FIRMATO ALL’ARA PACIS IL 25 GIUGNO IL PATTO “VIA AL DIALOGO TRA LE RELIGIONI”

Fonte immagine CEI (Conferenza Episcopale Italiana)

Scrive Avvenire il 23 Giugno 2026: “La firma dell’Ara Pacis richiama inevitabilmente una memoria lunga del dialogo tra le religioni, a partire dallo «spirito di Assisi» inaugurato il 27 ottobre 1986 da Giovanni Paolo II con la Giornata mondiale di preghiera per la pace.

In quell’occasione, il Papa chiarì che l’incontro tra i rappresentanti delle

religioni non comportava alcun sincretismo né la rinuncia alle rispettive convinzioni, ma indicava una responsabilità comune: attingere alle risorse spirituali più profonde per servire la pace.

A distanza di quarant’anni, la «via italiana» intende raccogliere quella eredità rendendola prassi quotidiana, nel tessuto concreto delle città e dei territori” (QUI).

Ovviamente, come il documento di Abu Dhabi del 4 Febbraio 2019, a firma di Papa Francesco, tra le religioni monoteiste per il Centro di preghiera e di studi non sincretistico su Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, anche questo documento della Chiesa Italiana, con l’intento di dialogo e reciproca conoscenza, vuole porre in evidenza e far maturare, là dove non fosse chiaro, la vicinanza tra uomini di buona volontà, una volta si diceva.

Il timore di sincretismo e perdita di identità, ovvero, lo smarrimento dell’annuncio cristiano sempre dietro l’angolo quale mira del Principe di questo mondo, tenacemente teso ad usare perfino la Parola di Dio per sviare l’uomo ed il Suo stesso Figlio (Tentazioni del Deserto), non deve impedire né la reciproca conoscenza, né il sincero contributo alla pace del mondo, consapevoli che la Pace è sempre dono di Dio e che proprio la conoscenza delle diverse identità potrà svelare gli intenti dei cuori.

Diversi sono i modi di intendere Dio, la sua Volontà, le vie per ricevere il dono della Sua Pace. Ma se la reciproca conoscenza si riducesse solo a conoscenza delle persone, e non anche della Santa Volontà di Dio Padre, rivelatosi in Gesù Crocifisso, morto e risorto, che noi siamo tenuti sempre ad annunciare, in ogni momento opportuno e inopportuno (2Tm 4,2), allora vani sarebbero i nostri sforzi e forse anche controproducenti.

Gesù non annunciò il dialogo tra le religioni, e avrebbe potuto farlo, ma l’evangelizzazione delle pecore disperse del gregge di Israele e dei pagani, tra i quali operò numerosi miracoli e prodigi.

Il cardinal Zuppi ha ricordato che il Patto «è il frutto maturo di un percorso che ha consolidato in noi la certezza che la via dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca, spogliata da pregiudizi e luoghi comuni, sia la chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé». Meno chiaro quando invece afferma: «Il sincretismo c’è quando non c’è dialogo» (QUI). Tutto sta ad intendersi cosa sia dialogo tra religioni.

Anche verso gli uomini delle altre religioni incombe il dovere dell’annuncio cristiano. Scrive infatti il Santo Padre San Paolo VI nella Dichiarazione NOSTRA EATATE, 2:

La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.

Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è « via, verità e vita » (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose ( Cf. 2 Cor 5,18-19).

Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.

Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione.

Riconosciamo che ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti e una ricerca del Sacro nei quali si dà spazio alla centralità di Dio, ai messaggi profetici, ai testi sacri, all’esperienza della Trascendenza e alle diverse forme di senso ultimo dell’esistenza; il loro ascolto può contribuire a sviluppare un clima di rispetto e di reciproca comprensione e a creare occasioni di incontro e collaborazione.

Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana.

Per quanto premesso, ci impegniamo a garantire la nostra presenza al Tavolo: l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci.

Nella circostanza in cui lo sviluppo del dialogo dovesse apparire difficile da mantenere, ci si impegna comunque a che i valori fondamentali condivisi nel Patto vengano preservati.

Tale impegno intende superare i confini del Tavolo e trovare libera espressione all’interno di ogni Comunità, accogliendo le diversità.

Per agire insieme e promuovere il Bene comune, siamo consapevoli di voler assumere una responsabilità reciproca nel costruire un sodalizio di religioni che promuova la coesione sociale, la dignità della vita e il senso di Comunità, rafforzando il rapporto tra le realtà religiose e tutte le istituzioni nello spazio pubblico.

