Hieronymus Bosch, Salita al Calvario, o Cristo portacroce, (fine XV – inizio XVI sec.), Madrid, Palacio Real. Fonte immagine Wikipedìa.org/wiki – WGA02556.jpg Dominio pubblico
Antifona
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome, Signore,
fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)
XXVI Domenica – Tempo Ordinario ANNO A 27 Settembre 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre» (Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi 2,1-11).
Paolo traccia un movimento in due tempi: Cristo si svuota per servire; Dio lo esalta Signore dell’universo. Di conseguenza egli propone una regola pratica alla comunità: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo», come la richiesta di rinunciare alla ricerca del prestigio personale e scegliere la via del servizio e della minorità come unico modo per costruire una vera comunione.
«Salita al Calvario»
Il dipinto su tavola «Salita al Calvario» o «Cristo portacroce» è un’opera (fine XV e inizio XVI secolo) attribuita a Hieronymus Bosch e conservata al Palacio Real di Madrid.
Il pittore olandese compone una scena dove lo sfondo mostra un paesaggio idilliaco, dominato dalle torri di una Gerusalemme concepita come una città medievale fiamminga. In lontananza si scorge anche la Vergine Maria addolorata, sorretta da san Giovanni. Cristo guarda dritto lo spettatore con un’espressione dolce e umile secondo l’invito alla compassione e all’imitazione spirituale suggerito dalla «Devotio Moderna», movimento sorto nei Paesi Bassi alla fine del XIII secolo che promuoveva una fede intima e soggettiva. Accanto a Gesù compare Simone di Cirene in abiti chiari che lo aiuta a sorreggere l’enorme e pesante croce. La folla di aguzzini sulla sinistra mostra lineamenti grotteschi e deformi.
Chi è Dio
Angelo Casati è stato un presbitero, poeta e scrittore, figura di riferimento morale e culturale della Chiesa ambrosiana, scomparso da poco. Dalla sua raccolta «I giorni della tenerezza» (2013):
«Ora sai chi è Dio. / Non è l’indifferente che guarda / ad occhi asciutti dal cielo. / È il Dio appeso alla croce, / per la passione per noi, umani».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.