Come ricevere la santa Comunione?

Tra le “innovazioni” spiritoconciliari anche l’uso di comunicarsi in piedi e sulla mano, una pratica discussa – e discutibile – che ferisce la sensibilità di chi sa che con l’eucarestia si è alla presenza di Nostro Signore, degno di ogni rispetto e onore, cosa difficilmente riscontrabile nei molti che magari distrattamente e superficialmente si accostano oggi al sacramento, tra cui anche sacerdoti e vescovi che addirittura impongono trale pratica. Per gentile concessione di www.informazione cattolica.it il seguente articolo corredato da note, per fare un po’ di chiarezza

Comunione in mano o sulla lingua?

CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA

C’è una polemica tra i fedeli che periodicamente affiora e riguarda il modo con cui ricevere la santa Eucarestia: in piedi e sulla mano o in ginocchio e sulla lingua?

Purtroppo superficialità e ignoranza dilagano nel popolo di Dio e neppure i sacerdoti ne sono immuni, pertanto cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

La consuetudine di ricevere la comunione sulla mano fu abbandonata in Europa centrale tra il IX e il X secolo, a partire dall’epoca carolingia, venendo progressivamente vietata a favore della comunione in bocca. Questo mutamento fu dovuto all’introduzione delle particole di pane azzimo (più piccole e fragili) e a una nuova teologia che accentuava la sacralità delle sole mani del sacerdote. [NOTA]

Si è ricominciato a comunicarsi in piedi e sulla mano a metà degli anni ’60 in Belgio, Olanda, Germania e Francia. [NOTA] paesi in cui è forte la presenza di protestanti, che come noto non credono nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia.

Di fronte a questa diffusione spontanea Papa Paolo VI pubblicò nel maggio del 1969 l’istruzione Memoriale Domini in cui ribadiva la comunione sulla lingua come norma generale, ma concedeva alle singole Conferenze episcopali la facoltà di richiedere un indulto (una deroga speciale) per permettere anche la comunione sulla mano.

Da sapere che l’indulto ecclesiastico deroga temporaneamente o definitivamente alle leggi generali della Chiesa a favore di una specifica persona, istituzione o comunità. Rappresenta una forma di “eccezione benevola” applicata quando la norma generale causerebbe un grave disagio o per favorire il bene spirituale. Quindi non può essere applicato per una generalità di casi essendo concesso, appunto, ad una “specifica persona, istituzione o comunità”

Nonostante ciò nel corso degli anni ’70 e ’80 quasi tutte le conferenze episcopali del mondo hanno richiesto e ottenuto questo indulto sull’onda delle “innovazioni” seguite al Concilio Vaticano II. In Italia, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha autorizzato ufficialmente la pratica a partire dal 19 luglio 1989

Il modo di fare la comunione quindi è oggi lasciato alla libera scelta del fedele e sicuramente nessuno, sacerdote o vescovo, ha l’autorità di imporre se ricevere la santa comunione in ginocchio, in piedi, sulla mano o sulla lingua e il farlo costituisce quindi un grave abuso.

Tuttavia occorre riflettere, e bene, sull’opportunità dell’accostarsi all’Eucarestia nell’uno o l’altro modo.

Innanzitutto da quando si è diffuso l’uso di comunicarsi in piedi e sulla mano è stato segnalato un forte aumento del numero di particole consacrate trafugate, complice anche la scarsa attenzione – facilmente verificabile in qualsiasi parrocchia – con la quale viene sovente distribuita la santa comunione. Inoltre è provata la dispersione di piccoli frammenti nel manipolare le ostie e quanto ciò sia possibile e frequente lo dimostrerebbe pure la cura con cui il sacerdote procede alla pulizia di patene e calici al termine della consacrazione, proprio per non correre il rischio di disperdere anche il più piccolo frammento nel quale – occorre essere ben consapevoli – indipendentemente dalle dimensioni vi è tutto Nostro Signore.

Detto questo, pensare anche al solo rischio che qualcuno possa appropriarsi di un’ostia consacrata chissà con quale turpe intento o alla possibilità di calpestare sacrilegamente frammenti caduti sul pavimento dovrebbe essere già motivo sufficiente per evitare pratiche a rischio” come il voler ricevere la comunione in mano.

Tuttavia c’è anche da chiedersi come ciascun fedele, sapendo di trovarsi realmente al cospetto del Corpo e Sangue di Nostro Signore, possa in cuor suo non sentire come desiderio e bisogno imperativo dimostrare con gesti e forma appropriata la sua immensa gratitudine, adorazione e santa sottomissione. E nella Chiesa, ma pure da che mondo è mondo c’è un solo modo per dimostrare tutto ciò: con la genuflessione.

Probabilmente è proprio da quando si è banalizzato e desacralizzato il momento della comunione, ricevendola in piedi e sulla mano, senza il benché minimo gesto di reverenza – oltretutto contrariamente a quanto disposto dall’istruzione Redemptionis sacramentum al punto 90 – e magari dalle mani di ministri straordinari (altro abuso diventato regola in quanto questi possono affiancare  il sacerdote solo in caso di necessità [Red. Sacr. 88]) che è stato registrato un drammatico calo tra i praticanti della consapevolezza della reale presenza di Cristo nella particola: solo il 69% dei praticanti, secondo un sondaggio del Pew Research Center.

Non abbiamo perciò timore nel dare il buon esempio continuando o cominciando a ricevere la santa comunione in ginocchio e sulla lingua.

PER APPROFONDIRE

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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