Colletta
O Padre, fonte di sapienza,
che in Cristo ci hai svelato il tesoro nascosto
e ci hai donato la perla preziosa,
concedi a noi un cuore saggio e intelligente,
perché, fra le cose del mondo, sappiamo apprezzare
il valore inestimabile del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
– 25 LUGLIO 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,28-30).
Il brano rappresenta il culmine della certezza teologica dell’Apostolo, svelando un progetto provvidenziale in cui ogni sofferenza concorre al bene di chi ama Dio. Paolo delinea quasi un percorso della salvezza che attraversa le tappe divine dalla prescienza alla predestinazione, dalla chiamata alla giustificazione e alla glorificazione. Il cuore e lo scopo di questa dinamica eterna è la conformità dei credenti all’immagine di Cristo, affinché Egli diventi il primogenito di una nuova umanità caratterizzata da relazioni fraterne. Questa grandiosa visione assicura che l’esistenza umana non è in balia del caos, ma è saldamente custodita all’interno di un disegno d’amore iniziato prima del tempo.
Il dono delle stimmate
L’olio su tela «Il dono delle stimmate» è opera di un ignoto pittore di ambito cremonese, della seconda metà del XVII secolo, visibile al M.A.C.S. (Museo d’Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia. Sul monte La Verna san Francesco, con un ginocchio appoggiato sulla pietra, è colpito da raggi di luce che scendono da Cristo, apparso in cielo sotto forma di serafino alato, provocandogli le stimmate e l’estasi. Il giovane di Assisi incarna l’ideale teologico di essere come Gesù Cristo, sia per la sua scelta di povertà radicale sia per il dono delle stimmate, che lo resero visibilmente simile all’unico Salvatore. L’ambientazione del dipinto – una precisa ripresa dell’incisione di Agostino Carracci datata 1586 – è all’aperto in una selva caratterizzata da un viottolo in mezzo a due rupi. Sullo sfondo a sinistra si intravede la sagoma di frate Leone che fa da testimone dell’evento. Il paesaggio roccioso e boschivo non è un semplice sfondo ma partecipa all’evento drammatico. Ogni elemento è pensato per muovere a devozione. La presenza del teschio (memento mori) e del libro accentuano la dimensione della penitenza e della meditazione solitaria, temi centrali del cattolicesimo seicentesco.
L’Ammonizione V di San Francesco
Un richiamo al concetto paolino dell’uomo chiamato a essere «conforme all’immagine del Figlio suo», il testo francescano di riferimento è la «Ammonizione V» (scritta in prosa ritmica latina):
«Considera, o uomo, in quanta eccellenza ti ha posto il Signore Dio, / perché ti ha creato e formato / a immagine del diletto Figlio suo secondo il corpo, / e a somiglianza di sé secondo lo spirito».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.