Quando Parliamo di anziani, malattia, sofferenza e anche morte, pensiamo subito, e quasi inevitabilmente, alla sofferenza fisica, certo, in genere presente, ma molto meno ci riferiamo alla sofferenza morale. Oggi si parla più spesso di sofferenza psicologica, ma la sofferenza morale attiene maggiormente a tutti
quei motivi di sofferenza che la persona prova in compresenza di dolori fisici, ma non solo. Spesso, oltre alle sofferenze fisiche si accompagnano vissuti dettati da percezioni puramente soggettive, o anche da fatti reali, quali, a volte, l’abbandono da parte dei parenti, o l’incapacità loro di stare accanto al malato ormai grave e verso il termine della propria vita; oppure si evidenziano difficoltà dell’ammalato nel trovare un senso per la propria nuova condizione di vita, fino a desiderare la morte e fino al punto di volersela dare. Spesso, egli prova l’imprensione, vera, o meno, di non sentirsi ascoltato e seguito abbastanza dal personale sanitario, dagli infermieri e dai medici o, anche dai parasanitari. A tutto ciò si aggiunge il fatto che sempre più manca personale sia nelle strutture pubbliche che private convenzionate. Mancano centinaia di migliaia di persone specializzate in Europa, ma anche in Italia. Ciononostante, non è raro incontrare un personale così dedito ai propri pazienti da divenire quasi supplente non solo dei propri colleghi, che mancano – non ce ne sono proprio sul mercato- ma anche di quei parenti e amici che possono essere talvolta latitanti. È chiaro che, in simili situazioni, per il personale è sempre più faticoso svolgere al meglio il proprio servizio.
Il presente articolo pone attenzione, giustamente, agli aspetti numerici e organizzativi di personale specializzato e pazienti, dettati dalle condizioni numeriche e fisiche. Si parla anche dei bisogni psicologici. Ma anche quando si riuscisse ad operare efficacemnet esu questo fronte, in assenza del riconoscimento del valore della persona aanche in condizoni limite, si resterebbe in una prospettiva incompleta e tendenzialmente fuorviante. Che fare?
Cosa si profila nel nostro futuro di anziani o di persone gravemente lese e bisognose di cure particolari e diuturne? O si uintravvede la linea, della quale non sento parlare, di sensibilizzare le nuove generazioni al valore della persona sofferente, e addirittura in fine vita, oppure, si pensa a limitare i danni, in senso lato, aprendo all’eutanasia per il fatto che potrebbe essre migliore una vita più dignitosa da vivere ed al contempo richiederebbe alla società minori sforzi economici ed organizzativi. Si affaccia poi all’orizzonte la possibilità non di una telemedicina che rafforzi gli interventi umani e specialistici, come nel caso di interventi chirurgici anche a distanze intercontinentali, ma che sostituisca, per esempio in gran parte, i medici delle case di riposo, dove gli specialisti mancano in gran numero, dimenticando tutta la valenza curativa della relazione medico-paziente, che accompagna la persona nella sua interezza fisica, morale e anche spirituale, specialmente se coadiuvata dalla presenza di capaci assistenti spirituali.
Ma vediamo le prospettive ventilate in questo ampio articolo tratto dal quotidianosantità.it del 9 Giugno 2026 perché per amare chi soffre e chi con lui opera, occorre conoscere. Conoscere per amare.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
“I ministri della Salute dei Paesi più piccoli della Regione europea dell’OMS hanno adottato la “Dichiarazione di Riga”, impegnandosi a rafforzare e rendere più sostenibile la forza lavoro sanitaria. L’allarme dell’OMS: entro il 2030 in Europa potrebbe mancare quasi un milione di operatori sanitari. Al centro del piano: programmazione a lungo termine, benessere degli operatori, formazione e contrasto alla fuga dei professionisti.
La carenza di personale sanitario continua a rappresentare una delle principali minacce alla tenuta dei sistemi sanitari europei. Per affrontare questa sfida, i ministri della Salute e i rappresentanti dei piccoli Paesi della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno adottato a Riga, in Lettonia, la Riga Outcome Statement, un documento che impegna i governi a rafforzare e rendere più sostenibile la forza lavoro sanitaria e sociosanitaria.
L’accordo è stato sottoscritto durante il 12° incontro ad alto livello della Small Countries Initiative (SCI) dell’OMS Europa, svoltosi il 4 e 5 giugno nella capitale lettone e dedicato al tema “Dalla scarsità alla sostenibilità: possono le piccole nazioni guidare l’innovazione della forza lavoro sanitaria?”.
Un milione di operatori in meno entro il 2030
Secondo le stime dell’OMS Europa, entro il 2030 la Regione potrebbe registrare una carenza di quasi un milione di professionisti sanitari, a causa dell’invecchiamento della popolazione, della crescente domanda di assistenza, dell’età avanzata di molti operatori e delle difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione di medici, infermieri e altri professionisti”. [… QUI l’articolo completo].
Tratto da quotidianosanità.it del 09 Giugno 2026.