Nei giorni scorsi e, nell’imminenza delle annunciate ordinazioni della Fraternità San Pio X, si sono moltiplicati gli articoli a riguardo del possibile scisma poi effettivamente consumatosi. Per certa stampa, quasi sembrava
che lo scisma dipendesse da due volontà, quella dei superiori della Fraternità e quella del Papa. In realtà, formalmente, esso sarebbe dipeso, ed è dipeso, dalla volontà dei superiori della Fraternità.
Nel valutare il rischio ed il fatto si è proseguito a parlarne come se il caso fosse una questione legata sostanzialmente (Vedi anche dichiarazioni alle televisioni di Mons. Paglia) alla liturgia secondo il Vetus Ordo. Si sono indotti i lettori comuni a ritenere che queste ordinazioni illecite, perché non autorizzate dalla Santa Sede, sarebbero state di per sé automaticamente invalide, mentre la stessa Lettera del Santo Padre afferma diversamente: … Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti … [testo completo QUI].
Si è anche scomodato Padre Pio, riferendo di un episodio in parte vero, e in parte non documentato, poi smentito a suo tempo da Mons. Lefebvre, secondo cui nell’incontro che il Vescovo francese ebbe con Padre Pio, il Santo gli avrebbe profetizzato la sua disobbedienza ed un futuro scismatico. Secondo il Vescovo, invece, Egli nel breve incontro avrebbe chiesto semplicemente una bendizione per il Capitolo Generale dei Padri dello Spirito Santo, senza parlare del Papa, del Concilio, dell’obbedienza alla Chiesa o di similari questioni (Vedi l’articolo La vecchia leggenda (divulgata da un “piduista”) della profezia di Padre Pio contro Mons. Lefebvre viene ripescata all’occasione 4 Luglio 2026 | Attualità. Al di là di come andò, però, lo stesso esempio di Padre Pio, sempre obbediente anche in casi di gravi offese alla Verità ed alla Giustizia da parte di superiori, indica cosa il Padre avrebbe potuto consigliare se richiesto dal Vescovo.
L’elenco delle interpretazioni azzardate circa quanto sta accadendo potrebbe continuare. Ma se nelle nostre azioni siamo mossi dall’amore per la tunica inconsutile di Cristo, dovremo risalire, da un lato alle motivazioni profonde della Chiesa, dall’altro a quelle della Fraternità san Pio X, come delle correnti che operarono nel pre e nel post Concilio, oltre che al suo interno, e che ancora oggi operano, prescindendo, ahinoi, da alcuni principî di capitale importanza che altre volte ripresi e che qui richiamo con le stessa parole di San Giovanni XXIII:
Indicazioni di San Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio
(Alcune parole sono state evidenziate in grassetto da noi)
5. 1. Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace.
2. Tale dottrina abbraccia l’uomo integrale, composto di anima e di corpo, e a noi, che abitiamo su questa terra, comanda di tendere come pellegrini alla patria celeste.
3. Ciò mostra in qual modo si deve ordinare questa vita mortale, affinché, adempiendo i nostri doveri, ai quali siamo tenuti verso la Città terrena e quella celeste, possiamo raggiungere il fine a noi prestabilito da Dio. In altri termini, tutti quanti gli uomini, sia singoli che come società, finché questa vita lo permette, hanno il dovere di tendere senza tregua a conseguire i beni celesti, e servirsi per far questo delle realtà terrene, in modo però che l’uso dei beni temporali non rechi pregiudizio alla loro felicità eterna.
[…]
In che modo vanno combattuti gli errori
7. 1. Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra, che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole.
2. Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi, riponendo troppa fiducia nel progressi della tecnica, fondando il benessere unicamente sulle comodità della vita. Essi sono sempre più consapevoli che la dignità della persona umana e la sua naturale perfezione è questione di grande importanza e difficilissima da realizzare. Quel che conta soprattutto è che essi hanno imparato con l’esperienza che la violenza esterna esercitata sugli altri, la potenza delle armi, il predominio politico non bastano assolutamente a risolvere per il meglio i problemi gravissimi che li tormentano.
3. Così stando le cose, la Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati. All’umanità travagliata da tante difficoltà essa dice, come già Pietro a quel povero che gli aveva chiesto l’elemosina: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” [At 3,6]. In altri termini, la Chiesa offre agli uomini dei nostri tempi non ricchezze caduche, né promette una felicità soltanto terrena; ma dispensa i beni della grazia soprannaturale, i quali, elevando gli uomini
[…]
Tutto il testo del Santo Papa è un lavoro di equilibri tra innovazione, dialogo, annuncio, Verità, vita soprannaturale e perfezione … È però evidente che, sin dagli inizi del post Concilio, quel che si desiderava fosse una Primavera rischiava di trasformarsi in parte e fu spinto ad essere un terremoto, un ribaltamento, una lotta interna in cui, a farne le spese, forono la Pace, la Carità, la Verità, la Virtù cristiana.
San Paolo VI, assolutamente conciliare, fu costretto a parlare di Fumo di Satana introdottosi nella Chiesa … Fu lasciato solo in molti casi come in quello della Humanae vitae. I pontefici successivi furono attaccati in molti modi, combattuti da teologi nelle facoltà pontifice, nei seminari. La pastorale sacramentale trascurata e soppiantata dalla pastorale sociale trasformata in sociologismo e così via.
Papa Benedetto inascoltato da molti che avebbero dovuto coadiuvarlo. Chi ha letto, almeno come contributo scientifico il suo Gesù di Nazaret? Il Catechismo della Chiesa Cattolica frutto di lungo studio ed approfondimenti lasciato su qualche scaffale. E potremmo continuare con numerosi equivoci legati ad una malintesa evangelizzazione dei lontani trasformatasi in una acquesciena verso i mondani, verso una sempre più spregiudicata etica della situazione, al relativismo.
In tutto ciò dei credenti come quelli attorno alla Fraternità San Pio X, come tanti altri giustamente legati alla tradizione della Chiesa, non hanno mancato di trovarsi in gravi pericoli e difficoltà spirituali. D’altro canto, i novatori non crediamo che siano solo fautori e sostenitori dell’insubordinazione. Molte volte, in buona Fede, e per un opposto zelo, si sono trovati a sostenere alcuni aspetti del Concilio che, come sosteneva Papa Giovanni, andavano ricollegati alle istanze della Tradizione. Ma ciò non era facile e non lo è. Tensione tra il bene particolare ed il bene universale con il rischio di scambiare il bene minore, relativo, per il Bene assoluto e per la verità tutta intera, quando esso non lo è.
Solo la stretta fedeltà al Vicario di Cristo potrà garantire la Chiesa, pur tra mille difficoltà e timori, dallo smarrire la bussola che è Cristo.
Ora se, per sempio, la Chiesa Tedesca, in una parte considerevole della sua invecchiata gerarchia di matrice sessattottina, non si fermerà nei suoi attuali intenti, anziché giovare profeticamente al Vangelo e alla Chiesa, li ferirà gravemente, provocando con la ribellione uno scisma di più ampie proporzioni che non quello della Fraternità.
Non parteggio né per l’uno né per l’altro, ma sono di Cristo nel Suo segno di unità, il Santo Padre, il quale, a torto o a ragione, ha dovuto e sta dovendo governare le due situazioni non una indipendentemente dall’altra, ma una dipendentemente dalla l’altra.
Sarà bene ricordarcelo per non restare confusi.