Giotto, Le sette virtù, La Carità, 1303-1305, Padova, Cappella Scrovegni, zoccolo. – Fonte Wikipedìa Pubblico dominio
Acclamazione al Vangelo
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
– 06 Settembre 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13,8-10).
Il brano esorta i cristiani a non avere alcun debito, se non quello perenne e universale dell’amore vicendevole., definito come il pieno compimento della Legge. San Paolo spiega che tutti i comandamenti tradizionali si riassumono nella massima: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Poiché la carità autentica non fa alcun male al prossimo, essa non si oppone alle regole scritte, ma le supera e le porta a perfetta maturazione. L’amore si trasforma così da obbligo scritto in una scelta interiore che genera vera comunità.
Giotto e la Karitas
La «Carità» (Karitas) è un affresco di Giotto di Bondone, realizzato tra il 1303 e il 1305, nella serie monocroma dedicata alle virtù e ai vizi e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. La virtù è raffigurata come una giovane donna sorridente ed elegante che calpesta sacchi di denaro mentre offre il proprio cuore fiammante direttamente a Dio e, con l’altra mano, regge un cesto pieno di fiori, spighe e melagrane, simbolo dell’amore universale verso il prossimo e della vita che trabocca in pienezza e fecondità. Giotto lancia così un messaggio di rottura radicale: per salvare l’anima della famiglia, Enrico Scrovegni doveva rinnegare la logica del profitto usuraio praticata dal papà e abbracciare quella del dono gratuito e universale richiesto dal Vangelo. Nella struttura della Cappella, la Carità è posizionata nella fascia inferiore del lato destro (quello dei beati), come l’ultima virtù del cammino che accompagna lo spettatore verso il monumentale Giudizio Universale della controfacciata. Il grande pittore toscano ricorda a tutti che la Carità è la «porta» che conduce al Paradiso.

Sull’altro lato, la Carità è accoppiata con l’Invidia che, come ogni raffigurazione, presenta il nome in latino in alto e un fregio alla base.
In questa lirica, tratta dalla raccolta di poesie intitolata «Per il battesimo dei nostri frammenti» (1985), Mario Luzi riflette sulla ricerca di senso e spiritualità nella realtà quotidiana. I versi evocano la fatica di ritrovare lo spirito nella materia e la forza salvifica di un amore gratuito che custodisce un immemorabile Vangelo.
«C’era, sì, c’era – ma come ritrovarlo / quello spirito nella lingua / quel fuoco nella materia. / Chi elimina la melma, chi cancella la contumelia? / Sepolto nelle rocce, … / così cova l’incendio / l’immemorabile evangelio…».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.
P. S.:
Arrivederci alla festa dei 20 anni di fondazione del M.A.C.S.: sabato 12/9 dalle 16.30; domenica 13/9 dalle 20.45; sabato 19/9 dalle 11.