Il recente dibattito, che ha fortemente contrapposto la scelta della CEI di dotare gli insegnanti di religione Cattolica di adeguate schede sull’Islam, si muove, dalle diverse parti, tra pregiudizi non abbastanza verificati.
Se guardiamo l’articolo di Avvenire dell’1 Novembre 2026, a firma di Agnese Palmucci,
Tutte le fake news sull’islam a scuola: «Cristiani e musulmani? La paura dell’altro si supera in classe, col dialogo. Le schede della Cei per conoscere l’islam sono rivolte alla formazione dei docenti: altro che rinuncia all’identità dell’Irc. Parla lo storico Franco Cardini», troveremo delle affermazioni che, per lo meno, pongono alcune stringenti domande. Riportiamo dall’articolo:
“Conosciamo gli attriti e i momenti di conflitto, ma facendo un bilancio, com’è stato nei secoli il rapporto tra cristiani e musulmani?
«Fino ad oggi il rapporto è stato segnato da moltissimi scambi culturali, umani e religiosi. Il Mediterraneo era un luogo dove tutti i giorni circolavano navi piene, che viaggiavano dai luoghi cristiani ai luoghi musulmani e viceversa, e lo facevano continuamente. Sostanzialmente, il bilancio storico delle relazioni tra le due religioni è positivo. Senza l’islam, per esempio, non avremmo avuto accesso alla cultura antica, perché prima di esserci tramandata dai greci c’era stata trasmessa dagli arabi. Basterebbe capire questo per rendersi conto di quanto sono fuori strada quelli che pensano a due religioni nemiche tra loro. È evidente al punto tale che il Mediterraneo, un mare comune tra cristiani e musulmani, è letteralmente costellato di santuari mariani, che sono luoghi di culto per entrambi».
Perché c’è così tanta paura nei confronti dell’islam? E come mai, viceversa, c’è così tanto rancore anche da parte loro?
«È evidente che abbiamo davanti agli occhi un islam che almeno dal XVI secolo viene progressivamente dominato dall’Occidente. Così i musulmani hanno cercato di adeguarsi alla cultura occidentale, in parte senza riuscirci e in parte senza volerlo davvero. Hanno coscienza infatti che l’Occidente moderno è un Occidente ateo, e si sentono da molti secoli minacciati da questa realtà, anche se in parte ne sono attratti.”
Sono abituato ad esaminare gli interventi di un interlocutore punto per punto, sia per confermare che per obiettare:
Prima domanda della giornalista


“Conosciamo gli attriti e i momenti di conflitto, ma facendo un bilancio, com’è stato nei secoli il rapporto tra cristiani e musulmani?
«Fino ad oggi il rapporto è stato segnato da moltissimi scambi culturali, umani e religiosi. […] Il Mediterraneo era un luogo dove tutti i giorni circolavano navi piene, che viaggiavano dai luoghi cristiani ai luoghi musulmani e viceversa, e lo facevano continuamente. Sostanzialmente, il bilancio storico delle relazioni tra le due religioni è positivo.
Cosa era successo prima che iniziassero gli scambi tra i due mondi? L’inizialmente sparuta popolazione, guidata da Maometto, si impose immediatamente all’attenzione in modo violento e conquistatore, o oppressore, attraverso tasse pretese per motivo religioso, espulsioni, uccisioni. Una religiosità, inizialmente, da subito diffusasi a fil di spada, dunque. Ciò avvenne in tutto il Nordafrica cristiano e lo stesso Medio Oriente (prima metà del XII sec.), sancendo la quasi totale distruzione delle secolari comunità cristiane. Tra i sec. VII e VIII inizierà l’avanzata verso la Spagna e verrà costituito l’Emirato (poi Califfato) di Cordova. L’Islam tenterà di espandersi verso il Nord, ma nel 732 verrà fermato a Poitiers, impedendo le incursioni sulla Francia. Già nel 652 si ebbero, però, le prime incursioni navali sulla Sicilia. La conquista dell’Isola occuperà gli anni dall’827 all’878, consolidando l’Emirato.
Che dire di ciò che accadde appresso?
Si avranno gli Emirati di Bari (847–871), la base fortificata del Garigliano (881–915), la roccaforte di Fraxinetum in Provenza (da cui partivano attacchi verso le Alpi e i passi commerciali). Malta, nell’870, divenne un nodo strategico fondamentale nel centro del Mediterraneo. Dal sec. XI inizieranno la conquista ed il dominio islamico dell’Anatolia con la distruzione delle comunità cristiane delle origini, ovvero, di quelle evangelizzate da Paolo, fino alla distruzione dell’imperro bizantino.
Va bene l’insegnamento evangelico Amate i vostri nemici, ma senza dimenticare la storia, avallando un percorso di pace che rischia di dimenticare e di essere a senso unico.
