La Chiesa 2.0 e l’ermeneutica della confusione

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Tempi difficili per i cattolici. Non bastavano le feroci persecuzioni in Africa e in Medioriente o le leggi bavaglio delle avanguardie mondialiste in Occidente. No, pare che di questi tempi ci si mettano pure i giornalisti cattolici a dare sante “legnate” ai loro fratelli più “intransigenti”. Ormai sembra essere in corso una guerra interna al mondo cattolico. Non è certo questa una novità!
La Chiesa ha sempre visto lo scontro al suo interno di fazioni contrapposte, sin dalla sua origine. Ma allora perché oggi la situazione sembra essere peggiore che nel passato? La risposta sta in quella che possiamo ormai definire “l’ermeneutica della confusione”. Nel corso della storia la maggior parte di scontri intestini alla vita della Chiesa erano per lo più su questioni politiche e, non raramente, di potere. Non sono mai mancati, chiaramente, anche scontri dottrinali su principi e dogmi di fede. Su questi però l’ultima voce, quella risolutiva, spettava (e spetta anche oggi) al Magistero guidato dal Romano Pontefice. La differenza abissale con il passato non sta nel deragliamento dei teologi e degli intellettuali, ma in quello apparente dei pastori. I Concili del passato hanno rimesso sempre in ordine errori, eresie, sviamenti, debolezze con autorità e fermezza. Ma dal Concilio Vaticano II in poi assistiamo ad un fenomeno inverso. Non solo il CVII non ha risposto ad alcun errore (eh si che c’è n’erano!!) ma parte della confusione e dei problemi che investono l’attuale stato della Chiesa sembrano provenire proprio da alcune “spericolate” aperture dei documenti conciliari, ma ancora di più, dal famigerato “Spirito del Concilio”.  Di questo hanno veramente scritto e dibattuto i più importanti intellettuali cattolici e non degli ultimi quarant’anni, fino a papa Benedetto XVI. È dunque inutile rivangare ciò. L’attenzione, ormai, va posta sullo stato di cose che inevitabilmente è figlia di quello “spirito”, ovvero la Chiesa attuale. “L’ermeneutica della confusione” è talmente evidente che scrittori, giornalisti, intellettuali, semplici fedeli che hanno passato la loro vita a difendere la Chiesa, pagando spesso cari prezzi in termini di lavoro, carriera, emarginazione, oggi siano considerati mandanti oscuri di trame anti-papiste, squadroni che lavorerebbero alla dissoluzione di quella Chiesa a cui hanno dedicato e offerto quasi tutta la loro vita. La singolarità di ciò è data dall’esercito di accusatori: un’accozzaglia che va dai peggiori anticlericali, atei militanti, cripto-comunisti (che fino a ieri lottavano per la demolizione della Chiesa e del Vicario di Cristo0), al progressismo più radicale fino a giornalisti cattolici costretti ad acrobazie intellettuali pur di difendere ciò che prima, essi stessi, attaccavano fermamente. L’ultimo, in termini di esempio, è la scioccante adesione della CEI alla marcia dei radicali (ovvero di coloro che da anni lottano per l’eutanasia, l’aborto, passando attraverso l’utero in affitto, il divorzio, le unioni omosessuali, l’inseminazione artificiale, ecc..) dopo aver pubblicamente declinato l’invito a partecipare alla “Marcia per la Vita” e al recente “Family Day”. Se a questo aggiungiamo le problematiche affermazioni che accompagnano quasi ogni viaggio del Papa, alla frattura aperta durante i due Sinodi sulla famiglia e mai ricucita (circa la Comunione ai divorziati risposati) a cui l’esortazione “Amoris Laetitia” ha contribuito ad alimentare lo stato di confusione, ai recenti festeggiamenti in Vaticano (con tanto di statua commemorativa) dell’eretico Lutero (proprio il giorno in cui si ricordava l’ultima apparizione della Vergine a Fatima), alle liste di proscrizione di fedeli, sacerdoti e cardinali un tempo considerati dei fari e oggi delle zavorre da lasciar cadere, il quadro è completo. Siamo di fronte, dunque, a contraddizioni talmente palesi con i magisteri precedenti da superare il fine dibattito teologico, ed interessare ormai il semplice fedele che, giorno dopo giorno, è messo di fronte ad un “aggiornamento” della Chiesa nel quale non si riconosce più. È per questo che oggi molti filosofi ed intellettuali cattolici sembrano vivere un torpore confortevole che non li rende consapevoli della reale situazione. Avallano con argomenti deboli e superficialmente ciò che invece, per il ruolo che occupano, dovrebbero trattare con la massima serietà e professionalità. Un tempo le gerarchie, pur con tutti i loro problemi e i loro limiti, sono sempre riuscite a ricucire pericolosi strappi dottrinali e a mantenere intatto il “depositum fidei”. Oggi sembra che il caos provenga proprio dai piani alti della Chiesa, da coloro che sono chiamati a guidare il gregge, coloro a cui lo stesso Gesù un tempio ha detto: “a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto”.

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