analisi dei risultati del secondo item – Le decisioni del Superiore Generale in materia liturgica – portano alla stessa conclusione. Il 36% è soddisfatto di come vadano le cose; ma del 64% che vede dei problemi, il 23% (pari al 14,72% del totale) chiede semplicemente che vengano risolti nel Capitolo generale ordinario. Dunque il 50,72% come minimo non ha chiesto l’intervento della Santa Sede. Anche in questo caso occorre aggiungere quella percentuale che ha chiesto il Capitolo straordinario e che invece è stata accorpata a quanti hanno richiesto il commissariamento.

Terzo item – Le decisioni del Superiore Generale in riferimento alla formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio -: il 48% è soddisfatto, a fronte del 52%. Ma il 27 % dei non soddisfatti (il 14,04% del totale), che chiede il Capitolo ordinario, deve essere sommato a quanti non vogliono il commissariamento, arrivando così al 62.04%, al quale manca anche questa volta la percentuale di coloro che chiedono solo un Capitolo straordinario.

Infine, riguardo “I rapporti del Superiore Generale con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata”, la musica è sempre la stessa. Al 47% soddisfatto, occorre aggiungere il 7.95% (cioè il 15% del 53% che ha evidenziato dei problemi), più coloro che vengono maliziosamente accorpati ai richiedenti l’intervento della Santa Sede. Almeno il 54.95% , dunque, non ha chiesto il commissariamento.

Perciò, in media, almeno il 55.64% dei Frati professi perpetui certamente non ha richiesto il commissariamento, ai quali andrà aggiunta la percentuale di quanti hanno chiesto il Capitolo straordinario, che come si è detto, è stata accorpata a quanti hanno chiesto il commissariamento, con l’evidente fine di gonfiare i dati.

E’ dunque assai probabile che oltre il 60% di quanti hanno risposto non abbia chiesto il commissariamento. Inoltre facciamo notare un altro elemento, che viene taciuto sia nei dati ufficiali, che nell’articolo di Tornielli e cioè che dei circa 200 Frati professi perpetui, non tutti hanno risposto al questionario, ma solo circa 140. Il 30% dei Frati professi perpetui non ha dunque voluto rispondere al questionario. Il che significa che i dati risultano ulteriormente non corrispondenti alla realtà effettiva.

Se traduciamo tutto questo in numeri, infatti, si ha la conferma che l’iniziativa del commissariamento è partita da un numero di Frati veramente irrisorio. Infatti il 44.36% (percentuale ottenuta sottraendo dal totale quanti sono soddisfatti della situazione attuale e quanti hanno richiesto solo il Capitolo ordinario) dei Frati che hanno inviato il questionario (cioè 140) corrisponde a 62 Frati, dei quali non tutti hanno chiesto il commissariamento… Se tutto va bene, la manovra di commissariamento vede coinvolti meno di 50 Frati sui 200 professi perpetui (meno del 25%)!

Per completezza, ricordiamo poi che almeno circa 170 Frati – quasi la metà! – sono di voti semplici: essi non hanno avuto alcuna voce in capitolo nella vicenda e, guarda a caso, sono entrati nella Congregazione a partire dal 2007, cioè dopo l’uscita del Motu Proprio Summorum Pontificum

Insomma, ci troviamo di fronte ad una manipolazione dei dati, ma fa ancor più riflettere il fatto che ci si pari dietro una presunta disposizione del Santo Padre, il quale, se venisse a sapere di queste manovre e del clima di polizia che si è venuto a creare all’interno della Congregazione, non credo sarebbe molto contento…

Aspettiamo come confutazione i dati reali, scorporati e numerici (non percentuali) del questionario, e forse anche un po’ più di onestà. E’ difficile non pensare alla malizia del Tornielli nel raccontare questi dati, tuttavia risulta altrettanto lampante che qualcun altro ha presentato gli esiti del questionario in modo tendenzioso…