Fin qui, nemmeno l’ombra di una crociata in Terra Santa. La prima avverrà negli anni 1096-1099.
Ora, affermare che i commerci, che ovviamente si svilupparono in questi secoli (la gente anche mangia …) e gli scambi culturali fossero segno di un “bilancio storico delle relazioni tra le due religioni […] positivo”, come invece affermato dal Professore, mi pare eccessivo. Gli scambi culturali ci furono, ed anche con il recuoero di quella parte della cultura greca che nel tempo si era comunque persa, ma forse contrinbuirono ad ammorbidire i motivi di scontro? No. le popolazioni conquistate, per ottonere la libertà, dovettero ribellarsi e condurre guerre protrattesi lungo i secoli. Tuttavia, risulta (pagine 17 ss. che nelle schede si parli anche di questi aspetti, ma descritti quasi come una passeggiata indolora, quasi a volo d’uccello, senza registrare che questi scambi e commerci furono frutto della violenza che mai si fermò (vedi anche la dolorosa piaga della pirateria che flagellava le coste italiche. In Calabria, furono erette da Carlo V sulle coste numerose torri di avvistamento per proteggersi dai pirati musulmani, giungendo, in seguito, ad oltre 12o. Esse servivano a formare una rete visiva continua. In caso di avvistamento di navi nemiche musulmane, i guardiani, detti “torrieri” o “cavallari”, comunicavano tra loro ed i borghi dell’entroterra usando fumo di giorno e fuochi di notte per lanciare l’allarme generale1. Non si tratta di ‘pillole’.
È poi vero che, nei tempi intermedi, le popolazioni cercano di convivere e che la gente semplice riesce a più o meno a farlo, a volte, anche felicemente, e questo è positivo.
Circa luoghi di culto mariano, frequentati anche dai musulmani, è vero, ma ciò è stato ed è possibile perché la figura di Maria e di Gesù come Profeta, superato da Maometto, consentono ai musulmani, che avvertono il limite di una religiosità priva di una preghgiera dialogica, non vedono in Maria e Gesù concorrenti di Allah e, dunque, accedono volentieri alla preghiera in quei santuari.
Seconda domanda della giornalista

Perché c’è così tanta paura nei confronti dell’islam? E come mai, viceversa, c’è così tanto rancore anche da parte loro?
«È evidente che abbiamo davanti agli occhi un islam che almeno dal XVI secolo viene progressivamente dominato dall’Occidente. Così i musulmani hanno cercato di adeguarsi alla cultura occidentale, in parte senza riuscirci e in parte senza volerlo davvero. Hanno coscienza infatti che l’Occidente moderno è un Occidente ateo, e si sentono da molti secoli minacciati da questa realtà, anche se in parte ne sono attratti.”
La domanda è pregiudizievole. Presuppone che si parta da un sentimento di paura, mentre si parte da dati di fatto (Vedi le cartine). Affermare, poi che, dal XVI secolo, l’Islam viene progressivamente dominato dall’Occidente, va oltre la realtà. A fronte dell’avanzata ottomana, che si fermerà solo con la battaglia di Lepanto (1571) e con il secondo assedio di Vienna (1683) possibili solo grazie a strenui sforzi degli eserciti europei, che si avvierà un consolidamento delle posizioni europee nel sud del Mediterrneo fino ad una vera colonizzazione (dal 1830 in poi) con la colonizzazione dell’Algeria non significa che si affermò già in quell’epoca una supremazia dell’Occidente sull’Islam. Purtoppo, la storia successiva sarà sì una storia di dominio, che portò però anche benefici culturali, come in tutte le dominazioni, ma insieme a molti danni e rancori.
Ma discutere di questo passato, decisamente sbilanciato a vantaggio di un mondo islamico, che per convinzione, o pretesto, ha cercato di imporre la propria egemoinia culturale anche in campo spirituale, diventa in un certo senso antistorico e solo fonte di nuovi scontri verbali e forse non solo.
Con quale Islam dialogare?
Al di là delle considerazioni storiche … non tutte le culture sono uguali. Alcune sono capaci di integrarsi nel contesto occidentale, altre no, ed il dialogo non sempre è voluto, bisogna essere realistici. Con l’islam salafita, movimento religioso sunnita ,e con tutta quella parte dell’islam che intende applicare il Corano alla lettera, quale integrazione può esserci? Non è tra i salafiti che troviamo frequentemente la radicalizzazione? E perché? Perché l’Islam salafita ha l’obiettivo di purificare l’Islam da influenze esterne e tornare a un’interpretazione letterale e originaria del Corano e della Sunna. In termini duqnue si può parlare di integrazione di quest importante corente islamica? Ci sono certo anche i “moderati”, che vivono e lavorano in mezzo a noi, ma resteranno tali solo finché saranno minoranza o si schiererebbero con i radicalizzati per non essere considerati traditori e apostati, rischiando anche l’ucisione?
