Apparizioni, messaggi, profezie e testimonianze di fenomeni straordinari
In un’epoca in cui siamo circondati di apparizioni, messaggi, profezie e testimonianze di fenomeni straordinari, c’è una domanda che vale la pena porsi: che cosa cerchiamo davvero quando cerchiamo un segno?
La fede cristiana non disprezza lo straordinario, né pretende di ingabbiare l’agire di Dio.
Tuttavia, nel nostro cammino spirituale, arriva anche il momento in cui dobbiamo smettere di inseguire ciò che stupisce gli occhi e imparare a riconoscere ciò che trasforma il cuore.
A scanso di equivoci: credo e crediamo con fermezza in ciò che la Chiesa ha confermato e reputato come vero e credibile nelle esperienze dei santi e in ciò che è attribuito al Signore e alla Vergine Maria.
Fede, Rivelazione e manifestazioni straodinarie
Ma bisogna riconoscere il giusto ruolo che tali fenomeni, apparizioni (ecc..) hanno nella vita di un fedele: esse servono non per sostituire la Rivelazione Pubblica, ma per richiamarci ad essa e aiutarci a gustarla e viverla in profondità.
Per un cattolico, le fonti principali e insostituibili della Rivelazione divina sono la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura, che costituiscono un unico deposito della Parola di Dio, di cui il Magistero della Chiesa è l’interprete autentico.
Nessun dubbio sul fatto che queste manifestazioni private abbiano avuto un ruolo importante nella vita di ciascuno, soprattutto all’inizio della nostra conversione.
Ma proprio per questo dobbiamo capire che hanno una funzione specifica: quella di condurre a Cristo, alla frequentazione dei sacramenti, alla preghiera, ad una vita nuova.
Non ci si può fermare a sentire solo il profumo dei nostri fiori. Bisogna imparare a coglierne i frutti.
Manifestazioni straodinarie
All’inizio del nostro cammimo di fede, il Signore fa sì che anche attraverso certi fenomeni o esperienze vissute o ascoltate da altri testimoni noi possiamo scuotere il nostro spirito e gustare il fervore dei neofiti.
Ma crescendo, il Signore vuole farci crescere e allora ci mette a terra per insegnarci a camminare, proprio come una mamma fa col proprio bambino.
Noi vorremmo ritornare in braccio per ricevere le coccole, ma per noi è più giusto camminare e imparare la vita in modo realistico.
Capite ciò voglio dire? Tutto questo è nell’ordine dei mezzi e non del fine.
Il fine
Il fine è l’unione con Dio, un’unione che non si basa sui sentimenti, sulle visioni o sulle emozioni intense, ma attraversa anche la notte oscura dei sensi e dello spirito, l’aridità, la prova … Ed è qui che si gioca la nostra fede. E se non saremo preparati a fissare lo sguardo su Cristo, perché persi alla ricerca di vane curiosità e di mille novità, non saremo forti e non cresceremo mai nel cammino di fede.
Le rivelazioni private, anche quando riconosciute dalla Chiesa, non appartengono al deposito della fede: quello che dovevamo sapere in ordine alla nostra salvezza, Dio Padre già ce lo ha rivelato nel suo Figlio. Tutto il resto può aiutarci a ricordarci di vivere al meglio la fede e praticare la Parola di Dio, ma questa non può essere sostituita.
Se dopo anni la nostra fede ha ancora BISOGNO CONTINUAMENTE di un nuovo messaggio, di una nuova apparizione, di una nuova profezia, di un nuovo segno per sentirsi viva, forse non siamo ancora arrivati al centro. Il centro è Cristo. Cristo presente nella sua Parola. Cristo incontrato nella preghiera. Cristo ricevuto nei Sacramenti. Cristo adorato nell’Eucaristia. Cristo riconosciuto nella Chiesa.
Non attacchiamoci al profumo del Corpo mistico di Cristo. Ma cerchiamo di conoscere quel Corpo e di abbracciarlo in modo autentico e profondo. Senza disprezzare i tanti doni, le tante grazie e talvolta i tanti miracoli elargiti in varie forme dal Signore, ma senza nemmeno dimenticare il miracolo più grande: quello che si compie ogni giorno sull’altare e nei confessionali di tutto il mondo.
Perché lo straordinario deve condurci all’ordinario.