Chissà che non sia il P. Alfonso M. Bruno, del quale Tornielli prende le difese poco dopo: excusatio non petita, accusatio manifesta… In effetti, il p. Bruno se la vorrebbe cavare in questo modo: “«La firma unanime dei membri del Consiglio e del Procuratore Generale allora in carica – viene ora affermato – non confligge con il giudizio critico di chiunque degli stessi maturato a posteriori in scienza e coscienza contro la velleità di impugnare la visita apostolica stessa». Subito dopo averla firmata su sollecitazione dei superiori, padre Alfonso Bruno aveva infatti fatto sapere immediatamente alla Santa Sede di non condividerla”. Ci può stare infatti, che si cambi idea dopo maturato giudizio; ma se il P. Bruno, come afferma Tornielli, subito dopo aver firmato una lettera che critica quattro punti importanti della visita apostolica, fa sapere immediatamente alla Santa Sede di non condividere ciò che ha firmato, il minimo che si possa pensare è che stia facendo il doppio gioco… A meno che non ci convinca anche questa volta che qualcuno (il fondatore?) sia stato così dispotico da puntargli una pistola alla schiena e costringerlo a firmare.

Se queste sono le premesse risulta abbastanza difficile pensare che il nuovo Segretario generale dei Francescani dell’Immacolata, P. Alfonso Bruno, possa gettare le basi per la riconciliazione interna…

Print Friendly
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Che vuol dire sovranismo

      sovranismo di Marcello Veneziani. Il sovranismo non può essere antieuropeo; può esprimere un’altra idea d’Europa ma non si situa fuori dalla civiltà europea, dalla sua storia e tradizione. È contro la Ue, semmai, questa Ue, ma non può essere contro l’Europa. E questo va detto non solo ai suoi detrattori ma anche ai suoi sostenitori d’oltreoceano se pensano di usare il sovranismo per sfasciare l’Europa e per garantire l’egemonia americana. Il sovranismo è un principio di sovranità che sale dalle piccole patrie alla grande patria, come l’Europa, ma senza saltare il passaggio intermedio, cruciale: la sovranità nazionale Leggi il seguito… 

    • Uno spettro si aggira per la Chiesa: la gnosi

      chiesa-clima di Stefano Fontana. Quando nella storia della Chiesa cambiamo i paradigmi filosofici e teologici, bisogna sempre chiedersi se dietro non ci siano anche cause spirituali e religiose, se non ci siano delle eresie, l’adorazione di falsi dei o false adorazioni di Dio, oltre che falsi concetti… Vuol dire che da tempo non solo è cambiato un paradigma di pensiero, un modo di vedere le cose per cui oggi si accetta quanto ieri si condannava e si insegna quanto ieri si vietava, ma vuol dire che dalle fessure è entrato uno spirito nuovo di tipo religioso Leggi il seguito… 

    • Tutela della vita, il Livatino va nella tana del leone

      Aula Magna Cassazione Il Centro Studi Rosario Livatino ha organizzato il convegno “La tutela della vita nell’ordinamento giuridico italiano". Coraggiosa la location: non è il solito convegno "pro life", perché si tiene nell'aula Magna della Corte suprema di Cassazione, luogo che recentemente è stato decisivo in senso negativo nell’orientare non solo la giurisprudenza, ma anche la coscienza collettiva ad abbracciare principi contrari alla vita e alla famiglia.  Leggi il seguito… 

    • La liturgia non è scontro, non imporre il Messale nuovo

      messale di Nicola Bux. Ci si domanda se sia necessario apportare ulteriori cambiamenti ai testi del Messale romano nella prossima edizione italiana. Ma su Gloria e Padre nostro si attuano due pesi e due misure. Eppure c'è un precedente argentino che suggerisce di non recepire per forza le nuove disposizioni. Lo ricevette proprio l'allora cardinal Bergoglio. E' deleteria questa smania di cambiamento continuo, che appare sempre più essere un omaggio all’ideologia del provvisorio.  Leggi il seguito…