In secondo luogo, non tutto l’Islam è uguale. Con gli sciiti, ad esempio, i cristiani convivono bene e molte altre “sette” sono perseguitate anche più dei cristiani.
Dunque, la CEI deve precisare questi aspetti. Ovviamente delle schede non possono risolvere problemi non solo di secoli, ma di natur intrinseca che richiedono un aconversione a principî attualemente estranei all’Islam.
Vi è poi la questione dell’identità- L’Islam, moderato o meno, vede nei cristiani degli occidentali che vivono incoerentemente la propria fede. Vede nei cristiani non un interlocutore, m aun pericolo per la purezza della fede e di ogni fede. Pensano di essewre portatore dell missione di purificare il mondo da simili soggetti. Invece stimano quei cristiani tutti di un pezzo, che vivono conseguentemente a ciò in cui credono. In questo caso possono anche rispettarli, ma sempre che si mostrino fermi e risoluti
Due identità forti possono dialogare. Una identità debole di fronte a una identità forte soccombe e non fa che sottomettersi.
Per tutto il medioevo una Europa consapevole della sua identità cristiana ha convissuto anche proficuamente con l’Islam, che ne rispettava la fermezza anche se questo non evitava sanguinosi e duri scontri e persecuzioni.
Oggi, quella stessa fermezza manca.
Quello che cerca la CEI rischia quindi di essere un dialogo ideale privo dei suoi presupposti perché non si trasformi in acquiesciente sottomissione culturale.
Sarebbe utile, anche ai fini di un vero dialogo con l’Islam, che non è assolutamente monolitico, se la CEI preparasse delle schede sulla potente storia della cultura cattolica in tutte le epoche ed a tutte le latitudini. Ristabiliti i termini della questione allora si potrà pensare a dialogare senza scadere nel velleitarismo.
Si ha poi notizia di molte conversioni di islamici al cristianesimo, sia in Europa che nello stesso Islam, segno che se si è capaci di una proposta concreta forte e motivata il dialogo arriva e magari anche la conversione assolutamente non forzata. E su questo punto, i musulmani delle diverse appartenenze, come la mettono?
LE SCHEDE CEI SULL’ISLAM
Dal Sito della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Oggi
Il sogno jiadista illustrato da Enciclopedia Treccani

I terreni sui quali oggi i due mondi si confrontano (ma quello europeo è un mondo cristiano o che crede di esserlo?) devono esserre altri.
Da un lato, abbiamo nel mondo 210.000 milioni di cristiani perseguitati (Rapporto ACS 2024-2026) a fronte di oltre 413 milioni di cristiani, che vivono in contesti di gravi violazioni dei diritti fondamentali, dall’Africa all’Asia, e specialmente in regioni di cultura musulmana. In particolare, Africa subsahariana, India, Pakistan, Mozambico, Nigeria … Burkina Faso e Mali, in genere ad opera di gruppi jiadisti. Minoranze? Io so che la storia è fatta dalle minoranze e non dalle maggioranze silenziose o distratte!
Dall’altro lato, la Chiesa ha sempre coltivato ogni posibilità di dialogo culturale attraverso la propria opera missionaria e, a fronte di atteggiamenti ingiusti da parte di eserciti occidentali verso le più diverse popolazioni, ha in genere agito per la loro difesa.
La Chiesa ha interesse, anche a costo di subire dolorose conseguenze, di favorire l’incontro ed il pacifico annuncio della verità per la salvezza di tutti gli uomini.
Questo esige che ci sia chiarezza almeno sul presente, perché i dialoghi culturali siano sinceri, profiqui, e non si rivelino come una nuova strategia di reciproca infiltrazione.
Bisogna confrontarsi, in campo formativo scolastico, non tando sulle rispettive dottrine soltanto, ma sulle relazioni interpersonali, fondate su di una antropologia rispettosa della persona umana, indipendentemente dall’essere uomo o donna, ricco o povero, appartenente a questa o a quella religione o a nessuna.
Ma poi occorre porre mano al pallottoliere
Quante ore di religione cattolica, su base annua, alla Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado? Tra le 30 e le 33 ore annue. Alla Primaria, il doppio. Alla Scuola dell’Infanzia circa cinquanta ore annue.
