Il cristianesimo light o a canone zero non conduce a Cristo ma a se stessi. Ciò che davvero attira, scuote e trasforma è il cristianesimo innamorato, radicale, profondo.
Il problema è che tendiamo a fuggire la fatica e vediamo la vita
come qualcosa che non dovrebbe richiedere impegno ma benessere; così rischiamo di trattare allo stesso modo la nostra fede.
Da qui il disprezzo per l’ascesi e per tutto ciò che richiama al sacrificio; da qui gli slogan facili, da qui il disordine interiore, morale e sociale e l’incapacità di tenere fede a qualcosa o a Qualcuno.
La vita cristiana è mistica? Assolutamente sì, ma la mistica non è un comodo quietismo.
È invece “il progresso spirituale (che) tende all’unione sempre più intima con Cristo” (CCC n. 2014).
Dunque essere mistici non vuol dire diventare inoperosi ma, al contrario, camminare in modo serio e deciso con Cristo e annunciare a tutti la Verità e la Bellezza di Lui morto e risorto per noi.
Il mistico non ha il suo domicilio nei sogni o tra le nuvole, ma ha una residenza nel cuore, che va custodita, purificata e trasformata, insieme alla grazia di Dio che lotta con noi.
Perché la vita non è colori e cuoricini. È una lotta.
E vince chi scende in campo con Cristo.
Ho detto che vinciamo “insieme” alla grazia di Dio. Perchè la mistica implica l’ascesi, la grazia chiede la cooperazione umana e l’esistenza è fatta di Salite dure, Notti oscure ma anche di Cantici di lode e di Amor Vivo come una Fiamma.
Perché il vero cristianesimo non è timido, tiepido o a basso costo. Chi lo presenta così presenta la propria idea, ma non la realtà.
Il cristianesimo è ardente perché rivestito di sacro fuoco per non lasciare il mondo morire di “freddo”.