L’unica forma di Illuminismo plausibile è quello Ratzingeriano.

Introibo

In riferimento all’Illuminismo di Joseph Ratzinger, il Pontefice tedesco costantemente critica le derive immanentiste e anticristiane, ma riconosce anche l’Illuminismo come corrente che purifica il pensiero. Papa Benedetto XVI mette così in evidenza, che è necessario accogliere le vere conquiste dell’Illuminismo. Nel discorso alla Curia Romana, in occasione della presentazione degli auguri natalizi il 22 dicembre 2006 chiosa:

Expergiscere, homo: quia pro te Deus factus est homo – Svegliati, uomo, poiché per te Dio si è fatto uomo” (S. Agostino, Discorsi, 185). Con quest’invito di Sant’Agostino a cogliere il senso autentico del Natale di Cristo, apro il mio incontro con voi, cari collaboratori della Curia Romana, in prossimità ormai delle festività natalizie. A ciascuno rivolgo il mio saluto più cordiale, ringraziandovi per i sentimenti di devozione e di affetto, di cui si è fatto efficace interprete il Cardinale Decano, al quale va il mio pensiero riconoscente. Iddio si è fatto uomo per noi: è questo il messaggio che ogni anno dalla silenziosa grotta di Betlemme si diffonde sin nei più sperduti angoli della terra. Il Natale è festa di luce e di pace, è giorno di interiore stupore e di gioia che si espande nell’universo, perché “Dio si è fatto uomo”. Dall’umile grotta di Betlemme l’eterno Figlio di Dio, divenuto piccolo Bambino, si rivolge a ciascuno di noi: ci interpella, ci invita a rinascere in lui perché, insieme a lui, possiamo vivere eternamente nella comunione della Santissima Trinità.

Si comprende che il Natale è la celebrazione della luce, il cui nome è Gesù di Nazareth. Lui unica vera luce rischiara l’uomo dalle tenebre del peccato, del paganesimo, invitandoci come ben afferma papa Benedetto XVI a rinascere in Lui affinché si viva in comunione con la Trinità.

I due significati che Joseph Ratzinger attribuisce all’Illuminismo: negativo e positivo

Negativo: l’Illuminismo è il momento storico dell’epoca moderna, contrassegnato dalla chiusura al trascendente, che conduce inevitabilmente alla dissoluzione dell’uomo.

Positivo: Ratzinger definisce Illuminismo, la ricerca della verità e il rifiuto di una ragione monodimensionale, che rinnega l’essere. La metafisica cristiana circoscrive l’essere con il termine agape. L’agape cristiana è la forma trinitaria, ove Dio non rimane assiso nell’assolutezza, ma diviene relazione. La Trinità è infatti comunicazione tra le tre persone divine, che nell’uomo vogliono dimorare. L’ontologia cristiana, accende nell’umano il desiderio dell’infinito, che si realizza in correlazione all’evento escatologico, in quanto la persona è conscia che l’anima non vagherà nell’iperuranio e nemmeno si dissolverà, ma vivrà accanto al Sommo Bene che è verità, condividendone la sua gloria. In tal frangente l’Illuminismo è segno e sinonimo di trascendenza e così di libertà. Interpretando il pensiero di Joseph Ratzinger su un versante, si può definire la fede cristiana come “Illuminismo”, perché Cristo è la luce, la via, la verità e la vita. Su un altro versante si contrasta la visione di cristianesimo romantico, ove la razionalità che è dono dell’Altissimo viene scissa dalla comprensione del mistero. Sorge l’istanza; cosa si intende per Illuminismo? Da un punto di vista storico, l’Illuminismo è già esistente nella Grecia del IV secolo a. C. che con Illuminismo indicava una forma ante litteram, quindi di superamento delle apparenze e degli usi convenzionali, per attingere la reale verità delle cose. L’Illuminismo ricorda Joseph Ratzinger, deve aiutare l’uomo a recuperare la relazione con la trascendenza, scindendosi dall’assolutismo e quindi dall’ateismo. Solo in una forma collaborativa tra ragione e fede, l’uomo potrà divenire realmente umano, dacché la Rivelazione esige anche la natura umana, ove la stessa ragione diviene luogo ontologico della Grazia. Il rapporto armonico tra fede e ragione preserva quest’ultima dalla gnosi e da ogni sua deriva. La fede necessita di dialogare con la ragione perché essa(la fede) è storica e diretta all’uomo. Il vero Illuminismo consta nel far collaborare la ragione con la fede.