B. Educare le nostre Comunità al dialogo: non solo informare bensì proporre e
sostenere la conoscenza reciproca attraverso occasioni di formazione, incontro
ed esperienze di condivisione accessibili a tutte e tutti, nel rispetto della diversa sensibilità di ciascuna Comunità;

C. Collaborare per il Bene comune: al di là delle differenze e specificità, condividiamo valori etici e morali fondamentali – come ad esempio Pace, giustizia, carità, dignità, compassione, solidarietà, cura della vita e dell’ambiente, educazione, inclusione, libertà religiosa – che rendono possibili azioni congiunte per affrontare le sfide sociali, ambientali e umanitarie senza lasciare indietro nessuna e nessuno;

D. Impegnarci, all’interno delle nostre Comunità di fede, a coltivare il dialogo e
la collaborazione interreligiosa per affrontare e superare le difficoltà che ne
ostacolano il perseguimento, operando insieme affinché la violenza non abbia
mai l’ultima parola;

E. Condividere un linguaggio comune delle culture e religioni del Mediterraneo
e dell’ampio orizzonte di tutte le altre tradizioni presenti, che costituiscono un
patrimonio per l’Italia da porre in risalto nel contesto europeo;

F. Contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo: prendere posizioni nette e chiare, sia all’interno delle nostre Comunità di fede che all’esterno, contro l’odio e le persecuzioni per motivi religiosi, come ad esempio l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma. Allo stesso modo, promuovere narrazioni autentiche, responsabili e rispettose, impegnandosi a vigilare sull’uso del nostro linguaggio anche all’interno del Tavolo stesso;

G. Promuovere una cultura della Pace fondata sulla giustizia, sulla compassione
e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una
sola. L’impegno per la Pace significa anche disponibilità a ricercare la verità
attraverso la conoscenza della storia, un approccio attento e sensibile alle diverse tipologie di conflitti nel mondo, l’attenzione ad individuare informazioni false e tendenziose;

H. Impegnarci per la salvaguardia della vita sul Pianeta, sostenendo con determinazione ogni sforzo volto al disarmo nucleare e al contrasto del cambiamento climatico, nella consapevolezza che la Pace e la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi sono responsabilità comuni e imprescindibili;

Nel percorso fatto insieme sono emersi alcuni nuclei tematici-prospettici sui
quali è presente una convergenza e una certa urgenza per quanto riguarda un
impegno condiviso presente e futuro. Siamo ora chiamati a decidere sulle modalità concrete delle nostre azioni, individuando le pratiche e dimostrando il valore della collaborazione interreligiosa.

I. Istituire una giornata nazionale sul dialogo interreligioso: convergenza di
iniziative aperte alla cittadinanza quali testimonianze del nostro dialogo e
impegno comune;

II. Promuovere progetti condivisi di conoscenza delle nostre tradizioni e di
educazione alla Pace e alla cittadinanza, contrastare il clima d’odio tra
persone di etnie e religioni diverse;

III. Educare e promuovere il rispetto dei segni e dei simboli religiosi nello
spazio pubblico;

IV. Promuovere occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e
tradizioni, nel rispetto delle sensibilità e delle pratiche religiose di ciascuna Comunità;

V. Valorizzare il ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni
religiose;

VI. Promuovere iniziative di solidarietà e carità che alimentino una coscienza
di dialogo interreligioso;

VII. Implementare attività in cui si esplorano le diverse espressioni artistiche e
culturali delle varie tradizioni religiose per farne conoscere la ricchezza;

VIII. Creare reti locali e nazionali per affrontare insieme le sfide del nostro tempo: Pace, accoglienza, migrazioni, ecologia, giustizia sociale e cura della fragilità;

IX. Istituire un Fondo interreligioso comune per sostenere iniziative e progetti
di utilità sociale tramite un comitato nominato dal Tavolo.

Coloro che aderiscono al Patto si impegnano ad agire con coerenza, per quanto
intrapreso e proposto in contesti esterni al Tavolo, con prese di posizione ed iniziative che collimino con lo spirito delle iniziative menzionate e al fine di preservare sincerità di intenti.

Seguono le firme dei rappresentanti delle quindici Comunità religiose aderenti


Commento

Poteremmo discutere punto per punto il documento ed eccepire su alcune scelte discutibili nelle quali sarebbe forse stato meglio non addentrarsi, anche solo citandole, per esempio:

il PUNTO C: condividiamo valori etici e morali fondamentali – come ad esempio Pace, giustizia, carità, dignità, compassione, solidarietà, cura della vita e dell’ambiente, educazione, inclusione, libertà religiosa. (Mi pare che questi valori siano intesi in modi alquanto diversi tra le diverse religioni e culture che ne derivano)

il PUNTO E: Condividere un linguaggio comune delle culture e religioni del Mediterraneo e dell’ampio orizzonte di tutte le altre tradizioni presenti (Un linguaggio comune tra forme religiose diverse è molto problematico inducendo all’errore -anche reciproco- di attribuire all’altro ciò che invece è proprio, per esempio).

il PUNTO F: antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma. (Non sembra utile nominare esplicitamente, guarda caso, antisemitismo e islamofobia quando la religione più discriminata al mondo è quella cristiana e si sarebbe, allora, dovuto citarla con il termine cristianofobia).

il PUNTO H: non chiaro, quando parla di contrasto del cambiamento climatico, dando per scontata una accezione ancora degna di ampio dibattito

Mi sembra che però i punti positivi e da promuovere siano molti di più rispetto a quelli problematici. Auspico che proprio il dialogo tra le rappresentanze religiose, ed all’interno della comunità cattolica, precisi sempre meglio la specificità come via al dialogo e non solo ciò che si suppone comune senza comprenderne le differenze da non valicarsi pena lo smarrimento del mandato.

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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