Europa sul baratro. I veri numeri della crisi

In mezzo ad una temperie culturale violenta, in tempi di elezioni politiche in cui quasi nessuno prende seriamente a cuore i temi etici, la cruda realtà dei numeri mostra che la nostra cara vecchia Europa è sull’orlo di un baratro. Recentemente il Card. Carlo Caffarra, nel fornire un orientamento agli elettori cattolici, ha detto che “la vicenda culturale dell’Occidente è giunta al suo capolinea”. Parole forti, peccato che la maggioranza dei candidati alle prossime elezioni non sia in grado, o non voglia, coglierne il significato profondo.

Le radici di questa disfatta non stanno tanto nella crisi economica, quanto piuttosto su di una crisi antropologica di proporzioni enormi, un vero e proprio ribaltamento della natura umana. Un aborto ogni 25 secondi e un divorzio ogni 30, questi sono i record europei che più di ogni altro segnalano questa profonda crisi. Chi non vuole ammetterlo, prima o poi, dovrà ricredersi.

Purtroppo quando parliamo di “natura” la maggioranza delle persone pensa a qualche foresta selvaggia o ad un bel panorama, nelle migliore delle ipotesi il riferimento è alla biochimica o alla fisiologia. Un’altra epoca quella in cui la parola “natura” evocava la realtà che spiega perché il tutto è diverso dalle parti, epoca in cui parlando di natura umana si intendeva anima.

Abortire ogni giorno 3.381 bambini e coinvolgerne 17 milioni in vicende di divorzio vuol dire che in Europa della natura umana resta ben poco, perché si manda al macero l’universale “non uccidere” e anche il significato di una promessa. Un tempo sposarsi voleva dire fare una promessa seria, una parola data davanti a Dio e agli uomini con delle conseguenze di giustizia verso la persona a cui si diceva sì. Qualcuno poteva anche cedere alle tentazioni della carne, ma quella promessa era un valore da difendere e non da sciogliere come neve al sole.

Poi vennero i “fantastici” anni ’60 e tutto ha preso una piega da “divertimentificio” permanente, altrochè liberazione dalla borghesia e dai padroni. La rivoluzione culturale ha avuto il suo approdo nel “libero sesso, liberi tutti”, la vera ideologia dominante che ha abbracciato i centri sociali e gli yuppies, gli intellettuali e gli operai, tutti si sono incontrati nell’alcova dei desideri. Oggi assistiamo alla fase finale di quel progetto, l’ideologia di genere, che è molto più infida di quella dei bolscevichi o del turbo-capitalismo, perchè attacca proprio la natura umana. In realtà, a ben guardare, si tratta di una vecchia gnosi di ritorno, quella che vorrebbe fare dell’uomo un essere spirituale, libero dalla prigione del corpo, spirito libero per cui anche il peccato è una forma di virtù.

L’identità sessuale non conta nulla, uomo o donna, padre e madre, sarebbero solo etichette culturali, l’importante è essere ciò che il proprio “spirito” sente di essere. Una pietra tombale sulla legge naturale, su quella legge che però sembra rimanere lì a chiedere il conto: incremento inarrestabile nell’utilizzo di antidepressivi e ansiolitici, distruzione del tessuto sociale, solitudine, aumento dei disturbi comportamentali, emergenza educativa, tanto per citarne alcuni.

L’aborto è la prima causa di morte nell’Unione Europea, uno ogni cinque concepiti viene ucciso, e a questo dato dobbiamo aggiungere anche quegli embrioni che vengono “scartati” nelle pratiche di procreazione medicalmente assistita: per un bambino nato con PMA vengono eliminati 9 o 10 embrioni. Insomma, anche gli esseri umani sono ormai un prodotto da consumo, il degrado finale del superuomo che vuol farsi Dio.

E pensare che Dio si è fatto bambino.

(La Voce di Romagna, 22/2/2013)

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