Plotino
Lo studio sulla coscienza ha origini antiche. Il primo autore a parlarne fu Plotino, filosofo neoplatonico. Plotino definisce la coscienza (synaisthesi) quel riflesso nobile e stratificato dell’anima. Cosa intende Plotino per anima? Il filosofo la definisce la terza ipostasi divina, posta tra il mondo delle idee che è eterno
ed il mondo sensibile. L’anima si suddivide quindi in due strati: superiore ed inferiore. Lo strato superiore è la tensione dell’anima verso il sovrasensibile e lo strato inferiore è la tensione verso le realtà materiali. L’anima sostiene Plotino discende nel corpo per una necessità fondamentale: espandere la vita. L’anima necessita da un lato sempre delle virtù, che le consentono di comprendere la sua origine divina; dall’altro della filosofia, dell’amore e dell’arte, che sempre la elevano al divino. Quale relazione tra anima e coscienza? Plotino afferma che la coscienza è il ripiegamento interiore dell’anima. Il filosofo sostiene che lo scopo dell’anima è il ritornare all’Uno(divinità).
La coscienza nella teologia
Il primo pensatore cristiano che ha parlato di coscienza è stato san Paolo. Paolo ha utilizzato il termine greco “syneidesis” per indicare la coscienza. La coscienza negli scritti paolini è definita come la guida interiore che conduce all’incontro con il divino. Al cap. 2, 14 – 15 della Lettera ai Romani l’apostolo redige:
“Sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti: sono quindi pronto, per quanto sta in me, ad annunciare il Vangelo anche a voi che siete a Roma “.
Paolo fa riferimento alla coscienza definendola come testimone dei pensieri e dei ragionamenti che Dio ha posto nel cuore di tutti, anche dei pagani. La coscienza è poi il luogo più intimo dell’uomo, ma non assoluto in quanto il giudizio appartiene a Dio. La coscienza può risultare anche debole, perché influenzata dall’ignoranza che si vince attraverso la carità. La carità edifica, in quanto come ricorda l’apostolo Paolo, la primaria forma di carità è l’incontro con il Logos incarnato che è agape.
Come può essere la coscienza?
Paolo ricorda che la coscienza può essere buona o pura, ma anche cattiva o macchiata. La coscienza pura, ricorda Paolo è fondata sul Battesimo in cui i cristiani sono stati purificati. La coscienza è invece macchiata quando è corrotta dal peccato e dall’incredulità. Nella Lettera a Tito cap, 1 – 15 afferma:
“Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza”.
La coscienza è macchiata quando non riesce a distinguere il bene dal male, conducendo così la persona ad una vita dissoluta.
La coscienza secondo sant’Agostino
La coscienza è il luogo in cui l’uomo incontra la verità che è Dio, ma anche se stesso. Nel pensiero agostiniano la coscienza si articola nei seguenti modi:
- Certezza interiore: nelle Confessioni Agostino ricorda che l’uomo non può essere ingannato dalla propria coscienza di esistere. Egli infatti afferma: “ se mi sbaglio esisto”. È l’intuizione che poi Cartesio riprenderà. Nel dubbio radicale resta la certezza assoluta, che essendoci un io che dubita, significa che pensa e possiede una coscienza di sé.
- Trinità: l’anima ha in sé gli attributi di Dio(essere, conoscenza e amore). Come si giunge a conoscenza di tali attributi? Agostino afferma mediante la coscienza. L’essere indica anzitutto l’Essere perfetto e immutabile che è Dio e in successione l’anima. La conoscenza è la razionalità, la capacità di pensare. L’uomo anela alla verità, che conosce per azione pneumatologica, dacché Dio infonde nell’uomo la volontà di conoscerlo anche mediante l’ausilio della ragione. L’amore è l’unione tra l’uomo e Dio aperto anche al prossimo nelle sue differenti forme, anzitutto il matrimonio.
In te ipsum redi: il viaggio interiore.
