Tra i paesi della UE è guerra economica e monetaria

di Romano l’Osservatore.

Ora è chiaro: la dichiarazione di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, che ha creato un terremoto nelle Borse europee, non era affatto una gaffe, ma l’inizio di una guerra all’interno dell’Eurozona. Di fronte alla dura crisi economica che si prospetta, causa virus, e che colpirà tutti, se non vogliamo uscirne a pezzi la Germania deve rinunciare ai suoi programmi egemonici e l’Italia e altri devono cambiare rotta.

Non era una gaffe quella di Christine Lagarde, ma l’inizio di una guerra. Riassumiamo i fatti. Qualche giorno fa Lagarde, presidente francese della Banca Centrale Europea, ha esordito nella tradizionale conferenza stampa settimanale con una dichiarazione sorprendente e inaccettabile, subito bollata da molte capitali europee con parole durissime, ma che ha portato al tracollo generalizzato di tutte le borse continentali. «Non siamo qui per occuparci degli spread» ha detto testualmente, ribaltando in pieno le parole e il programma del suo predecessore Mario Draghi: «Faremo tutto quello che è necessario per salvare l’euro»”, a cui seguì in effetti una politica di acquisti dei bond nazionali che ebbe pieno successo.

Dopo qualche giorno, da quello che filtra da Francoforte e Bruxelles si capisce molto bene che non di una gaffe si è trattato (anche se Lagarde il giorno stesso aveva rilasciato una timida smentita) ma dell’inizio di una vera guerra economica e monetaria tra i paesi della zona euro. Non è affatto un caso che alle numerose critiche seguite all’uscita di Lagarde, abbia fatto da contrappunto il silenzio di entrambi i rappresentanti forti della politica monetaria tedesca, Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, e Isabel Schnabel, componente del board di BCE. E muti sono rimasti anche i tradizionali alleati nordici della Germania.

Il fatto è che a costoro le dichiarazioni di Lagarde stanno non bene ma benissimo. Weidmann in particolare è stato il principale oppositore di Mario Draghi e della sua politica di salvataggio dell’euro attraverso il salvataggio delle economie europee più deboli, tra cui l’Italia. E benché Lagarde sia esponente di un paese, la Francia, che ha molto da guadagnare da una politica monetaria espansiva, tant’è che anche il governo francese si è subito pronunciato contro le parole di Lagarde, è chiaro che madame la presidente preferisce allearsi con i più forti tedeschi e reggere il moccolo alla Bundesbank.

A Berlino pensano che la crisi innescata dall’epidemia di coronavirus sarà duratura e profonda, e avrà conseguenze pesanti o addirittura devastanti sulle economie meno forti, tra cui l’Italia. Del resto quello che già si vede è chiaro: le fabbriche chiuse, il turismo bloccato non si sa per quanto, gli artigiani e le piccole imprese in difficoltà, l’export in stato di incertezza… tutto questo comporterà per l’Italia un arretramento del PIL decisamente significativo e probabilmente di lunga durata.

E allora alcuni ambienti tedeschi e nordeuropei accarezzano l’idea che sia arrivato finalmente il momento per imporre all’Italia quello che finora abbiamo sempre rifiutato (perché non ne abbiamo mai avuto bisogno, sia chiaro!) e cioè un salvataggio del Fondo Monetario Internazionale o del Fondo Salvastati europeo. Ovviamente accettandone le (dure) condizioni. Sarebbe l’occasione per far pagare agli italiani, fra l’altro, una decisa riduzione del nostro debito pubblico: una cosa, questa, che ovviamente dovevamo fare da tempo, colpevolmente non abbiamo fatto, e dovremo fare presto, ma quando sarà passata la crisi del Covid e con decisione nostra, non subendo l’onta di un commissariamento dall’esterno.

Che fare? A noi sembra il momento di guardarci negli occhi tra noi europei con totale e brutale sincerità. La situazione sanitaria è durissima per tutti e può peggiorare, soprattutto per chi ancora non ne è stato toccato. Tutte le economie sono e saranno pesantemente colpite dalla crisi sanitaria. Se non vogliamo uscire dalla crisi ancora più a pezzi di come rischiamo di uscire, la Germania deve rinunciare ai suoi programmi egemonici che oggi farebbero saltare la stessa sopravvivenza della UE. Ma i paesi del Sud, Italia in testa, devono far capire con chiarezza che le nostre politiche future saranno diverse da quelle ultralassiste fin qui seguite. Occorre recuperare un autentico spirito di comunità. Che Dio ci aiuti!

P.S.: Qualcuno potrebbe obiettare che mercoledì notte la BCE ha deciso di stanziare 750 miliardi per sostenere l’economia.  Il fatto è certamente positivo, e dipende senza dubbio anche dalle fortissime critiche che sono piovute addosso alla Lagarde dopo le sue dichiarazioni, e alla stessa BCE dopo le indiscrezioni di cui diamo conto nel nostro pezzo (critiche dell’identico tenore delle nostre).
Non  illudiamoci dunque che la guerra dentro la BCE e in Europa sia finita. Le linee di interesse dei diversi paesi e le linee di faglia possibili sono quelle che ho indicato. Vedremo i passi e le scelte successive.
Occorre continuare a vigilare e stimolare.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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