Ora, tenuto conto che l’Irc è insegnamento della religione Cattolica, e non di storia delle religioni, che i nostri giovani, che avessero anche frequentato i percorsi di iniziazione alla vita cristiana, sono pressocchè digiuni degli elementi sia catechetici che culturali di base in ambito cristiano, che oltre all’islam abbiamo induismo, buddismo, sikismo, taoismo … è ovvio che non si può ipotizzare un realistico e vero confronto culturale su contenuti storici e dottrinali, nonchè artistici e letterari. Il confronto positivo dovrà essere su base realzionale, valorizzando quelle tradizioni ed usi presenti, per esempio, nelle famiglie degli alunni e da questi partire per brevi affondi. Molto di più non si può fare.
Dovrà essere chiaro, in primis ai docenti che, nella visione cristiana cattolica, non c’è spazio per un egualitarismo tra religioni, quasi fossero interscambiabili, pur riconoscendone la pari dignità, ma in quanto fondata sulla dignità dei singoli credenti, e consapevoli che la religione non è un fatto pressochè privato ed individuale. La presunta equivalenza tra le religioni risponde ad una visione occidentale, borghese, laicista, ma non cristiana e non credente e che nulla ha a che fare con il Documento Nostra Aetate. Ma proprio in nome delle verità cristiane, e del rispetto ed amore alle persone oltre le loro identità culturali, la disciplina di Religione Cattolica potrà aiutare al dialogo e a buone relazioni, che favoriscano una conoscenza reciproca vera e di pace, così come ho potuto vivere nei miei diversi anni di insegnamento.
A chi crede che l’Irc sia insegnameto della Fede Cattolica a scuola, per quanto riguarda la scuola di Stato, non è così dati gli Accordi Concordatari e, ovviamente, pacta servanda sunt.
Perché la presentazione delle schede sull’Islam all’Ambasciata italiana presso la Santa Sede.
In riferimento alla difesa delle schede sull’Islam da parte di testate afferenti al Dicastero Vaticano per la Comunicazione, va detto che, effettivamente, dette schede fanno parte del più grande progetto, già in atto, per fondare la conoscenza reciproca tra le religioni.
Sembra molto enfatizzante la scelta di aver coinvolto per le schede sull’Islam il palazzo dell’Ambasciata italiana, ma va anche ricordato che nel 2023 le schede sull’ebraismo furono presentate presso il MEIS (Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah) e la versione aggiornata 2025 fu presentata ancora all’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, come lo è stato per queste sull’Islam. Nihil sub sole novi.
Lo stupore di fonti che contestano la scelta potrebbe essere duqnue ridimensionato2. Si tratta di rapporti bilaterali naturali tra soggetti statuali. e comunità organizzate al loro interno. Non si deve poi dimenticare che la CEI deve anche tenere conto di forze politiche che in Italia, nel tempo, vorrebbero che dalla scuola sparisse l’Irc ed allora approcci sulla linea della storia delle religioni potrebbero essere strategici per giustificarne invece la presenza secondo nuovi termini.
Se la critica alla scelta CEI può essere a taluni sembrata scomposta, non di meno quella di altre fonti, come questa di Vatina News del 22 ottobre 2026, 09:32 Contro i muri del pregiudizio, CEI e Pisai presentano le Schede per conoscere l’islam in cui si attribuiscono forti parole allo stesso Cardinal Zuppi, che avrebbe detto (non disponiamo ancora della versione integrale del suo discorso) non sarebbero da meno:
“A scuola l’ignoranza non dovrebbe avere dimora, ma purtroppo tante volte è l’ignoranza a fare lezione. Accade così che ognuno si sente in diritto di sentenziare sugli altri, pur senza conoscerli. Queste Schede sull’Islam, create insieme da cattolici e musulmani, rappresentano perciò un grande antidoto alla violenza e all’ignoranza”.
Il Cardinale si sarebbe riferito all’ignoranza, che non sottolinerei, degli studenti, visto che sono a scuola per imparare, o a quella dei detrattori dell’iniziativa, onorevoli compresi? In tutti e due i casi, il termine ignoranza andrebbe ben ponderato e spiegato. L’estrapolazione effettuata, tuttavia, delle parole presunte del Cardinale, al momento non ci aiuta a chiarire il dubbio. In ogni caso, ciò che conta, penso sia proprio fare i calcoli con il pallottoliere e soprattutto stabilire buoni rapporti con gli appartenenti a culture altre, così che, quando gli allievi di un istituto adranno in visita di istruzione ad ammirare e capire le bellezze artistiche d’Italia, gli alunni ebrei, musulmani o … non restino fuori dalle nostre chiese, come troppo spesso accade, o peggio, i docenti non evitino mete che implichino chiese, palazzi pubblici, giardini che, per loro natura hanno profondi radici nella religiosità e cultura cristiana.
NOTE
- Cf Tour delle torri costiere in Calabria ↩︎
- Forte, per esempio, la relazione de La Nuova bussola Quotidiana nell’articolo Schede sull’islam e ora di religione, la CEI attacca mentendo ↩︎