Agostino afferma: “non uscire fuori da te, ritorna in te stesso; nell’uomo interiore abita la verità.” L’Ipponate in contrapposizione allo scetticismo, afferma che il dubbio è la prova della verità, perché si pensa, si ragiona. L’intelletto umano deve quindi affidarsi alla luce di Dio, permettendo così di comprendere le verità universali e immutabili. In riferimento assume un ruolo fondante anche la coscienza morale, che è il tribunale in cui l’uomo ascolta la voce di Dio e le sue leggi eterne. A tal punto è doveroso fare una precisazione: Agostino nel trattato Contra Faustum definisce la legge eterna, come la ragione divina, che conserva l’ordine naturale della realtà. La legge naturale è il riflesso della legge eterna, impressa nella coscienza e nel cuore degli uomini. Le leggi umane sono giuste nella misura in cui si ispirano alla legge eterna; ecco quindi che anche un legislatore dovrebbe tenere conto della legge naturale, prima di varare le norme, in quanto solo così l’uomo può distinguere il bene dal male. Sempre in riferimento, di notevole importanza, perché correlato alla coscienza è il tempo. Sant’Agostino definisce il tempo non una realtà oggettiva, ma una una dimensione soggettiva e psicologica. È una concezione questa, che ha una intima connessione con la coscienza. Il tempo è quindi una distensione dell’anima, un apertura della coscienza che si articola in tre strati interiori:
- Memoria: attraverso la coscienza si trattengono e ricordano le cose passate.
- Attenzione o visione: attraverso la coscienza si focalizza il presente.
- Attesa: mediante la coscienza si proietta il futuro. Memoria: come si può ricordare Dio?
L’anima va oltre le realtà sensibili e ricerca Dio. L’anima anela a Dio perché Lui ha lasciato in essa la sua impronta. Ritrovare Dio nella memoria, significa risvegliare la verità universale ed eterna che risiede in ogni uomo. La memoria rappresenta l’essere di Dio che conduce alla salvezza.
Attenzione o visione:
L’attenzione è il culmine della ricerca spirituale, che Agostino tratta nella sua opera “Lettera 147”. La visione chiosa Agostino si articola su tre livelli: intellettuale, di fede ed estatica.
- Intellettuale: è la contemplazione della verità eterna, che avviene mediante l’intelletto, il quale è illuminato da Dio.
- Fede: l’uomo conosce Dio in modo perfetto mediante la fede, che deve condurlo alla Beatitudine Perfetta.
- Estasi: è l’elevazione dell’anima sopra i sensi. Agostino definisce l’estasi come illuminazione interiore e non come perdita di coscienza, che consente all’anima di congiungersi brevemente con Dio. L’estasi agostiniana si articola a sua volta su ulteriori livelli: corporale, spirituale ed intellettuale.
- Corporale: è legata ai sensi fisici e alla percezione degli oggetti materiali.
- Spirituale: supera il corpo e si manifesta nell’immaginazione.
- Intellettuale: è il culmine dell’estasi ove la mente si distacca anche dall’immagini. È codesta la pura intelligenza, ove si contempla pienamente Dio.
Attesa
L’attesa è più di un’aspettativa temporale. Essa è attesa del futuro, accettazione del presente, ma anche memoria del passato.
- Futuro: l’uomo proietta se stesso in avanti, riempiendo il vuoto del futuro con i propri desideri, speranze e progetti.
- Presente: è il momento in cui l’anima si collega alla realtà.
- Memoria del passato: è il ricordo di ciò che è accaduto.
Si comprende che la coscienza è strettamente correlata all’anima, la quale a sua volta è connessa a Dio. In questo frangente si attua l’unione tra fede e ragione. Il “conosci te stesso” di Agostino è rivolto al Sacramento della Confessione, quale lode a Dio e testimonianza della sua grazia, oltre che accusa dei propri peccati. Nella Confessione accade l’evento trinitario, in quanto Dio che è Padre è definito l’essere, il Figlio è definito la conoscenza perché rivela il Padre e lo Spirito Santo è chiamato l’amore, perché Dio per azione pneumatologica si manifesta al mondo facendosi conoscere.