Per un ontologia sacramentale

Accanto al rapporto tra fede e ragione, vi deve essere anche il polo sacramentale, ove la dissertazione teologico – filosofica assume un pieno compimento, perché Cristo si rende presente in virtù dei sacramenti. Nell’enciclica Fides et ratio di san Giovanni Paolo II si mette in evidenza che la “grande sfida” per la filosofia come anche per la teologia è la capacità di passare dal fenomeno al fondamento. Si afferma così la volontà di includere l’Essere Sommo nell’esistenza, riconoscendo quest’ultima come l’effetto di quella causa prima che è Dio. Lo sguardo metafisico, che consente il passaggio dal fenomeno al fondamento non è un mutamento “trans – fisico” che localizzerebbe il Creatore in zone iperuraniche indipendenti, ma la capacità di definire l’altro come destinatario della grazia che si dispiega nei sacramenti, in primis la Chiesa. San Bonaventura autore di riferimento per Benedetto XVI afferma che ciò che esiste, può essere considerato o come cosa(res) o come sacramento(sacramentum). Questa prospettiva venne poi ripresa da papa Ratzinger per contrastare la visione puramente materialista della realtà, che prende il nome di relativismo. Si può così affermare, che la prima forma ontologica sacramentale è la liturgia. Tramite la liturgia, Dio entra nel mondo per trasformarlo con l’agape. Tale azione, oltre ad essere trasformativa è anche performativa, dacché si riconosce la liturgia non come un rito, ma come actio Dei che si estende nella storia. Di ausilio sono i grandi Concili cristologici; essi hanno indicato Dio con il verbo essere, per specificare il carattere realistico, concreto e storico dell’evento gesuano. In prospettiva metafisico teologico, considerare la dimensione ontologica, sta a indicare una caratteristica propria dell’uomo, che collima con l’apertura verso la trascendenza, definendo così il mondo come “parabola di Dio” acciocché se conforme alla legge naturale e ai suoi insegnamenti, è diretto verso l’escatologia di gloria. La visione teologica qui proposta è apertura indirizzata al modello verticale, in cui l’antropologia e teologia collaborano. Lo smarrimento della pratica sacramentale, ha fatto e soprattutto ridotto l’uomo a himago hominis e non a himago Christi.

La ragione è razionale se si fonda sul Logos.

La ragione per definirsi razionale, deve essere credente. La fede cristiana non dimentica infatti il carattere dialogico della ragione, presentata come Logos, che appartiene al manifestarsi dell’essere e della verità. Si comprende che la ragione è autonoma nell’estensione in cui dipende dall’essere. Papa Benedetto XVI ci invita così a dischiudere la ragione all’Assoluto, avvalendosi anche delle grandi intuizioni classiche. Questo collegamento, altro non è che pleonasmo, ove la ragione si riconosce come originata da Dio.

La ragione necessita della contemplazione

Il Magistero di papa Benedetto XVI contrasta la visione romantica della fede: “amo, dunque non penso”. L’Assoluto nella persona di Gesù si è fatto storia. L’uomo essendo un essere storico, accoglie il divino non come un pensiero, ma come il vivente che immettendosi nella storia trasforma l’esistenza. L’eliminazione della ragione metafisica, non consente all’uomo di comprendere l’alterità, che è anzitutto Dio, perché l’immanentismo empirista riduce la persona a sola materia, precludendole il senso del sé e della realtà. Il linguaggio della ragione è infatti linguaggio della conoscenza dell’altro; chi rifiuta Dio primaria forma di alterità, non potra comprendere gli altri, che sono suoi simili.

La ragione deve riconciliarsi con il mistero.

La fede cristiana non accetta il fideismo, pertanto la modalità di timore che riduce la fede stessa a una forma positivista. Il positivismo nega la verità. Dio che è verità, se lo si nega significa che si sfugge da Lui. Quale ruolo ha il mistero con la ragione? La fede è l’affidamento a un Dio che è autentica verità; pur mantenendo la sua dimensione di mistero. Affermare che Dio è mistero, sta a indicare e ad annunciare un suo principale attributo: l’amore, dal quale deriva la gratuità e il dono. Dio in Cristo gratuitamente ha infatti donato la salvezza. Il mistero indica la capacità di riconoscersi non come l’origine della vita, ma come atto gratuito da parte di Dio. In tal caso la ragione, aiuta l’uomo a comprendere il senso del vero amore, sempre subordinato alla Rivelazione.

Il CCC al canone n° 35 circa la ragione afferma:

L’uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l’esistenza di un Dio personale. Ma perché l’uomo possa entrare nella sua intimità, Dio ha voluto rivelarsi a lui e donargli la grazia di poter accogliere questa rivelazione nella fede. Tuttavia, le prove dell’esistenza di Dio possono disporre alla fede ed aiutare a constatare che questa non si oppone alla ragione umana.

Il CCC al canone n° 36 chiosa:

«La santa Chiesa, nostra Madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create».25Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato «a immagine di Dio» (Gn 1,27). 

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.

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